E’, semplicemente è… La pace oltre l’umano

28 Luglio 2026

In una placida mattina di luglio non è difficile vedere ai bordi, anche di strade maestre, cespugli fioriti di fiordaliso azzurro, e il contrasto che essi creano, in mezzo alla campagna ormai arsa dal sole implacabile della stagione, è molto forte e bello da gustare. Può capitare anche, se si va a fare corsa per tenere in forma il corpo o anche semplicemente camminando piano per godere del paesaggio e della frescura dell’ora, di udire un aereo che passa nel cielo, basso o in alto, che può essere un rumore lieve e come assonnato oppure (e questo in zone di guerra, ce ne sono molte come sempre su questo terribile e meraviglioso pianeta) un rombo quasi improvviso che lascia andare al suolo il suo carico seminatore di morte e di distruzione… ma il fiore non se ne cura: non della persona che lo guarda e riflette su di lui o non lo guarda affatto e passa indifferente, non della deflagrazione che può avvenire a qualche metro di distanza o perfino accanto spazzandolo via in un attimo; è, semplicemente è nella frazione di istante la quale gli viene concessa sulla terra, poiché anche in un tempo di vita, che può essere brevissimo, riesce a rallegrare e ad aggiungere un tassello in più all’esistenza nel suo flusso incessante, alla speranza degli uomini, alla vita dei viventi tutti.

Ah l’azzurro del fiordaliso!… Quell’azzurro tanto decantato dai poeti di ogni epoca e popolo. Il colore di quei petali… come non riuscire proprio, guardandolo soltanto anche senza vederlo, immaginare o in modo vago pensare ad una pace che supera tutto ciò che è umano?

La pace oltre l’umano

Bouganvillee porpora e viola

che coprono il cancello

di ville entrate

ormai nell’ora

del silenzioso abbandono.

L’arbusto del fiordaliso azzurro

crea il più splendido

dei contrasti

fra l’erba ingiallita di luglio

quando nell’aria mattutina

il sorvolo dell’aereo grigio

è l’unico rumore

che si ode

dopo l’ultimo assolo

dell’uccello notturno.

Al boato

segue sempre la deflagrazione,

il fuoco, i morti

e i feriti sparsi

mai del tutto ignari.

E’ passato. Un altro giorno

di guerra. Colori e sogni infranti

speranza dolorosa e in agonia

dopo il vento senza voce

che soffia implacabile

fra cielo e terra.

L’azzurro di quei petali

intirizziti; lo scorgi?

Va oltre l’uomo:

il vivere e il morire

il distruggere e il ricostruire,

è il primo ad immaginare

e ad essere

la pace oltre l’umano.

 

 

Francesca Rita Rombolà

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