Da una sensazione di levità, di leggerezza vedere talvolta volare (o forse meglio svolazzare) le farfalle nei giorni lunghi e caldi dell’estate. La loro varietà è molto ampia come la loro forma e grandezza (ve ne sono di piccolissime e di grandissime, specialmente, queste ultime, nei paesi tropicali). Il colore delle loro ali, e talvolta i disegni compositi quasi “stampati” sopra, è una gioia per gli occhi: l’azzurro intenso e il turchese, il giallo cotto e l’ocra pallido, il marrone scuro e il giallo perlaceo … e poi il bianco, semplicemente; la farfalla bianca ha un ché di soprannaturale quasi. Ne era affascinato già il filosofo Platone, che spesso l’avrà vista posarsi delicatamente sui fiori nei mesi propizi delle splendide terre del Sud e che l’ha paragonata all’anima rinnovata e monda che desidera ascendere al cielo.
Diversi poeti hanno amato la farfalla, fra i quali Guido Gozzano ed Eugenio Montale, vedendo in ella forse il riflesso del Cosmo imperscrutabile, forse la sublimità intrinseca dell’arte, del poetare in primis, forse il simbolo dell’elevazione spirituale, forse la realizzazione dei sogni più profondi: quelli che neanche l’inconscio riesce a contenere, forse il respiro più felice della vita, forse l’amore casto e l’amore sensuale insieme, forse, in definitiva, la morte e la rinascita più splendida: il bruco repellente avvolto nel bozzolo e la sua metamorfosi in una creatura completamente differente e nuova.
La farfalla
Gruppi di farfalle
nell’aria gravida di essenze,
inizio dell’estate
quando il cielo
nel suo azzurro luminoso
sorride alle distese dorate
nel vento mattutino.
Ali fra le spighe del grano
tocco impercettibile dell’uragano
che nell’istante
scuote i recessi del Cosmo.
Dolce e silenziosa
passa la farfalla:
porte che si schiudono
cancelli aperti
sulla misterica soglia dell’Infinito,
nei colori e nelle chiazze
si dispiegano al profano
geometrie sconosciute,
e l’animale domestico
rincorre un sogno
quando le sue zampe di velluto
si accingono a spezzare
il battito della danza
fra i rami, fra le foglie
fra i fiori imperturbabili.
Dita di bambino
sfiorano e accarezzano
senza ribrezzo la crisalide
perché vi è affinità di purezza
nella metamorfosi
che lenta e improvvisa
si compie nella crescita.
Verso oscure lande
oltre il bianco cipresso
sta inoltrandosi
colei che aspira all’immortalità,
doloroso è il cammino
sola avanza
e indietreggia
mentre nella lontananza
il suono è unione con la luce.
Farfalle gialle
hanno accompagnato l’impavido
nello sforzo di elevarsi
e di spiccare il salto
al di là del muro:
forte sarà ad ogni eone
l’amore
se la morte è quel braccio
che cinge con passione i fianchi.
Francesca Rita Rombolà

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