“La Poesia è pensiero. Pensiero critico, libero”. Dialogo con Michele Gentile, scrittore, aforista e poeta

24 Luglio 2026

Michele Gentile, scrittore, aforista e poeta, nasce ad Ostia (Roma) il 4 gennaio 1972. Inizia la sua attività culturale con finalità sociale nel 2007 quando, insieme ad altri poeti del collettivo poetico romano “Orizzonti Inversi”, nelle piazze di Ostia e di Roma, si mette a distribuire ai passanti delle poesie estemporanee per una raccolta fondi a favore di un centro anziani della Magliana. Nel 2008 pubblica il suo primo libro di poesie, “Sassi nel fiume”. Tutti i suoi libri saranno poi legati a delle raccolte fondi a favore di associazioni, reparti ospedalieri, canili, case famiglia e case di riposo. I suoi libri di poesie: “Lungo il sentiero”, “Io abito qui”, “d’Amaro e d’Amore”, “Ordalia”, “Nomenclatura di un tramonto”, “Aforismitudine”, “Il Dono”, “Ostia”, “L’urgenza della pioggia”, “Come il mare”, “Io dal mare”, “Mi costituisco a Modena” e “Terraferma”; per la narrativa i volumi: “I respiri del mare”, “I Graffi del Buio” e “L’Orologio Parallelo”. Michele Gentile è ideatore e organizzatore del Premio Internazionale di poesia per bambini e ragazzi “Un Mare di Poesia”, ideatore e curatore del Festival Nazionale di poesia “La Rocca dei Poeti”, ideatore e organizzatore della rassegna culturale itinerante festa della scrittura “Lettere in Viaggio”, ideatore e organizzatore di “Attacco Poetico” maratona di poesia che si tiene il 21 marzo per la Giornata Mondiale della Poesia, ideatore, fondatore e promotore della “Nazionale Italiana Poeti”, ideatore e organizzatore di “Versi Liberi” Laboratorio di poesia per Istituti Penitenziari, ideatore di “Sentieri Inversi” passeggiate poetiche in natura, ideatore di “Istanti diVersi” presentazioni di libri di poesie esclusivamente per raccolta fondi, ideatore de “Il Canto delle Sirene” rassegna artistica culturale che si tiene ogni mese nei locali del Bar delle Sirene a Ostia, è anche l’ideatore del Premio Nazionale di poesia inedita “stefano D’Arrigo” e ideatore e fondatore della nuova corrente poetica del “Melinconismo”.

Francesca Rita Rombolà dialoga sulla poesia con Michele Gentile, scrittore, aforista e poeta.

D – Michele Gentile ha, diciamo così, un “curriculum poetico” davvero notevole, e vorrei chiedergli quando, e soprattutto perché, inizia ad accostarsi, e ad amare, la Poesia?

R – Ho iniziato a scrivere pensieri e “poesie” all’età di dieci anni. Inizialmente vivevo la scrittura come una sorta di fuga dalla realtà. Avevo sogni e speranze che non riuscivo a condividere con nessuno; leggevo tantissimo ma a quell’età, nel contesto in cui crescevo, le priorità dovevano essere altre. Con la Poesia, istintivamente, ho scoperto una parte di me molto importante, quella più vera, quella che poi ho deciso di coltivare con lo studio e l’impegno. Diciamo che la Poesia mi ha salvato parecchie volte in passato.

D – La Poesia, secondo lei, deve andare per la strada e raggiungere più luoghi possibili?

R – Assolutamente si! La Poesia non deve restare imprigionata tra quattro mura e i poeti devono avere il buon senso di riportarla tra la gente. E’ inutile fare presenza solo nei salotti, nelle librerie, nei circoletti. Il potere terapeutico della poesia, i valori di bellezza e condivisione della poesia non possono essere più sprecati. Tra le altre cose, ho la netta impressione che troppi poeti oramai vadano appresso a premi, ai riconoscimenti, alle targhe e alle medaglie, smarrendo e svilendo la verità della poesia.

D – Come vede il panorama culturale proprio recentissimo, ora che l’Intelligenza Artificiale inizia a prendere campo in ogni settore della realtà?

R – Non lo vedo affatto bene. Viviamo tempi di esasperante competizione, un’epoca in cui il traguardo massimo da raggiungere è l’apparenza e non la sostanza. La finzione diventa realtà, si ostenta il nulla, e quel nulla man mano ha preso il posto dell’essenziale. Il mondo culturale purtroppo non fugge questa realtà. Siamo già alla deriva, e in pochi se ne sono accorti.

D – Ritiene che la funzione sociale della poesia sia ancora importante per le persone di ogni età?

R – Caspita! La Poesia è pensiero. Pensiero critico, libero. Oggi più che mai la Poesia dovrebbe guidarci nell’analisi degli accadimenti. Di Iosif Brodskij: “Sono certo, certissimo, che una persona che legge poesia si fa sconfiggere meno facilmente di una che non legge”. A parer mio, è tutto in questa frase. Consapevolezza, resistenza, salvezza.

D – Il poeta e la poesia quali riferimenti significativi nella sua produzione letteraria e nella sua vita.

R – Ripeto spesso divertito questa mia frase ai miei compagni di poesia – “Ci sono quelli bravi a scrivere poesie, poi ci sono i poeti” – Vivere la Poesia, essere poeta è qualcosa che va oltre il fissare sapientemente lettere e parole su di un pezzo di carta. Significa dar valore a delle cose piuttosto che ad altre, significa soffermarsi, meravigliarsi, non adeguarsi. Sono circa vent’anni che mi occupo di poesia, promuovendola ovunque e comunque, per passione e non per mestiere. Mi sono imposto da subito due regole: libertà e verità. Questo mi ha portato inevitabilmente a restar fuori da certi canali, ma mi ha donato la stima e l’affetto dei veri poeti, di quelli cioè che considerano la Poesia come un dono da condividere e non come uno status da proteggere e conservare. Le mie pubblicazioni hanno sempre un significato solidale e gli eventi, le iniziative e le manifestazioni culturali che propongo sono sempre gratuite e sociali. Credo nella poesia ma non credo ai poeti. Non a tutti almeno.

D – Un breve cenno sulla corrente poetica del “Melinconismo” di cui è ideatore e fondatore.

R – Ho appena sentito l’urgenza di una poesia cruda, viscerale. Una poesia di strada, di protesta, in grado di destabilizzare. Poca filosofia e tanta vita vissuta. Negli anni ho riscontrato questa necessità latente anche nei versi di poetesse e poeti che non volevano arrendersi allo smarrimento personale e alla superficialità dilagante. Il “Melinconismo” è nato per dare voce alla rabbia, allo sdegno, per trasformare inquietudini e disagio in rivalsa, in dignità. I testi utilizzano frasi brevi e incalzanti con una punteggiatura asfissiante. Un ritmo quasi ansiogeno che porta ad un’esperienza poetica totalmente immersiva. E’ stato bello e confortante realizzare nel tempo l’entusiasmo con il quale tantissimi artisti hanno salutato e abbracciato questa mia corrente.

Francesca Rita Rombolà

Michele Gentile

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