Drammaturgo, commediografo, saggista e poeta, il danese Helge Rode (1870 – 1937), nelle sue liriche come, peraltro, in tutta la sua produzione letteraria, ha inteso esaltare i valori soprattutto spirituali della vita in contrasto con il dilagante materialismo di fine diciannovesimo e inizio ventesimo secolo. Gli aspetti stessi della natura, come si rileva dalla poesia “La neve”, delicata e soave dedicata proprio a questo tipico elemento invernale nordico, hanno un senso e un linguaggio comprensibili se trovano risonanza precisamente nello spirito dell’uomo, che da essi ritrae una semplice, gioiosa letizia e un profondo conforto del cuore e dell’anima.
La neve evoca quiete, calma, sia perché giunge senza far rumore alcuno, sia perché spegne, o attutisce, suoni e voci umane e della natura. Per il poeta del Nord è veramente la cosa più pura della terra, che egli paragona alla piuma del leggiadro cigno, quando dal cielo bianco discende e si posa sulla mano delle creature umane, trasformandosi quasi subito in una lacrima di rugiada. La danza dei fiocchi di neve che cadono anima e rallegra i pensieri degli uomini che la guardano e che la vivono… sì i nostri pensieri, i quali diventano perciò leggeri, luminosi, talvolta fino a sfiorare una bellezza celestiale, specialmente nei bambini. Per il poeta nulla al mondo consola l’animo triste, oppresso e depresso, più della neve d’inverno. Egli quasi ammonisce di tacere e di ascoltare … finché sembra quasi di “udire” la voce, il suono, la dolce melodia del silenzio mentre la neve cade, e continuerà a cadere ancora. Allora appena la si percepisce, come una nota musicale soave di campana o di campanella d’argento la quale meravigliosamente risuona nel profondo del cuore.
La neve
Del mondo la più tacita creatura,
quando scende leggera nell’aria,
spegne i tuoi passi
e soffoca le voci
troppo sonore.
Del mondo la più limpida creatura,
morbida piuma di cigno,
dal bianco cielo placida discende.
Sul tuo palmo una falda
è una rorida stilla di pianto.
Bianchi pensieri silenziosi danzano.
Al mondo nulla più di lei consola.
Taci e ascolti, finché il silenzio suona.
Così
soave nota,
nota di argenteo squillo,
nel profondo del cuore ti risuona.
Francesca Rita Rombolà

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