Aleksandr Sergeevic Puskin (1799 – 1837) è il primo grande poeta russo. Egli seppe dare una voce autentica e originale alla letteratura della Russia, trovando nei modelli del romanticismo europeo, in particolare nel poeta inglese George Byron, il riflesso dell’inquietudine spirituale che travagliava lui e i suoi contemporanei. La sua vita fu breve ma intensa, quasi interamente dedicata alla creazione poetica; subì due brevi periodi di esilio e morì in duello. Insieme al tormento romantico, nei suoi versi è presente un certo spirito ironico e quasi scettico. Nella prima parte della poesia “Inverno. Che fare in campagna?” vi si nota uno stato d’animo annoiato … sorta di noia non ancora esistenzialista seppur infeconda e pigra dal punto di vista caratteriale e, allo stesso tempo, dell’ispirazione artistica. Il poeta descrive, minuziosamente e realisticamente, la propria vita oziosa nel lungo e rigido inverno di campagna dell’ immenso paese: senza malinconia alcuna o angoscia, o anche turbamento, piuttosto con un sorriso alquanto ironico per quel mondo opaco, lento, rigido e bianco di neve. Nella seconda parte della poesia è l’arrivo delle fanciulle che movimenta e anima la scena … a fatica il poeta riesce a scrivere qualche verso senza ispirazione e la rima…
