Lavinia Capogna è una scrittrice, poetessa e regista. E’ nata a Roma, è figlia del regista Sergio Capogna e della produttrice cinematografica Giuliana Scappino. Ha pubblicato finora otto libri: “Storie fatte di niente”; che è stato pubblicato anche in Francia con il titolo “Histoires pour rien”, dove ha avuto una “fascetta” dello scrittore Didier Hermand; “Un navigante senza bussola e senza stelle” (poesie); “Pensieri cristallini”; (poesie); “La nostalgia delle 6 del mattino” (poesie); il romanzo “Il giovane senza nome”; il saggio “Pagine sparse – Studi letterari”; “Poesie 1982 – 2025”. Nel 2026 ha pubblicato quindici nuove poesie intitolate “Versi del disinganno”, in esclusiva per la rivista “Insula Europea”. Ha scritto circa duecento articoli su temi letterari e cinematografici e fatto traduzioni dal francese, inglese e tedesco. Lavinia Capogna ha scritto tre sceneggiature cinematografiche e ha realizzato come regista il film “La lampada di Wood” interpretato da Sophie Renoir (già attrice in due film di Eric Romer); il mediometraggio “Ciao, Francesca” e alcuni documentari tra Londra e Zurigo. Collabora volontariamente con le riviste letterarie “Il Randagio”, “Insula Europea”, “Stultifera Navis”, il website romano Digayproject e un sito olandese. Su Facebook ha fondato due gruppi: Cinema Arte e Pagine di inchiostro Ink’s Pages. Lavinia Capogna collabora anche con l’attrice e doppiatrice Lisa Genovese e il musicista Francesco Di Giovanni realizzando video di poesie.
Francesca Rita Rombolà conversa con Lavinia Capogna, scrittrice, poetessa e regista.
D – Mi pare di capire che per Lavinia Capogna la Poesia riveste un ruolo importante, è davvero così?
R – Senza dubbio. Ho incominciato a scrivere in prosa a quindici anni e in poesia a diciannove. Ho pubblicato finora quattro sillogi poetiche, pubblicate separatamente e poi riunite nel volume unico “Poesie 1982 – 2025”. Molto recentemente sono apparse quindici nuove poesie inedite sulla rivista “Insula Europea” e alcuni articoli scritti da me su poeti come John Keats, Federico Garcia Lorca, Antonio Machado sulla rivista “Il Randagio”. Nel tempo ho anche intervistato alcuni poeti assai interessanti del panorama contemporaneo come Grazia Procino, Mara Mattavelli, Filippo D’Eliso e ho dedicato un articolo/intervista alla memoria di Leopoldo Attolico, un bravo poeta che meriterebbe di essere più letto. Come si può facilmente immaginare amo molto la buona poesia e rileggo spesso i miei autori prediletti, tra i quali John Keats, Leopardi, Garcia Lorca, Emily Dickinson, Walt Whitman, Nazim Hikmet, Pavese, Pasolini, Antonia Pozzi, Quasimodo, Pierluigi Cappello.
D – Ci dici qualcosa sui libri che hai scritto?
R – Ho pubblicato il mio primo libro, una raccolta di novelle, poco più che ventenne. Uno dei racconti era arrivato finalista ad un Premio letterario e il libro è stato tradotto e pubblicato in Francia. Nel 2025 l’ho ripubblicato con il suo titolo originale “Storie fatte di niente” in una versione rivista e leggermente diversa dall’originale. Poi ho scritto anche un romanzo, “Il giovane senza nome”, ambientato nel Medioevo. Non è un romanzo storico e neppure un fantasy ma piuttosto un romanzo psicologico e sociale. Esso si basa su un’ampia ricerca storica personale evitando, spero, stereotipi. Ha avuto alcune recensioni positive. Ho scritto poi duecento articoli su artiste e artisti, un saggio e le raccolte poetiche già citate.
D – Essere figlia del regista Sergio Capogna ha significato tanto per te? Nel senso che ciò ha forse contribuito al ché anche tu, a tua volta, diventassi regista?
R – Certamente il cinema ha influenzato la mia vita. Nessuno in famiglia mi ha spinta a studiare sceneggiatura e regia, anche se mio padre è stato un regista di talento prematuramente scomparso. Ho studiato sceneggiatura con Ugo Pirro, frequentato una scuola di regia, scritto tre sceneggiature cinematografiche, realizzato un film per il grande schermo, “La lampada di Wood”, un mediometraggio, alcuni documentari. Stavo preparando un secondo film quando una seria malattia cronica ha interrotto il mio lavoro cinematografico. Comunque seguito, nei limiti della malattia, a vedere film d’autore (online) e a scambiare idee e opinioni sul cinema quando possibile.
D – Il regista, italiano o straniero, che hai sempre apprezzato, e il film, italiano o straniero, che hai sempre preferito ad altri.
R – Sicuramente parecchi, e quindi non è facile una sola risposta. Certamente uno dei miei preferiti è Francois Truffaut e il suo “Effetto notte”, è un film che vedo e rivedo. Una vera e propria dichiarazione d’amore verso il cinema che sa, con realismo e grazia, raccontare quel microcosmo imprevedibile che è un set cinematografico.
D – … E il poeta, italiano o straniero, che ami di più o che comunque senti più vicino alla tua sensibilità artistica.
R – Mi piace Paul Eluard per il suo modo di comporre poesia, evanescente ma denso di significato e di immagine.
Francesca Rita Rombolà
Lavinia Capogna

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