“La Poesia è svelamento, riflesso, comprensione”. Dialogando intensamente con Leonardo Lastilla, poeta, scrittore, docente universitario

17 Giugno 2026

Leonardo Lastilla ha conseguito la laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi di Firenze e il dottorato in Letteratura Italiana presso l’University College Dublin. E’ docente di lingua e letteratura italiana, scrittura di viaggio, letteratura inglese e discipline umanistiche. Ha lavorato in molte scuole, istituzioni e università, in particolare università americane a Firenze. Attualmente lavora a Firenze per diverse università tra cui Calstate, Syracuse e Est Carolina. E’ poeta e scrittore. Molte delle sue opere, compresi molti racconti e i suoi saggi letterari, sono state pubblicate in volumi, riviste giornali. Particolarmente significativa è la sua collaborazione con la prestigiosa rivista “Riscontri”. Tra le sue pubblicazioni recenti vi sono i romanzi che compongono “La Trilogia dell’Anima: Una donna un uomo, Il Piccolo Tour e Sotto l’Ombrellone”; le raccolte di racconti “Anime Sgualcite” e “A Carte Scoperte”; Le sillogi poetiche “Incantesimi”, “Il Dolore della Cognizione” e “Epifanie Interrotte”. https://leonardolastilla.wordpress.com/

Francesca Rita Rombolà dialoga con Leonardo Lastilla, poeta, scrittore, docente universitario.

D – Leonardo Lastilla, che cos’è per te il viaggio: metafora della vita, scoperta di se stesso e dell’altro, conoscenza del luogo compreso delle sue tradizioni, lingua, consuetudini; o cos’altro?

R – Per me il viaggio è esattamente tutto quello contenuto nella domanda. Una combinazione di tutti questi aspetti. Aggiungerei, però, che per me il viaggio è anche un modo di essere. Il viaggiatore è colui/colei che si interroga costantemente e che non smette di fare domande. Vivere è trovare l’equilibrio tra il proprio io e l’alterità: è quindi il viaggio ininterrotto tra noi e gli altri. Viaggio che, ahimè, può durare tutta una vita senza mai trovare quell’equilibrio. Ma, come credevano i romantici, è l’errare che da scopo al viaggio e non la destinazione. Approcciare ogni evento della propria vita come un viaggio, può aiutare a vivere quelle situazioni con lo spirito del viaggiatore, mettendo in pratica alcuni principi che possono aiutare ad accettare le circostanze. Principi quali capire che il rischio e la paura sono quelli che danno valore al viaggio/vita; l’imparare a lasciar andare e a non ancorarsi sulle proprie mappe mentali quando la geografia intorno cambia; il portare in viaggio sempre un paio di occhiali nuovi e parecchi adattatori emotivi e cognitivi, perché se non si torna a casa con occhi nuovi non si può dire di avere veramente viaggiato. Ci si è solo spostati.

D – Vuoi dire qualcosa, in sintesi, delle tue pubblicazioni più recenti?

R – Volentieri. Le ultime mie due pubblicazioni sono una silloge, “Incantesimi”, e una raccolta di racconti “Anime Sgualcite”. Tengo particolarmente a questi due libri perché per entrambi ho deciso di devolvere tutte le royalties a tre associazioni benefiche che si occupano di povertà e violenza di genere. Anzi, se chi ci legge volesse contribuire a questa causa, ne sarei molto felice. Faccio questo perché credo ancora fermamente nella letteratura civile e nel fatto che scrivere e leggere un libro debba servire a scuotere le coscienze. I due libri ovviamente affrontano, tra le altre tematiche, le tre oggetto della raccolta fondi. Nello specifico, “Incantesimi”, è una silloge che interroga la fragilità e la solitudine, la misteriosa profondità dell’io e la celebrazione del paradigma sublime, e che assorbe la custodia degli attimi fuggenti sugli ostacoli e le incognite delle attese. Parlo di sogni, illusioni, amori e di tutti quei momenti incantati, appunto, fonti di sorprendenti epifanie. “Anime Sgualcite” invece racconta storie di persone assediate da un qualche tipo di dolore che ha sgualcito la loro anima. I personaggi che animano queste pagine non riescono a sopportare troppa realtà: sono coloro che, talvolta per scelta, più spesso per circostanze decise da altri, trascorrono la vita “a bordo campo”. Un numero che tristemente vedo in crescita in questi nostri tempi. Nella mia scrittura provo ad accogliere la loro pena e a dargli voce, perché ho come l’impressione che non lo faccia nessuno nel cortocircuito tra l’esibizionismo imposto come forma mentis e le umane fragilità. Per ultimo, vorrei annunciare che tra brevissimo uscirà il mio nuovo libro che si intitola “A Carte Scoperte” e che racconta storie su chi cerca “la verità, vi prego, sull’amore”. Ma anche la verità, vi prego, sulla vita, sulla modernità, sui rapporti interpersonali, sull’educazione e sull’insegnamento, sull’umanità e sulla tecnologia, sulla natura.

D – La tua esperienza nelle varie strutture in cui hai insegnato, e insegni.

R – Per una serie infinita di situazioni e di cambiamenti, da quasi trent’anni insegno materie umanistiche, dalla letteratura all’arte, dal cibo al vino, in università americane in Italia, principalmente a Firenze. Insegno in strutture diverse tra loro, ma il lavoro è essenzialmente lo stesso. E’ un settore di nicchia, se vogliamo, ma che mi permette di condividere tutta la passione che ho per la cultura italiana a 360°. Nonostante tutto, siamo un paese straordinario con una cultura e una storia meravigliose ma che facciamo grossa fatica a valorizzare, come invece fanno in tutto il resto del mondo dove magari hanno un quinto delle nostre ricchezze. Io ci provo. In questo ambiente posso fare il professore universitario con una discreta libertà e soprattutto condividere il mio amore e le mie conoscenze con studenti che, seppure vengono dal paese più “sviluppato” del pianeta, in realtà hanno una comprensione molto parziale e incompleta delle dinamiche sociali, politiche, culturali del mondo. Perciò il mio lavoro è anche quello di accendere qualche scintilla e aiutarli a sviluppare prospettive nuove e più etnorelative. Mettendo al centro l’autenticità della cultura italiana.

D – E’ difficile, secondo te, oggi per la cultura trovare uno spazio importante e di significato nel pieno dominio della tecnologia in quasi tutti i settori della società?

R – Questa domanda apre orizzonti che richiederebbero giorni interi per essere colmati. Nelle mie opere letterarie, così come in saggi e articoli sparsi, scrivo molto di tecnologia. Vorrei cominciare con il dire che tecnologia e cultura non sono necessariamente avversari. Storicamente tanta tecnologia ha prodotto cultura, alta o bassa non importa, anche perché non amo questa distinzione. La mia critica e la mia preoccupazione si riferiscono unicamente alla tecnologia odierna, diciamo da Internet in poi, di cui siamo costretti a subire l’esistenza. Costretti in quanto introdotta nel mondo senza passare al vaglio di comitati che ne testassero la bontà o l’utilità. E, difatti, oggi ne vediamo i profondi danni. Per me, cultura è ciò che produce valore mentre queste nuove tecnologie non lo fanno. Quali sono infatti i valori (etici e non) di strumenti quali i social media e l’IA? Producono o promuovono valori? I modi in cui siamo inseriti in un mondo, reale o virtuale che sia, dovrebbero avere una carica morale ed etica perché sono parte integrante delle nostre risorse e dei nostri orizzonti d’azione, sia spaziali che temporali. Solo nella misura in cui il mondo sociale resta unito fino a un certo grado, possiamo esserne pienamente integrati, ma non è quello che sta succedendo, proprio perché tutto questo nasce senza una base valoriale. Non c’è integrazione ma piuttosto passiva, e indotta, sottomissione a cui tanti non riescono a sottrarsi perché creata apposta per “legare” le persone. In tutto questo la cultura ne soffre profondamente, e gli spazi per la sua esistenza diminuiscono. Si potrebbe sostenere che, in realtà, la tecnologia favorisca la visibilità della cultura grazie a siti, video etc., il ché in parte è vero. Tuttavia, a guardare i dati e ad analizzare i trend, vediamo che la narrazione primaria dei nostri tempi è deliberatamente anticulturale, perché favorisce un appiattimento cognitivo che è esattamente il contrario di ciò che la cultura desidera. Quindi, non solo è difficile per la cultura farsi largo ma deve anche scontrarsi con una mancanza di pubblico, ammaliato da artificiali canti di sirene digitali.

D – Come poeta, cosa pensi, in via del tutto personale, della poesia?

R – Io nasco, e morirò, poeta. In questo momento storico, la risposta a questa domanda è che la Poesia è un’ancora di salvezza e una forma di resistenza, nonché un’oasi di protezione dell’umano. Se si tornasse a mettere la Poesia al centro o se, semplicemente, le persone tornassero a leggere poesie, tante cose sarebbero diverse in questi tempi spesso bui. Perché la Poesia è svelamento, riflesso, comprensione. Personalmente, penso che la Poesia sia la voce delle tante anime che abitano in ognuno di noi e che hanno bisogno di esprimersi. La Poesia indica sempre la strada, se ci si mette in ascolto. La vita non è un QR code che basta inquadrare per accedere ai suoi contenuti. La realtà è che la vita non si lascia mai né inquadrare né scaricare. Ecco allora che la Poesia è quel dispositivo che rivela i contenuti più profondi e autentici dell’io.

Francesca Rita Rombolà

Leonardo Lastilla

 

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