E’ di sicuro un racconto lungo “Ragazzo di strada – Racconto musicale” (Armando Editore, 2025) di Stefano Diotallevi. Originale e accattivante è la copertina del libro che colpisce subito, al primo sguardo (forse ha un non so ché il quale rimanda vagamente all’America degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, quando il suo mito era forte e ancora genuino nei giovani di ogni parte del mondo).
Dunque, c’è un particolare rilevante in ” Ragazzo di strada” che mi ha colpito e che, in un certo qual modo, sembra essere la chiave di lettura dell’intero racconto; si tratta della frase sul frontespizio, frase di Dino Buzzati: “Il tempo è fuggito via tanto velocemente/che l’animo non è riuscito a invecchiare”. Perché, ci si domanderà, questa frase è una chiave di lettura possibile? Penso che una possibile risposta possa essere per via, a causa, del tempo; sì la scansione temporale.
In questo breve scritto di Stefano Diotallevi il tempo sembra si sia fermato o che scorra molto lentamente … o addirittura a ritroso. Il protagonista vive o, “ritorna”, agli anni della sua gioventù: all’estate, al caldo, all’amore, ad un modo di vivere, e di essere, comunque diverso da quello attuale. E ogni “episodio di scrittura” riporta, alla fine, la citazione di un brano musicale di un artista o una band famosi; perché la musica è davvero importante per “questo” ragazzo di strada, forse una parte fondamentale della sua vita.Il finale del libro poi “rivela”, diciamo così, la realtà dei personaggi. Forse è stato tutto un sogno ma forse, per il misterioso potere dell’Arte, il presente ha preso pianta stabile non solo nella coscienza (un eterno presente dei momenti più belli e intensi dell’adolescenza e della giovinezza) ma perfino nella quotidianità attuale, ben diversa da ciò che essi vivono.
La scrittura di “Ragazzo di strada” è veloce, è tagliente, è improvvisa, riflette lo stato d’animo dell’autore, il suo inconscio senso di nostalgia e una vena sottile di malinconia che rendono il tutto efficace e credibile letterariamente. Mi domando se fra dieci, venti, forse trenta anni l’Arte avrà ancora lo stesso potere di evocazione e la stessa forza di arrestare il tempo ( “Fermati, sei bello!” dice il Faust di Goethe) o sarà invece soppiantata da qualcos’altro che promette il “paradiso in terra” senza, in fondo, conoscerne neanche l’esatto significato. Ad ogni modo, “Ragazzo di strada” di Stefano Diotallevi è piacevole da leggere, leggero come una piuma e parte di un insieme che sa porsi senza paura dinnanzi al monolitico muro del tempo.
Francesca Rita Rombolà

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