La primavera: stagione di immortalità e di vita al colmo della sua pienezza

21 Marzo 2026

Ecco, è ritornata! La primavera. E’ ritornata! Esuberante e splendida, eppure silenziosa; bellissima nella sua esplosione di colori e di sfumature, eppure in un certo qual modo austera; dolce e carezzevole nei raggi del sole meridiano, eppure lievemente aspra nella sua brezza che sale dal mare; voluttuosa e intrigante come una gatta in amore, eppure casta e solenne come i bianchi gigli di campo; lieta e rivoluzionaria, eppure mesta e nascosta nei suoi attimi crepuscolari.

E’ ritornata! La primavera è di nuovo fra noi! Profluvio di essenze e di profumi nell’aria tiepida sulla pelle. Ancora una volta attesa a lungo. Ancora una volta, per gli spiriti fini e sottilmente tormentati come per quelli tellurici e improvvisi. La primavera sì, speranza ancora e sempre di giorni migliori; ancora e sempre crogiolo di sogni per il futuro nella sua incertezza di ogni giorno; ancora e sempre rigurgito profondo e intenso di libertà per i popoli, per le genti tutte, per ogni donna e per ogni uomo che resistono ai rigori di un rigido inverno dell’anima che sembra non voglia passare più.

E’ ritornata! La primavera. E’ ritornata! Stagione di immortalità e di vita al colmo della sua pienezza, lieta compagna della poesia che in essa si compiace, si compie, si diletta e dona all’esistenza il suo balsamo risanatore di ferite antiche e nuove.

La stagione dell’immortalità

Ogni apparire

del debole raggio di luce

ha l’eco profonda

negli anditi oscuri

dove si ottenebra

il nostro passato.

Lieve ciascun istante successivo

proietta il suo riverbero

su realtà

mai completamente comprese,

a me stessa

il mondo si delinea

e tale strada

nuovamente conduce

di fronte all’ignoto.

Solo è l’uomo in me

non con sé stesso

ma nel supremo oblio

che ci intrappola

in una dilaniata temporalità.

Immutato e silente

si svela il cipresso a primavera,

nel sacro bosco dei morti

lieti per primi del risveglio

portatori della fiaccola perenne

della libertà.

Ah cieli azzurri infiniti

canto dell’usignolo sull’urna

infranta dall’ottava nota

di sì potente e misteriosa ugola:

ecco l’elevata verticalità

di questo tempo

che affonda l’artiglio

nelle risonanze della propria esplosione,

distruggere e poi ricostruire

l’ordine vissuto

leggere e rileggere senza sosta

un poema che non esaurisce mai

i suoi significati.

Tutto si spezza

ciascun frammento è vita,

e il dio che sempre giunge

dalla sconosciuta Iperborea

ha calpestato l’erba lasciata

ancora avvolta nella fresca rugiada

di un sogno.

Il fiore strappato

dall’improvvisa tempesta

è nelle mie mani di eterna fanciulla:

altro non vedrai

oltre il velo,

i cerchi della rondine felice

nel cielo

le iperboli tracciate

dal suo volo.

La stagione dell’immortalità

trasfigura e conserva

il ritorno dell’uguale,

fine e origine ricongiunti.

Francesca Rita Rombolà

P. S. – Per la Giornata Internazionale della poesia, il 21 marzo primo giorno dell’equinozio di primavera.

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