In una placida mattina di luglio non è difficile vedere ai bordi, anche di strade maestre, cespugli fioriti di fiordaliso azzurro, e il contrasto che essi creano, in mezzo alla campagna ormai arsa dal sole implacabile della stagione, è molto forte e bello da gustare. Può capitare anche, se si va a fare corsa per tenere in forma il corpo o anche semplicemente camminando piano per godere del paesaggio e della frescura dell’ora, di udire un aereo che passa nel cielo, basso o in alto, che può essere un rumore lieve e come assonnato oppure (e questo in zone di guerra, ce ne sono molte come sempre su questo terribile e meraviglioso pianeta) un rombo quasi improvviso che lascia andare al suolo il suo carico seminatore di morte e di distruzione… ma il fiore non se ne cura: non della persona che lo guarda e riflette su di lui o non lo guarda affatto e passa indifferente, non della deflagrazione che può avvenire a qualche metro di distanza o perfino accanto spazzandolo via in un attimo; è, semplicemente è nella frazione di istante la quale gli viene concessa sulla terra, poiché anche in un tempo di vita, che può essere brevissimo, riesce a rallegrare e ad aggiungere un tassello in più all’esistenza nel suo flusso incessante, alla speranza degli uomini, alla vita dei viventi tutti.
Ah l’azzurro del fiordaliso!… Quell’azzurro tanto decantato dai poeti di ogni epoca e popolo. Il colore di quei petali… come non riuscire proprio, guardandolo soltanto anche senza vederlo, immaginare o in modo vago pensare ad una pace che supera tutto ciò che è umano?
La pace oltre l’umano
Bouganvillee porpora e viola
che coprono il cancello
di ville entrate
ormai nell’ora
del silenzioso abbandono.
L’arbusto del fiordaliso azzurro
crea il più splendido
dei contrasti
fra l’erba ingiallita di luglio
quando nell’aria mattutina
il sorvolo dell’aereo grigio
è l’unico rumore
che si ode
dopo l’ultimo assolo
dell’uccello notturno.
Al boato
segue sempre la deflagrazione,
il fuoco, i morti
e i feriti sparsi
mai del tutto ignari.
E’ passato. Un altro giorno
di guerra. Colori e sogni infranti
speranza dolorosa e in agonia
dopo il vento senza voce
che soffia implacabile
fra cielo e terra.
L’azzurro di quei petali
intirizziti; lo scorgi?
Va oltre l’uomo:
il vivere e il morire
il distruggere e il ricostruire,
è il primo ad immaginare
e ad essere
la pace oltre l’umano.
Francesca Rita Rombolà

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