Non più fugaci, ma ormai immerse nella quiete del mistero. Le nostre età incantate

8 Aprile 2026

Giorni di primavera. Giorni di una primavera che quasi erompono, con la varietà dei colori, dei profumi naturali nell’aria tersa, delle prime foglie tenere degli alberi che sono stati spogli e tristi nei mesi invernali. Quieto scorre il giorno. Lungo. I forti rumori di guerra del mondo non turbano i ritmi della terra, che respira e gioisce, che freme di vita e vibra di abbondanza. Pulviscolo dorato copre i colli e gli altopiani, il mare e il fiume, il lago e la cascata. I nidi degli uccelli si riempiono d’amore e di fecondità.

A sera, rossi i tramonti illuminano il cielo scortando le prime stelle nel loro percorso abituale. Voci di bambini e tubare di colombe riportano alla memoria voci di altri bambini e tubare di altre colombe … ormai oltre il computo umano del tempo. Immortali nella mia intima eternità. Non più fugaci, ma ormai immerse nella quiete del mistero. Le nostre età incantate.

 

Le nostre età incantate

E’ il momento,

segui il sentiero

il nero fango della notte

consumerà questa realtà

e ne distruggerà

dal di dentro la forza,

la monotonia del quotidiano

corrode di me il frutto

mai maturo

ma non ne intacca

la bellezza

né la banalità

l’ha mai invaso,

il poetare mi ha strappata

a tutto questo,

così come a primavera

i fiori erompono

dal nulla per un istante

l’ascolto ha captato

la dolorosa vitalità interiore:

ecco, sì: rivelare

quell’attimo di grazia

che si sprigiona

fra due battiti del cuore

allora mi restituisci

alla mia intima eternità

Già la luna

veste d’argento

l’abisso dell’anima

pallida chiazza di pioggia,

una rosa mai colta

sembra muoversi al ritmo

della melodia

più dolce del mondo …

piccoli, brevi

lunghissimi, anni

vissuti nel giardino di luce

al cui centro

l’albero della Conoscenza

è esistenza senza metafora:

nudità del mondo

al suo inizio,

tu voce della sorella

umile e cristallina

fra il verde dei boschi

quando nei giorni dell’innocenza

il vento recava

i silenzi sottesi, una fonte sì

di distensione e di serenità.

Ocra, oro

grida e ferite

desiderio o angoscia

quando ciò si prolunga

oltre il tramonto,

mai come oggi

il vulcano maestoso

mostra la sua rossa lava

avvolta dalle nevi perenni.

A te questa nuova primavera

che dissolve e conserva

le nostre età incantate.

Abbiamo vissuto

sospiri edenici,

e l’istante dopo

un’inferno senza volto

inghiottiva il monte della gioia

sul quale danzavamo,

e il nostro danzare

creava l’Universo

nell’atto della sua esplosione primordiale.

Soltanto una stella errante

si fermò e volle capire

l’impossibile.

Ora la sillaba tace,

e tutto ricomincia.

Francesca Rita Rombolà

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