In una bella e calda giornata di sole estivo, forse qualcuno talvolta riflette sul contrasto paradossale che vi è fra la natura immersa in un’esplosione di festa e di meraviglia e le guerre che insanguinano sempre il mondo, sul perché molte persone non possono godere, a causa di ciò, di tutto quello che la natura offre in questo periodo dell’anno e alle medesime latitudini.
Poi le riflessioni si spingono oltre… si accavallano, e i pensieri corrono da un punto all’altro dello spazio – tempo: a cose successe o forse no, ad avvenimenti o a fatti magari irreali o magari no, a ciò che la Storia ha prodotto e al suo camminare in avanti, o piuttosto in circolo, per le vicende imprevedibili e mai comunque del tutto scontate che l’hanno percorsa.
Allora forse, nel sangue versato e nel dolore, nel pianto e nell’avvilimento, negli aneliti ideali e nel grido d’aiuto o di sofferenza che si levano umanamente si cerca ancora il senso più profondo e più nascosto, il fine ultimo (perché no?) e il primordiale… E si potrebbe anche giungere a desiderare una quiete perduta da tempo e nel tempo: una specie di Eden incerto e confuso, ma che tuttavia è veramente esistito sulla terra un giorno remoto nel passato… e che veramente esisterà ancora un giorno remoto nel futuro.
Il riposo perduto
Splendido è il sole
al suo sorgere,
ad Est la luce
sorge impercettibile,
una dolce pace
in recessi sconosciuti
perdura, fra i rumori assordanti
degli scoppi, dei crolli
delle sirene che lampeggiano
impazzite.
Cosa c’è oltre quelle montagne
velate dal nero fumo
della ferocia?
Cosa mai ci sarà?
La vita, il vivere e il morire naturali
le scintillanti città dei gaudenti
che hanno una inspiegabile fame
quando si avanza
impassibili in mezzo agli ori,
alle sete preziose,
dentro le torri
di acciaio e di cristallo.
Lui ha dato
per sempre
la prima offerta di sangue,
un sangue
la cui scaturigine
è oltre gli universi esplorati
dall’occhio esagonale.
Se tendi la tua mano
verso di me
scruti nei miei occhi
l’eterna ansia di capire:
quella lotta interiore
che consuma interamente
la luce e l’ombra
smisurate nelle loro dimensioni
invisibili agli oscuri passanti.
Siamo ora liberi
precisamente in simile ora
solenne e tragica?
E’ ancora la libertà
il segno endemico dei popoli?
Ci sveleranno
le molte apocalissi
l’arcano senso delle guerre
dei genocidi, dell’odio?
Al crepuscolo serale
il vento dei borghi estivi
spira nella quiete
ad annunciare il riposo perduto.
Francesca Rita Rombolà

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