Lo sforzo di superare la passività, l’immobilismo della sofferenza e dell’ingiustizia. “Le donne di Messina” di Elio Vittorini

30 Aprile 2026

Lo sforzo di superare la passività, l’immobilismo della sofferenza e dell’ingiustizia prende forma nel romanzo “Le donne di Messina” di Elio Vittorini (romanzo edito nel 1949 e ripubblicato con sostanziali modifiche nel 1964). Vi si narra la storia di un gruppo di persone le quali, in seguito allo sbandamento determinato dalla guerra (la Seconda Guerra Mondiale), si stabiliscono in un villaggio abbandonato, e lì decidono di dare vita ad una comunità con nuovi rapporti sociali al di fuori di qualunque conformismo e condizionamento del passato.

E’ l’avventura di un gruppo di sfollati, tra cui delle energiche donne provenienti da Messina, che vogliono costruire una società senza classi e senza divisioni sociali di sorta, per cui ci si prodiga, in tutti i modi, per realizzare rapporti di “purezza” e di “realtà primigenia” a contatto con la natura, forse con una certa anticipazione di decenni almeno sulla percezione ecologica che avrà tanta importanza in futuro.

Nel villaggio di ambientazione della storia si trova un capo. Piano piano si viene a scoprire un comunismo latente di vita “divisa tra bisogno e bisogno prima d’essere divisa tra uomo e uomo”; poi nascono lentamente intrecci amorosi, si svolgono fatti tragici ecc. ecc … in fondo tutto come nella vita di sempre, di ogni epoca della storia e della preistoria del mondo! Rilevante è la messa a fuoco del carattere risoluto di queste donne di Messina che hanno saputo infondere coraggio e risollevarsi in molte tragedie del Novecento (il terremoto distruttivo del 1908, in primis): una forza interiore quasi tellurica che nasce dalla terra vulcanica dell’isola e forse anche dalla storia millenaria e turbolenta della città dello Stretto, sempre teatro di vicende storiche interessanti fin dalle prime civiltà del Mediterraneo (diverse le dominazioni straniere in Sicilia: greci, cartaginesi, romani, arabi, normanni, spagnoli ecc. ecc) … un turbinio di secoli e secoli, un rimescolio di lingue, di civiltà, di tradizioni, quasi un cosmopolitismo che ha plasmato la personalità della donna messinese (aperta, emancipata, materna, talvolta mascolina anche, battagliera, capace di provvedere da sola ad una famiglia numerosa e, da sola, organizzare e attuare una rivolta popolare … ne ho ricordo degli anni giovanili in cui ho vissuto per un po’ a Messina).

Il romanzo si presenta con una struttura narrativa molto complessa in cui lo scrittore costruisce “giravolte arabescate” per tutto il racconto, creando così scorci sorprendenti e rendendo, in un certo senso, difficile il facile e affastallando un’evidenza molto semplice. Non proprio sottesa è una certa critica della nuova realtà dei consumi e di un’era tecnologica che già si profilano all’orizzonte con una certa arroganza e una violenza ancora nascoste, ma pronte a mostrarsi e ad esplodere in un tempo piuttosto breve … e a cancellare tradizioni, sentimenti, affetti, valori, legami di sangue in nome di un dio chiamato denaro e di una promessa di felicità ambigua e spesso deludente.

Francesca Rita Rombolà

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