“Chi scrive e traduce, oggi, lo fa con la coscienza di essere un “resistente”. Un intenso dialogo con Giovanni Agnoloni, scrittore, traduttore letterario e blogger

23 Febbraio 2026

Giovanni Agnoloni nasce a Firenze nel 1970. E’ uno scrittore, traduttore letterario e blogger. Ha scritto libri quali: “La prossima notte” (Transeuropa Editore, 2022); “Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel nord Europa (Fusta Editore, 2020); “Viale dei silenzi” (Arkadia Editore, 2019); il romanzo collettivo “Il postino di Mozzi” (Arkadia Editore, 2019); la raccolta di racconti “Da luoghi lontani” (Arkadia Editore, 2022). E’ autore inoltre di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di Internet e della società del controllo (“Sentieri di notte”, “Partita di anime”, “La casa degli anonimi”, “L’ultimo angolo di mondo finito” editi da Galaad tra il 2012 e il 2017). Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J. R. R. Tolkien e tradotto e co – tradotto saggi su William Shakespeare e Robert Bolano, oltre a libri di Papa Francesco, Joe Biden, Kamala Harris, Arsène Wenger, Stig Dagerman etc. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli USA e traduce da e verso l’inglese e da spagnolo, francese, portoghese, svedese e polacco, lingue che parla anche fluentemente. Nel 2023 è stato designato traduttore dell’anno al Premio “La Quercia del Myr” e nel 2025 ha ricevuto il “Premio Letterario Internazionale Casinò di Sanremo Antonio Semeria” per la traduzione dal francese del romanzo di Olivier Sorin “Il segreto di Solveig”. Presso l’Università di Danzica, in Polonia, è in corso una tesi di dottorato (condotta da Carolina Kopanska) sulla produzione narrativa di Giovanni Agnoloni e il ruolo centrale della città e della natura nella coscienza dell’uomo contemporaneo. Il suo racconto in lingua inglese “The Return” è uscito sulla rivista di New York “October Hill” (numero primaverile del 2017, pag. 34), sulla quale poi è uscita anche la sua poesia “A Ghost Train” (numero estivo del 2022, pag. 71). Un’altra sua poesia, di ispirazione dublinese, è stata selezionata per la “Creative Ireland Poetry Anthology” del 2022, uscita con il titolo “Chasing Shadows”, a cura del poeta Noel Monahan. Il suo racconto in inglese “The Meeting” è uscito sulla rivista letteraria della residenza letteraria croata “Zvona i Nari”. I contributi critici di Giovanni Agnoloni sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Il suo sito web è www.giovanniagnoloni.com

Francesca Rita Rombolà dialoga con Giovanni Agnoloni per poesiaeletteratura.it

D – Dunque, Giovanni Agnoloni, vogliamo iniziare proprio dal tuo ultimo libro, appena uscito (o forse che sta per uscire), cosa puoi dirci al riguardo

R – Il libro è in uscita questo febbraio (data ufficiale 25 febbraio 2026, ma si trova già in libreria e sui portali online di vendita libraria, o è quantomeno già prenotabile) e si intitola “La prossima notte” (Edizioni Transeuropa, collana “Narratori delle riserve”). E’ un romanzo che si può, in senso lato, definire un giallo – noir, anche se in un senso molto particolare. Racconta la ricerca di un padre scomparso da un decennio (e presunto morto suicida) da parte di un immaginario centravanti della Fiorentina del 2010, l’italo – americano Aaron Stewart. Durante la notte successiva, a un deludente pareggio casalingo della squadra contro la Sampdoria, Aaron trova in segreteria un messaggio del genitore Charles che gli rivela di essere sparito perché perseguitato da persone che sono rispuntate nella sua vita e potrebbero mettere in pericolo anche il figlio. Ragion per cui Aaron parte per un viaggio volto a ritrovarlo, guidato da una mappa e da messaggi via via inviati per e – mail dal padre che ripercorre l’itinerario di una lontana e rocambolesca trasferta della Fiorentina del marzo 1946 da Firenze a Palermo, realmente avvenuta, e a cui lui partecipò come massaggiatore della squadra. La vicenda si articola dunque attraverso l’alternanza della vicenda di Aaron che cerca Charles, anche con l’aiuto della compagna Claudia (una brillante giornalista sportiva, e della narrazione – confessione in prima persona del padre, che tratteggia l’itinerario di quel 1946 e un secondo viaggio, che fece nel 1956 (anno del primo scudetto viola), venendovi coinvolto da un membro di una famiglia di origini montenegrine, che aveva già incrociato dieci anni prima, e che averebbe segnato la sua vita. Spiccano dunque, oltre all’aspetto investigativo tout court, il tema psicologico del rapporto padre – figlio, quello storico (riferito allo sport e più in generale a tutta la storia italiana dal secondo dopoguerra in poi) e quello del viaggio, peraltro centrale in tutta la mia produzione letteraria. A partire dal 25 febbraio, data della premiére al centro culturale “Itaca” (via di San Domenico 22 Firenze, ore 18.00), presenterò “La prossima notte” in tutta Italia.

D – E degli altri tuoi libri? Ci racconti qualcosa?

R – L’anno scorso (2025) è uscito “Le rivelazioni del viaggio. Piccoli attimi di perfetta chiarezza lungo il cammino” (Ediciclo Edizioni, collana “Piccola filosofia di viaggio”), un piccolo ma denso saggio – diario filosofico sul tema delle epifania del viaggiatore, ovvero quelle istantanee illuminazioni che provengono da dettagli visivi, uditivi, tattili, olfattivi, e anche di natura più sottile, degli ambienti in cui ci si viene a trovare viaggiando. Ha avuto e sta avendo ancora un ottimo successo, e l’ho presentato in oltre trenta luoghi italiani e anche negli Stati Uniti alla Florida Atlantic University, su invito dei professori Emanuele Pettener e Ilaria Serra che lì insegnano. In precedenza, avevo pubblicato il romanzo psicologico e di viaggio “Viale dei silenzi” (Arkadia Editore, 2019), dove pure ricorre la ricerca di un padre (ma, in quel caso, sparito per motivi diversi da quelli del padre di Aaron Stewart ne “La prossima notte”), tra Varsavia, Berlino e l’Irlanda; il memoir “Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente del nord Europa” (Fusta Editore, 2020), sui miei viaggi nordeuropei a partire dal programma Erasmus che feci nel 2000 in Inghilterra; e la tetralogia dei romanzi distopici “Internet. Cronache della fine” (Galaad Editore, 2021) sul tema di un ipotetico crollo della Rete, che raccoglie storie ambientate in molteplici parti d’Europa e del resto del mondo e che sta per ri – uscire in una nuova edizione. Infine, ho partecipato come coautore di concept – book di racconti “Da luoghi lontani” (Arkadia Editore, 2022) insieme a Carlo Cuppini e Sandra Salvato, declinando il tema della “distanza”, in senso geografico, storica della memoria personale e tra le dimensioni. Sul fronte saggistico ho scritto diversi libri legati allo studio del Legendarium di J. R. R. Tolkien come “Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori” (Galaad Editore, 2010), oltre ad aver curato e tradotto (con anche un mio contributo diretto) la raccolta di studi internazionali bilingue “Tolkien. Light and Shadow/Tolkien. La luce e l’ombra” (Kipple Officina Libraria, 2019).

D – La cultura e il mondo intellettuale, in questo primo quarto del ventunesimo secolo, per Giovanni Agnoloni

R – Chi scrive e traduce, oggi, lo fa con la coscienza di essere un “resistente”, dato che sia le condizioni del mercato che la “minaccia” dell’Intelligenza Artificiale stanno minando gli spazi disponibili. Troppo facilmente (e sempre più) si è ceduto terreno, in ambito letterario, a queste “tentazioni”, per esempio svilendo il mercato con l’accettare tariffe ridicole o facendosi “aiutare” dai traduttori automatici. Tutto ciò, oltre a minacciare competenze professionali, mina un territorio che è di pertinenza esclusiva della coscienza e dell’anima umane, e dunque deve rimanere un loro presidio esclusivo ed essere anche retribuito decorosamente. Del resto, perfino i blog letterari, che nei primi venti anni del XXI secolo hanno sostituito le riviste letterarie di una volta, animando un notevole dibattito culturale, stanno accusando il colpo rispetto alle rapide (e spesso imprecise) risposte dell’IA sui motori di ricerca (la gente guarda quella e non si prende neanche più la briga di cliccare sui singoli siti). Ma io sono sicuro – e lo sottolineo – che no pasaràn. Servirà una qualità professionale e artistica sempre più alta per reggere il confronto con questi strumenti di selezione e combinazione, certo, ma a questa condizione: l’uomo – scrittore e l’uomo – traduttore batte comunque le macchine che non hanno e – parola di Federico Faggin, l’inventore del microchip – potranno mai avere quell’esprit de finesse che in campo artistico è fondamentale.

D – Hai avuto diverse esperienze letterarie anche all’estero, come residenze letterarie, reading, racconti pubblicati su importanti riviste etc., quanto ti hanno arricchito, umanamente e culturalmente, e perché?

R – Moltissimo, sia da un punto di vista strettamente linguistico, sia come fondamentale bacino di esperienze, incontri e spunti per sviluppare storie e riflessioni sul mondo; e anche per arricchire il bagaglio linguistico italiano di influssi e interazioni con strutture e sfumature semantiche provenienti da altri idiomi. Per non parlare delle belle amicizie che ne sono nate.

D – Come traduttore, da varie lingue e di autori importanti, che esperienze hai maturato e vissuto?

R – Ogni traduzione è un’immersione nell’universo di un autore o di un autrice, e quasi una mimesi, o meglio, un’interpretazione del suo pensiero e della sua sensibilità che somiglia molto a quella di un attore rispetto a un personaggio o di un musicista rispetto a una partitura (e qui ne so qualcosa, sia pur da dilettante, perché studio da oltre dieci anni chitarra classica con un grande compositore e chitarrista, Ganesh Del Vescovo). Certo, non sempre si stabilisce quella profonda sintonia con l’opera altrui che si sta traducendo. Ma spesso è stato così, per me. Ho avuto esperienze bellissime e professionalmente molto appaganti, per esempio traducendo dallo spagnolo alcune opere dell’autore cubano Amr Valle (le più recenti, “Habana Babilonia” e “Il santuario delle ombre”, edite da Golem Edizioni) e dallo svedese quelle di Sonja Sarman e Christian Stannow (rispettivamente, “Lettere delle piante agli esseri umani” e “Trabild. Sussurri da Gotland”, edite da Ortica Edizioni) e – soprattutto, perché la più difficile e travolgente – “L’isola dei condannati” di Stig Dagerman (sempre per Ortica Edizioni). Più “fredde” solo perché vertenti nell’ambito della saggistica, ma pur sempre appassionanti e dense di vita vissuta, le traduzioni dall’inglese delle autobiografie di Kamala Harris (“Le nostre verità”, per La Nave di Teseo Editore) e Joe Biden (“Promesse da mantenere”, per Baldini e Castoldi Editore) e, in precedenza – per tornare al tema del calcio – Quella di Arsène Wenger (tradotta dal francese) “La mia vita in bianco e rosso” (sempre per Baldini e Castoldi Editore).

D – La Poesia, la vivi, la senti, la recepisci … in tutta sincerità, come ti ci rapporti?

R – La sento molto e la vivo nell’esperienza quotidiana di contemplazione del mondo, che è al centro del mio viaggiare e del mio scrivere, da saggista così come da narratore (come evidenziato ne “Le rivelazioni del viaggio” e in “Berretti Erasmus”), e cerco di trasfonderlo nella mia prosa attraverso un rapporto immediato di percezione e resa verbale di ciò che sento e penso. In questo senso, traduco anche quando scrivo, perché attingo da una fonte interiore pre – letteraria che trasfondo in parole volte a far arrivare quella sollecitazione percettiva e intellettuale nel modo più vivo, penetrante e pervasivo ai miei lettori – pur cercando di mantenere sempre un linguaggio semplice. Per il resto, ho scritto e qualche volta pubblicato versi in italiano e in inglese (alcuni dei quali sono anche stati tradotti e pubblicati in danese e in bulgaro), sempre improntati a questa vocazione lirica ed ermetica. Ma resto fondamentalmente un narratore e un saggista.

Francesca Rita Rombolà

Giovanni Agnoloni

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