… Perché solo la scrittura conserva e, insieme, tramanda il nostro esserci nel mondo. “I ragazzi della Barca” di Il Mancino

27 Marzo 2026

“( … ) Questo è un romanzo di rapine, di vite di rapinatori. ( … ) Noi siamo stati i ragazzi degli anni ’80 e ’90. Noi abbiamo vissuto davvero ( …)”. (cap. 15 – Il quartiere non è più lo stesso” – pag. 310). ” ( … ) E se domani nessuno ricorderà i nostri nomi, resteranno queste pagine. A dire che una volta, in un quartiere di Bologna, cinque ragazzi hanno sfidato il mondo. E hanno vissuto come se il tempo non dovesse finire mai”. ( cap. Finale – Il mare che non parla più – pag. 311).

Frasi importanti, stralci carichi di nostalgia forse e di una punta di orgoglio tratti dal romanzo “I ragazzi della Barca” di Il Mancino. Un romanzo crudo nel racconto di vita vissuta, lineare e asciutto nella scrittura che segue passo passo le vicende di cinque ragazzi del quartiere la Barca di Bologna. Ogni ragazzo ha un nome, o meglio, un soprannome (“Il Mancino”, “Il Biondo”, “Lo Spilungone”, “Lo Schizzato”, “Il Nervoso”) e, all’inizio del libro, vi è pure la foto di ciascuno, quasi come a voler dire al lettore che la loro esistenza è stata reale, partecipe, viva. La Barca di Bologna non era un quartiere facile dove la vita scorreva spensierata e felice. Non era facile la vita delle persone che ci abitavano, non era facile la vita di ragazzi che alla vita chiedevano molto e dalla vita, forse, hanno avuto molto. Certo sognare e immaginare era la cosa più libera e più bella: un tesoro interiore da custodire gelosamente in un cassetto del cuore da aprire al momento opportuno per poterlo utilizzare nella pratica quotidiana. ” ( … ) Con una fionda alla cintura. Con un’estate libera prima dei campi solari. Cominciò così, quella che poi sarebbe diventata una storia vera. Di amicizia, di crimini, di fratellanza. E anche di tradimenti, certo ( … )”. ( cap. 2 – I ragazzi della Barca  – pag. 13 – 14). “( … ) C’era una fame strana in noi. Una fame di farcela. Di uscire. Di avere di più. Anche se non sapevamo bene cosa fosse questo ‘di più’. Forse era solo il vento in faccia, il rumore del motore, la sensazione di non dover rendere conto a nessuno. Ed è lì, in mezzo a quelle corse, a quei pezzi rubati, a quei pomeriggi passati con la testa infilata dentro un carburatore, che ci siamo formati ( … )”. ( cap. 2 – I ragazzi della Barca pag. 15). Queste poche righe forse rendono l’idea del climax, dell’ambiente, del fermento che anima, circonda e scuote questi ragazzi. Ed essi iniziano. Partono, veloci come il vento e come il fulmine, con in tasca l’ebbrezza della libertà e dell’avventura, e in testa una specie di “febbre” latente, una smania senza fine per il possesso, il lusso, l’avere, per uno status sociale impossibile senza doversi “sporcare le mani” per ottenerlo.

“I ragazzi della Barca” è un romanzo di passione e di passioni, di amicizia e di fratellanza ma anche di violenza, prevedibile certo, per le azioni che si compiono (i colpi in banca che vanno quasi sempre a segno fruttando milioni e milioni delle vecchie lire) e che lasciano il segno e “marcano” un destino che ci si costruisce giorno dopo giorno. ” ( … ) E’ come se le strade di ciottoli, le panchine sotto i portici, la caserma e le banche … fossero state messe lì dal destino per farci entrare in scena ( … ). E’ andato tutto liscio. E’ andato come volevamo. E’ andato come in quelle storie che a raccontarle, dopo tanto tempo, sembra quasi di averle vissute in un altro mondo, in un altro secolo. E’ per questo che le ricordiamo: perché quella era la nostra epoca d’oro ( … )”. (cap. 7 – Il gioco sale di livello – pag. 153 – 154). Altre righe importanti per comprendere il contesto, la voglia, il tempo e il ricordo di questi cinque ragazzi che, metaforicamente, volevano conquistare il mondo … e che, a modo loro, forse l’hanno conquistato. Conosceranno anche il carcere, l’umiliazione, la perdita della dignità, la sofferenza; ma in fondo manterranno sempre una loro etica fatta di un codice rispettoso e umano verso l’uomo.

Un giorno tutto sarebbe finito, il palcoscenico del mondo, dove avevano recitato quella parte assegnata loro dal destino, sarebbe stato spazzato via dall’incalzare degli anni e dai cambiamenti epocali; i ragazzi della Barca sono ben consci di questo, e allora la loro vita subirà una svolta per raggiungere una normalità che li consegnerà al mondo maturi, capaci di riflettere ma soprattutto di attingere alla memoria quale elemento, o alimento, prezioso per poter conservare gli attimi, il tempo, del travolgente vissuto in tutta la loro intensità. E’ giunto così il momento (quel momento fatale) di affidare la memoria, ogni ricordo, spiacevole o piacevole, alla narrazione e, dunque, alla scrittura … perché solo la scrittura conserva e, insieme, tramanda il nostro esserci nel mondo.

Francesca Rita Rombolà

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