“La vita terrena è solo un attimo in confronto all’Eternità. 26 luglio 1975 – 26 luglio 2025

26 Luglio 2025

Era una giornata calda, come oggi; era precisamente un sabato, come oggi; era una splendida mattina, in fondo, quasi al colmo dell’estate, ideale per chi vuole, e per chi può, godere del sole e del mare, della collina e della montagna; mio padre ci lasciava … mio padre mi lasciava, mi lasciava bambina di undici anni inconsapevole di che cosa fosse la morte e del perché si porta via per sempre le persone care. L’anno era il 1975, esattamente cinquanta anni fa, la metà di un secolo per il computo del tempo terrestre, o terreno. Non ricordo tutto di quel giorno ormai lontano, il trascorrere degli anni si fa sentire e mi pesa nella mente e nel corpo, ma ho conservato tanto, e soprattutto intatti i momenti più dolorosi e più drammatici, che ho custodito nel cuore in questi cinquanta anni in cui ho visto e ho vissuto di tutto.

Sono rimasta sola, unica di quella piccola famiglia che, nei primi anni ’70 del secolo scorso, era così felice, e sembrava dovesse avere un futuro promettente o addirittura luminoso. La vita non è mai come tu la immagini o come tu la sogni, la realtà esige sempre il suo tributo crudele in termini di piani, di realizzazione, di soddisfazioni vere o presunte, e non ti ripaga quasi mai dei sacrifici fatti, delle battaglie combattute, di tutte le ansie e le paure percepite. Sarina era solita ripetere le parole di un padre “particolare e speciale”, e cioè: “La vita terrena è solo un attimo in confronto all’Eternità”, con sottesa tristezza mista ad una vaga consolazione. Io non capivo. Non potevo capire. Ma in qualche modo, imperscrutabile e inconscio, mi aggrappavo a queste parole per andare avanti, talvolta anche per sopravvivere soltanto in mezzo a macerie materiali e psicologiche di ogni genere. Adesso, nella piena maturità della vita, forse sono riuscita a dare un senso a tali parole, ed a recepire in parte tutta la profonda abissalità di una tale frase.

La mia piccola mano, di bambina, nella tua mano forte eppure dolce, papà … una sensazione che mi porto dentro dalla prima infanzia e che continua ad essere pulsante e viva come in quei lontani giorni spensierati … E le lunghe passeggiate insieme, tu e io, papà, nelle campagne circostanti il nostro piccolo borgo, controverso, difficile e tenace, in un paesaggio aperto su un orizzonte incantato che sapeva di mito, di fiaba, di storia e di civiltà millenarie … E i tuoi racconti colorati e corposi di genti antiche, di dei e di eroi remoti, con sempre sullo sfondo un arcipelago delle isole Eolie sospeso su vapori dorati tra cielo e mare o un altopiano del Poro rigoglioso e verde, allungato e lineare come un gigantesco animale antidiluviano dormiente.

In un tempo – questo – caotico, privo di valori e di riferimenti ideali e reali, sono ancora in molti, ormai padri e madri di famiglia, o nonni, o anche solitari per scelta o per destino, a ricordare, con affetto palpabile e con una luce di gioia infantile negli occhi, e ad esclamare: “U maistru Ciccu mi ha insegnato tante cose belle e buone. Non lo scorderò mai”. E allora questi cinquanta anni sembra siano stati cinque anni, o cinque mesi, o cinque settimane, o cinque giorni, o cinque istanti, soltanto e appena, perché la percezione del tempo assoluto è una sorta di “cammino interiore” al di fuori del tempo comune.

La mia mano – la mia piccola mano – ha scritto tanto, e ancora scrive, papà, la mia mano ora stanca ma ferma … che sentirà per sempre il calore della tua di padre amorevole, di insegnante insuperabile, di maestro generoso e buono.

DI GIA’

Il tempo?

I poeti più folli dicono sia

l’intuizione dell’istante:

il tempo non ha che una realtà,

quella dell’istante;

l’istante che ci è appena sfuggito

è la stessa morte immensa

a cui appartengono i mondi aboliti

e i firmamenti spenti.

Ma può una bambina

comprendere ciò?

Di già?

L’istante è già solitudine…

lo fu, per me.

…E gli anni si accumularono

trascorsero:

un vento che soffia

e non si cura

del terribile ignoto

nelle tenebre dell’avvenire

o di ciò che a noi avvicina

i medesimi mondi e i cieli sconosciuti.

La mia piccola mano, di bambina,

nella tua mano forte

eppure dolce

ne conserva il calore:

vita, sogno, canto che non muore

Eden senza fine

paradisi innominabili

…E una voce lieta

lieve e sussurrante, del sangue

oltre il Tutto:

“La vita terrena è solo un attimo

in confronto all’Eternità”.

Francesca Rita Rombolà

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