Perché la Pasqua possa essere vissuta da tutti con serenità e in modo semplice, con l’umiltà del puledro d’asina che quieto contempla i raggi del sole fra nuvole bianche ed enormi, con la bellezza dell’albero d’ulivo e dei rami della palma che ondeggiano lievi al vento di primavera, con la quiete di un dolce crepuscolo rosa proteso su un orizzonte senza confini, con il suono di un tintinnio di pioggia lieve e sonoro il quale promette fertilità e abbondanza alla terra che sarà riarsa nella calura dei mesi estivi.
Perché la Vita prevalga sulla morte, dell’anima e dello spirito. Perché ci possa essere gioia piena per un annuncio, di speranza comunque, che va oltre il tempo e rinnova l’essere alle radici e dal profondo della sua essenza.
Uomini forse…
Uomini forse…
ma talmente belli,
sfolgoranti quasi
nella luminosità soffusa
che aureola i loro corpi;
stanno presso il sepolcro vuoto
seduti alle due estremità
della pietra squadrata e levigata.
Le loro vesti…
ma sono poi vesti?
Candide, non si è
mai visto simile candore
sulla terra, invisibile
la trama del tessuto:
pulviscolo stellare
energia oscura agli occhi umani
e ai loro supporti
per millenni ancora
ma la parola c’è:
un dolce suono
da profondità cosmiche
felice dell’annuncio,
sicuro del messaggio
che reca: “Perché cercate fra i morti
Colui che è vivo?”
Angeli sì. Ne conosceranno
l’esistenza i cuori impavidi
li sogneranno, li dipingeranno
li scolpiranno, li mostreranno
li percepiranno
gli artisti, i bimbi nella culla
i folli che guardano il cielo
senza mai dubitare
di quel che lo sovrasta.
E’ presto. Un cenno appena
di aurora
striature di perle nel cielo,
eppure il giorno nuovo
è già sorto per l’umanità
senza che alcuno
se ne accorga ancora.
Adesso c’è soltanto
la premura …
quell’amore tutto femminile
di annunciare, a loro volta,
la gioia dell’esistenza piena
a quelli che crederanno
fino alla fine dei tempi.
Francesca Rita Rombolà

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