Fiori tipici della macchia mediterranea, i papaveri sbocciano sinuosi e rigogliosi, con quei petali sottili e la corolla centrale nera ricca di semi, a ridosso dei mesi di maggio e giugno e allietano il paesaggio e colorano la terra e abbelliscono il suolo. Spesso li vedi nei campi di grano le cui spighe già biondeggiano, danzando al primo sole caldo della stagione estiva o tra il fieno pronto per la falce il cui odore si sparge nell’aria già satura di profumi e di essenze. Splendido nella sua forma naturale, il papavero sembra guardare, ignaro di tutto, il cielo azzurrissimo e il mare più azzurro in orizzonti che si perdono oltre il pur vasto spazio che li contiene. La sua visione è potente, il suo rosso spicca sempre in una miriade di colori accesi da sfumature delicate o forti in un profluvio di bellezza, di gioia, di vitalità rinnovata.
Un paio di settimane forse, o qualche settimana in più, talvolta … e poi la fioritura si arresta, il rosso sbiadisce lentamente e scolora: ecco, è giunto il caldo che sfianca, dardeggia possente, indurisce e spacca la terra rendendola assetata e brulla; il verde di foglie e arbusti si fa polveroso e perde la brillantezza iniziale, le stoppie ingialliscono e sono pronte per essere arse in falò che si alzano solitari nella campagna estiva. L’estate è calda nella macchia mediterranea, una lunga estate che va oltre ormai i mesi di luglio e agosto. Ma tutto risuona di voci allegre, di voglia di godere della natura, di desiderio di passeggiate ai meriggi mentre ai bordi delle strade occhieggia ancora un papavero rosso sfuggito al caldo intenso, tenace nella sua esplosione di vita così intensa e prolungata.
Un papavero
Lunghe le albe
e i giorni
il tempo migliore
per il cuore e lo spirito
e lieto il corpo si veste,
e gli occhi
che ancora sanno guardare:
i fiori liberi
danzano ai venti caldi
di un giugno precoce
da sempre profluvio
di forme e di colori
nella splendida macchia mediterranea.
Lieve carezza passa
d’istinto
sulle pupille:
il rosso speciale
dei petali del papavero
il cerchio centrale
dei suoi neri semi …
un papavero fra i molti
si flette,
e lambisce l’asfalto
e sfiora innocente
le rotaie dove il rosso innaturale
di un treno in corsa
ha toccato appena
il suolo al suo passaggio.
Fiero nei millenni,
il papavero ha attraversato
la storia umana
ma ai margini
degli orrori degli uomini,
al riparo dalle tempeste
battuto dalle intemperie
dimenticato e colpito
dall’ignoranza o dall’esaltazione.
Un papavero. Là
nelle fertili e ampie distese
dell’Anatolia
misterioso emblema
del femminile,
simbolo della vita feconda
che continua
e addita al materno sentire
foriero di civiltà,
portatore di una pace
e di un sogno
sconosciuti ai molti.
Rosse le labbra
della fanciulla
si aprono al bacio
dell’amato,
quel rosso di un papavero
il cui gambo sottile
è stato lambito dal fuoco
per preservarlo ancora …
le labbra di lei
divenuta madre
in questo istante.
Francesca Rita Rombolà

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