…Una creatura completamente differente e nuova

12 Giugno 2026

Da una sensazione di levità, di leggerezza vedere talvolta volare (o forse meglio svolazzare) le farfalle nei giorni lunghi e caldi dell’estate. La loro varietà è molto ampia come la loro forma e grandezza (ve ne sono di piccolissime e di grandissime, specialmente, queste ultime, nei paesi tropicali). Il colore delle loro ali, e talvolta i disegni compositi quasi “stampati” sopra, è una gioia per gli occhi: l’azzurro intenso e il turchese, il giallo cotto e l’ocra pallido, il marrone scuro e il giallo perlaceo … e poi il bianco, semplicemente; la farfalla bianca ha un ché di soprannaturale quasi. Ne era affascinato già il filosofo Platone, che spesso l’avrà vista posarsi delicatamente sui fiori nei mesi propizi delle splendide terre del Sud e che l’ha paragonata all’anima rinnovata e monda che desidera ascendere al cielo.

Diversi poeti hanno amato la farfalla, fra i quali Guido Gozzano ed Eugenio Montale, vedendo in ella forse il riflesso del Cosmo imperscrutabile, forse la sublimità intrinseca dell’arte, del poetare in primis, forse il simbolo dell’elevazione spirituale, forse la realizzazione dei sogni più profondi: quelli che neanche l’inconscio riesce a contenere, forse il respiro più felice della vita, forse l’amore casto e l’amore sensuale insieme, forse, in definitiva, la morte e la rinascita più splendida: il bruco repellente avvolto nel bozzolo e la sua metamorfosi in una creatura completamente differente e nuova.

La farfalla

Gruppi di farfalle

nell’aria gravida di essenze,

inizio dell’estate

quando il cielo

nel suo azzurro luminoso

sorride alle distese dorate

nel vento mattutino.

Ali fra le spighe del grano

tocco impercettibile dell’uragano

che nell’istante

scuote i recessi del Cosmo.

Dolce e silenziosa

passa la farfalla:

porte che si schiudono

cancelli aperti

sulla misterica soglia dell’Infinito,

nei colori e nelle chiazze

si dispiegano al profano

geometrie sconosciute,

e l’animale domestico

rincorre un sogno

quando le sue zampe di velluto

si accingono a spezzare

il battito della danza

fra i rami, fra le foglie

fra i fiori imperturbabili.

Dita di bambino

sfiorano e accarezzano

senza ribrezzo la crisalide

perché vi è affinità di purezza

nella metamorfosi

che lenta e improvvisa

si compie nella crescita.

Verso oscure lande

oltre il bianco cipresso

sta inoltrandosi

colei che aspira all’immortalità,

doloroso è il cammino

sola avanza

e indietreggia

mentre nella lontananza

il suono è unione con la luce.

Farfalle gialle

hanno accompagnato l’impavido

nello sforzo di elevarsi

e di spiccare il salto

al di là del muro:

forte sarà ad ogni eone

l’amore

se la morte è quel braccio

che cinge con passione i fianchi.

Francesca Rita Rombolà

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