Giorni di primavera. Giorni di una primavera che quasi erompono, con la varietà dei colori, dei profumi naturali nell’aria tersa, delle prime foglie tenere degli alberi che sono stati spogli e tristi nei mesi invernali. Quieto scorre il giorno. Lungo. I forti rumori di guerra del mondo non turbano i ritmi della terra, che respira e gioisce, che freme di vita e vibra di abbondanza. Pulviscolo dorato copre i colli e gli altopiani, il mare e il fiume, il lago e la cascata. I nidi degli uccelli si riempiono d’amore e di fecondità.
A sera, rossi i tramonti illuminano il cielo scortando le prime stelle nel loro percorso abituale. Voci di bambini e tubare di colombe riportano alla memoria voci di altri bambini e tubare di altre colombe … ormai oltre il computo umano del tempo. Immortali nella mia intima eternità. Non più fugaci, ma ormai immerse nella quiete del mistero. Le nostre età incantate.
Le nostre età incantate
E’ il momento,
segui il sentiero
il nero fango della notte
consumerà questa realtà
e ne distruggerà
dal di dentro la forza,
la monotonia del quotidiano
corrode di me il frutto
mai maturo
ma non ne intacca
la bellezza
né la banalità
l’ha mai invaso,
il poetare mi ha strappata
a tutto questo,
così come a primavera
i fiori erompono
dal nulla per un istante
l’ascolto ha captato
la dolorosa vitalità interiore:
ecco, sì: rivelare
quell’attimo di grazia
che si sprigiona
fra due battiti del cuore
allora mi restituisci
alla mia intima eternità
Già la luna
veste d’argento
l’abisso dell’anima
pallida chiazza di pioggia,
una rosa mai colta
sembra muoversi al ritmo
della melodia
più dolce del mondo …
piccoli, brevi
lunghissimi, anni
vissuti nel giardino di luce
al cui centro
l’albero della Conoscenza
è esistenza senza metafora:
nudità del mondo
al suo inizio,
tu voce della sorella
umile e cristallina
fra il verde dei boschi
quando nei giorni dell’innocenza
il vento recava
i silenzi sottesi, una fonte sì
di distensione e di serenità.
Ocra, oro
grida e ferite
desiderio o angoscia
quando ciò si prolunga
oltre il tramonto,
mai come oggi
il vulcano maestoso
mostra la sua rossa lava
avvolta dalle nevi perenni.
A te questa nuova primavera
che dissolve e conserva
le nostre età incantate.
Abbiamo vissuto
sospiri edenici,
e l’istante dopo
un’inferno senza volto
inghiottiva il monte della gioia
sul quale danzavamo,
e il nostro danzare
creava l’Universo
nell’atto della sua esplosione primordiale.
Soltanto una stella errante
si fermò e volle capire
l’impossibile.
Ora la sillaba tace,
e tutto ricomincia.
Francesca Rita Rombolà

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