“Sì, la Poesia può essere preghiera”. Un intenso dialogo con Pamela Salvatori, teologa e scrittrice

6 Maggio 2026

Pamela Salvatori nasce a Tivoli nel 1985. Ha una laurea in Teologia, una laurea in Scienze Religiose e una laurea magistrale in Teologia Dogmatica. Collabora con siti e riviste di cultura, teologia e spiritualità, scrivendo articoli accademici e divulgativi. Insieme a Matteo Orlando ha ideato e cura i Quaderni semestrali di “Teologia cattolica per tutti” dal 2025. Ha pubblicato diversi libri di vita spirituale fra i quali “Il dito di Dio. Lo Spirito Santo nella vita cristiana”. A maggio uscirà “Totus tuus. Mese di preparazione alla consacrazione a Gesù per mezzo di Maria” e sta per avviare lo stesso percorso online sul canale youtube “Vivete nella gioia!” che gestisce dal 2021. Pamela Salvatori scrive recensioni per “La Civiltà Cattolica”.

Francesca Rita Rombolà dialoga con Pamela Salvatori, teologa e scrittrice.

D – Pamela Salvatori, spiritualità e arte sono, secondo lei, speculari, differenti, simili?

R – Carissima, dipende molto da cosa si intende con questa parola. Il concetto di spiritualità, a mio parere, oggi è molto abusato. Se restiamo in ambito cattolico e intendiamo la spiritualità come vita cristiana di relazione con Dio Trinità, si potrebbe dire che c’è un rapporto tra queste realtà e quella artistica ma non specularità, se intendiamo, con questo termine, un rapporto di perfetta corrispondenza come “a specchio”. Infatti, la vita spirituale implica necessariamente la comunione con Dio in Cristo Gesù, cosa che l’arte non richiede sempre. Sicuramente l’arte sacra può diventare un’espressione di questa comunione che l’artista vive. Lo stesso vale per la pittura, la poesia, la musica, il cinema etc. come mostra ampiamente la storia. Tuttavia, bisogna tenere presente che non nasce dall’esperienza artistica, ma dalla grazia dell’incontro personale con il Risorto. L’arte può essere un veicolo di questo incontro, come pure la scrittura, l’annuncio e altre forme di comunicazione, ma non lo realizza per sua natura. Per sintetizzare, direi che la spiritualità tende alla comunione, mentre l’arte alla manifestazione. Certamente, quando queste due realtà si incontrano nel fedele possono interagire in modo straordinario.

D – Vuole parlare un po’ dei libri che ha scritto?

R – La ringrazio. Cercherò di essere breve. Il primo è stato “Dono e impegno. Un cammino tra temperamenti e virtù” (2022) che ha avuto una notevole risonanza, perché analizza pro e contro dei temperamenti umani, suggerendo una via concreta per la riforma del proprio carattere. Questo lavoro è stato approfondito con il saggio “Il dito di Dio. Lo Spirito Santo nella vita cristiana” che, oltre a riflettere sui sette doni dello Spirito, ne dimostra tutta l’attualità e l’importanza di alimentarli. Sono testi che aiutano nel cammino di fede, scritti per coloro che desiderano progredire e crescere nell’amore di Cristo, con una forte componente pratica. Nel 2024 è uscito “San Giuseppe, l’uomo dei fatti”, un piccolo libro (nel formato tascabile) che, a mia sorpresa, ha entusiasmato molti. Il testo ha lo scopo di riscoprire questa bella figura del padre putativo di Gesù e nostro protettore, in modo biblicamente e teologicamente fondato, senza eccessi argomentativi. Ancora una volta l’intento è stato divulgativo, non accademico. Al contrario, “Specchio dell’Infinita Bellezza. Verso un’estetica teologica mariana” del 2026, è un saggio accademico, destinato a teologi e studiosi di estetica, con una proposta innovativa di estetica teologica (inevitabilmente) mariana. E’ il risultato di molti anni di ricerche, studi, riflessioni, confronti con teologi. A questa pubblicazione si associano una serie di articoli scientifici. Ultimamente ho pubblicato un testo di tutt’altro tenore: una guida per compiere il cammino di consacrazione a Gesù per Maria secondo il metodo di San Luigi M. Grignon de Montfort. Un libro nato da una richiesta concreta da parte di persone che desideravano consacrarsi ma non sapevano come procedere. Per questo ho preparato anche un percorso online sul mio canale youtube “Vivete nella gioia!”. Il titolo è: “Totus tuus. Mese di preparazione alla consacrazione a Gesù per mezzo di Maria”. E’ molto semplice, pensato per tutti. Il mio grande desiderio è che un maggior numero di noi si affidi a questa tenera Madre, in un tempo di così grandi sconvolgimenti e incertezze. So per esperienza, mia e di altri, che Lei non mancherà di farsi presente e guida ad ogni passo. Tra le altre iniziative editoriali, infine, voglio segnalare i “Quaderni di Teologia Cattolica per tutti”, di cui sono curatrice insieme a Matteo Orlando. Stiamo per pubblicare il secondo numero, che uscirà a giugno, dedicato al Combattimento Spirituale. Il fine dei Quaderni semestrali è quello di comunicare la fede della Chiesa Cattolica, senza confusioni. Per chi desidera fare chiarezza e camminare nella fedeltà a Gesù Cristo nella Chiesa.

D – La società ipertecnologica di questi primi decenni del ventunesimo secolo, una società certamente secolarizzata e materialista al massimo, sente ancora, in fondo, il bisogno di una senso anche molto elevato del divino?

R – Direi di sì, senza esitazioni. La tecnologia, il benessere, il successo, il potere non possono sopprimere l’anelito all’Infinito, il bisogno di eternità che è presente in ogni uomo. Possono offuscarlo, forse, per un tempo, ma tornerà sempre a manifestarsi nella vita di ciascuno, in modo più o meno consapevole. Consiglio la lettura del recente documento della Commissione Teologica Internazionale, “QUO VADIS HUMANITAS?” (2026) che affronta proprio le sfide attuali del credente, specialmente quelle legate alle nuove tecnologie, al transumanesimo e postumanesimo.

D – Che tipo di recensioni scrive per “La Civiltà Cattolica?”

R – Si tratta prevalentemente di recensioni di libri di teologia: saggi, raccolte, atti di convegni … A volte, ho recensito testi di storia, filosofia, biografie. Una delle ultime, non ancora pubblicata, riguarda un testo sulla gnoseologia agostiniana scritto da un ragazzo di diciannove anni.

D – La Poesia può essere anche preghiera, o comunque ascolto di un qualcosa di soprannaturale che rimanda all’Origine (del tempo, del mondo, dell’Universo etc.)?

R – Sì, la Poesia può essere preghiera. Tenga presente che molti mistici della storia della Chiesa hanno espresso il loro amore appassionato per il Signore attraverso la Poesia. Si direbbe, anzi, che è una delle espressioni artistiche preferite dai santi. Pensiamo a figure molto celebri come Santa Teresa d’Avila e San Giovanni della Croce, che ha composto splendide Romanze e testi poetici di una profondità teologica ineguagliabile. In questi e in molti altri casi, la Poesia nasce da una vita spirituale molto profonda. Per loro non si tratta di un genere letterario scelto tra i tanti possibili, ma di un “traboccare” del cuore che non trova linguaggio migliore per esprimere l’inesprimibile esperienza di Dio che vivono e desiderano comunicare agli altri. Quando la fede è vissuta in profondità ed in modo autentico, eccede il linguaggio dei concetti e, in molti casi, preferisce esprimersi nelle forme del simbolico, evocativo, musicale. Allora la Poesia diventa quello spazio umano, aperto al divino, dove il mistico può esprimersi liberamente senza appiattire il mistero, lasciandone trasparire qualcosa che la prosa non è in grado di dire. Avendo studiato i temperamenti umani e la riforma del carattere, come accennato sopra, mi sono fatta anche l’idea che la scelta della forma poetica possa essere favorita dal temperamento della persona. Sempre evitando assolutizzazioni, credo sia lecito pensare che alcune persone più introspettive o sensibili, come i temperamenti malinconici ad esempio, possano trovare nella poesia un linguaggio particolarmente adeguato anche alle loro inclinazioni naturali, ed esprimere così la loro esperienza di Dio in modo privilegiato attraverso questa via.

Francesca Rita Rombolà

Pamela Salvatori

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