“Si può assolutamente essere poeti e musicisti, basta capire cosa è poesia ‘pura’ e cosa richiede un supporto musicale”. Dialogo con Fabio Zuffanti, musicista, critico musicale, scrittore

12 Marzo 2026

Fabio Zuffanti nasce a Genova nel 1968. E’ uno scrittore e un musicista. E’ noto soprattutto per il suo contributo al panorama rock progressive italiano e per la sua attività di critico musicale e di scrittore. Con una carriera che abbraccia tre decenni, Fabio Zuffanti ha pubblicato oltre quaranta album, come solista e all’interno di una serie di gruppi. Attivo anche in ambito letterario e giornalistico, ha realizzato articoli, saggi, biografie e romanzi. Studioso del percorso artistico e umano di Franco Battiato, ha dedicato al musicista siciliano una tetralogia di volumi pubblicati tra il 2018 e il 2025. Nel 2000, in collaborazione con la regista teatrale inglese Victoria Heward, compone e mette in scena il musical “Merlin – The Rock Opera”. Dal 2012 porta avanti anche un’attività letteraria e giornalistica pubblicando saggi musicali, raccolte di poesie, racconti e romanzi e scrivendo per testate giornalistiche quali La Stampa, Rolling Stone Italia, Ondarock. Nel 2019 incide, con lo scrittore Antonio Moresco, “Camminare da solo, di notte”, nel quale lo scrittore narra un suo racconto inedito con il commento sonoro di Fabio Zuffanti. Il lavoro funge da colonna sonora dello spettacolo itinerante “L’uomo che cammina”. Nel 2022 esce l’autobiografia di Angelo Branduardi “Confessioni di un malandrino”, curata da Fabio Zuffanti. Sempre nel 2022, inizia una collaborazione con l’ente Palazzo Ducale di Genova per una serie di incontri divulgativi sulla musica denominati “Visioni a 33 giri”. Collabora anche con Treccani Edulia per corsi online sul mestiere di critico musicale. Nel tempo Fabio Zuffanti ha lavorato in qualità di produttore artistico, autore di musica per sonorizzazioni e pubblicità, conduttore di trasmissioni in radio e TV private e organizzatore del festival annuale Z – Fest. Ha inoltre realizzato due reading inediti con lo scrittore Tommaso Labranca e collaborato con il collettivo Wu Ming per la colonna sonora del libro “Manituana”.

Francesca Rita Rombolà dialoga con il musicista, critico musicale, scrittore Fabio Zuffanti.

D – Fabio Zuffanti, il rock progressive è ancora ascoltato e apprezzato dai giovanissimi?

R – Solo da una piccola parte di essi. Il progressive (detto anche “prog”) è una musica decisamente distante dalle proposte pop/trap del presente, basate su un ascolto immediato, senza grandi sforzi. Il prog chiede invece all’ascoltatore di mettersi in gioco per entrare tra le sue pieghe. Chiede tempo, pazienza, volontà di penetrare brani spesso lunghi, ricchi di variazioni musicali e di atmosfera. Chiede che si entri nei suoi testi molto lontani da quelli della “normale” canzone. I testi del prog parlano di ricerca interiore, spiritualità, filosofia, letteratura, esplorano mondi di fantasia … Ospita profondità linguistiche che riportano al vissuto quotidiano trasfigurato dalle metafore e dai doppi sensi. Puoi ben capire, quindi, quanto un genere come questo sia l’esatto contrario di ciò che un giovane d’oggi cerca: immediatezza, riconoscibilità, ritmo, conformismo, un certo tipo di look e di messaggio. Detto ciò, mi capita, a volte, di incontrare dei giovani appassionati, magari grazie a dei genitori o dei fratelli maggiori. Ma sono così rari.

D – Hai pubblicato molti album, hai realizzato diversi progetti artistici; da critico musicale puoi dire perché la musica è il più immediato fra i linguaggi per l’essere umano?

R – Sarò banale, ma il motivo è uno solo: la musica parla diretta al cuore. Non puoi toccarla, non puoi vederla. Arriva e basta. Ricollegandomi al discorso prog, posso dire però che non a tutti la musica fa lo stesso effetto. Ci sono brani che, dal mio punto di vista, reputo capolavori assoluti ma che per altri sono semplicemente astrusi, noiosi. Dipende dal proprio carattere, dalla propria cultura e dall’apertura mentale. Vero che la musica è il più immediato fra i linguaggi, ma è anche uno dei più soggettivi.

D – Racconta qualcosa della tetralogia che hai scritto e pubblicato su Franco Battiato, cosa hai “visto”, o “intravisto”, nella musica del grande cantautore siciliano?

R – Nutro uno smisurato rispetto per Franco Battiato, per la sua arte, i suoi messaggi, la sua capacità di incuriosire riguardo i moltissimi argomenti sparsi nelle sue canzoni. E’ un grande amore nato quando avevo tredici anni e stavo attraversando un momento assai difficile, durante le scuole medie (racconterò tutto questo e molto altro nel mio nuovo romanzo autobiografico “Alla Riscossa Stupidi” – frase tratta proprio da un brano di Franco – che Mursia pubblicherà il prossimo aprile). In quel frangente la sua musica mi ha praticamente salvato la vita. Da quel momento mi sono addentrato nello studio del suo variegato percorso – dalla musica leggera, alla sperimentazione, fino al pop colto e moltissimo altro – al punto di volere immortalare tali studi in una serie di libri che, dal mio punto di vista, avrebbero dovuto contenere ciò che in altri volumi non era sviluppato a sufficienza. Quello che ho visto, studiando il suo percorso e parlando con persone che in modi diversi gli sono state vicine, è una personalità luminosa che ha rischiarato il passo di coloro che nella vita sono sempre alla ricerca di un significato, di nuove strade che possano agevolare la conoscenza di sé e del mondo.

D – Per Fabio Zuffanti è più facile, più immediato, più spontaneo scrivere un libro o realizzare un disco?

R – Scrivere un libro vuol dire, nella maggior parte dei casi, lavorare solo con se stessi. E questa è una cosa che più passano gli anni più mi piace. Non posso però negare che anche realizzare un disco, insieme ad altre persone (musicisti etc.), sia fonte di stimoli, emozioni e anche divertimento. Sono due cose diverse, facilissime o difficilissime a seconda dei casi. A volte un libro richiede un lavoro certosino di ispirazione e ricerca. Come nei dischi, ne ho realizzati alcuni in due giorni, altri in sei mesi. Ma, ripeto, sono entrambe strade che amo percorrere.

D – Si può essere poeti, nel senso proprio di scrivere versi, e, allo stesso tempo, essere musicisti, o anche cantanti, secondo te?

R – Da tempo c’è una diatriba sui testi delle canzoni. Se questi possano essere considerati poesie. Io penso che lo siano, ma si tratta di poesie che per “sbocciare” appieno hanno bisogno del costrutto musicale. Alcuni testi di canzoni dicono poco se letti a sé stanti, poi ci abbini una melodia ed è come se le stesse parole prendessero una nuova piega, arrivassero in maniera più forte, arricchita. Nel mio percorso artistico c’è stato un periodo in cui scrivevo poesie: ne ho realizzate un gran numero e alcune hanno trovato anche posto in un volume (“Il giorno sottile”, Mora Edizioni, 2016). Ma non credo che tutte potrebbero essere trasformate in testi di canzoni perché capivo che mi ispiravano delle melodie. Per rispondere alla tua domanda: si può assolutamente essere poeti e musicisti, basta capire cosa è poesia “pura” e cosa richiede un supporto musicale.

D – Al di là di ogni stereotipo, di ogni discorso culturale o meno, di ogni definizione che può risultare scontato, banale o inappropriato che cos’è per te la Poesia “nuda e cruda”?

R – Ricollegandomi al discorso testé affrontato, è quella che si basta da sola, che arriva dove deve arrivare senza mediazioni. Che colpisce e lascia il segno nell’anima con la “semplice” lettura. Quando si arriva a questo risultato il lavoro può dirsi compiuto.

Francesca Rita Rombolà

Fabio Zuffanti

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