“(…) Vinca cuciva, orlando con un festone rosa un vestito di crespo dello stesso azzurro dei suoi occhi. I capelli biondi, tagliati alla Giovanna d’Arco, le si allungavano lentamente. A volte li divideva lungo le gote, legando con nastri azzurri due corti codini color grano. Dopo colazione aveva preso uno dei nastri, e metà della chioma le batteva, come un vento spiegato, metà del volto. (…) Philip splendeva d’insofferenza e di una specie di tradizionale disperazione. La fretta di invecchiare, il disprezzo di un tempo in cui corpo e anima fioriscono, mutava in eroe romantico quel figlio di un piccolo industriale parigino. Cadde seduto ai piedi di Vinca e continuò a lamentarsi ( … )”. Gli anni “fieri e sgraziati” dell’impazienza, i primi impulsi d’amore, l’insofferenza verso i genitori e la famiglia (“i lari antichi e modesti”), il bisogno inconscio di comprensione e lo scontroso ripudio del dialogo, la fretta di diventare adulti, di invecchiare e l’incapacità di fruire dei doni di una condizione irripetibile di spontaneità e di fresca, vivace e riflessiva sensibilità: questi, più o meno, i temi perenni dell’adolescenza e della giovinezza, questo il tema affrontato da Sidonie – Gabrielle Colette (1873 – 1954) nel suo romanzo,…
Concentrato e denso, ricco di azioni a sorpresa che si rincorrono e che incalzano il lettore senza lasciargli quasi un attimo di respiro. Il romanzo “LA QUINTA FOGLIA” (Trigono Edizioni, 2025) di Lucia Giovannini e Sandro Calvani è azione allo stato puro, adrenalina alle stelle, consapevolezza e dolore, ricerca interiore. La protagonista femminile, Itlodea, (nome particolare, e non scelto a caso), vivrà una serie di avvenimenti improvvisi forse più grandi di lei, in principio, ma che via via la porteranno a cambiare se stessa, in primis, la coscienza di milioni di persone nel mondo, in un secondo momento. L’intera vicenda si svolge in una zona del pianeta (Sud – Est asiatico) che si presenta, da sempre, agli occhi dell’uomo occidentale, come un territorio meraviglioso, e per la natura, e per il misticismo religioso che permane ancora in una società non del tutto secolarizzata; si può dire che è il luogo di un esotismo soft e raffinato per eccellenza. Thailandia, Myanmar (ex Birmania), Laos etc. sono paesi ancora misteriosi e, per certi aspetti, tutti da scoprire, per il cosìddetto “primo mondo” , dal fascino irresistibile e dalla potenza immaginifica molto forte presso i quali si cerca, e si spera di trovare,…
Stefano Luigi Cantoni nasce a Vimerate, in Brianza, nel 1984. Nel 2015 avviene la prima pubblicazione di alcune sue poesie presso la casa editrice Pagine per la collana Poeti e Poesie”, diretta da Elio Pecora. Il suo esordio in narrativa avviene nel 2021, con la pubblicazione del thriller “Chiaro di Luna”, edito da Pav Edizioni. “Le avventure del signor S” è la sua prima raccolta di racconti inediti. Nel 2024 è uscito il suo secondo romanzo, “Il volto scuro della bellezza”, edito da Incipit23, col quale è arrivato in finale al Giallo Festival 2024 per miglior trama e ha vinto la targa “Città di Cattolica” al premio Internazionale “Città di Cattolica” 2025. Redattore e correttore di bozze, nonché curioso e appassionato gosthwriter etc., Stefano Luigi Cantoni è fondatore dell’Aperitivo Letterario che conduce sia sui social che in presenza, oltre a fare da moderatore a presentazioni di libri e letture condivise. https://www.instagram.com/stefano_luigi_cantoni/; https:www.linkedin.com/in/stefano-luigi-cantoni-33a3a6224/; https://www.facebook.com/stefano.cantoni37 ; https//www.incipit23.it/negozio/libri/gialli/il-volto-scuro-della-bellezza/ Francesca Rita Rombolà conversa con Stefano Luigi Cantoni. D- Ci racconti qualcosa sui tuoi libri? R – Dopo un inizio di attività dedicato alla pubblicazione di alcune poesie, dal 2021 mi sono immerso nella narrativa e ho dato vita a una serie di racconti, “Le…
Jean Bruschini è nato a Roma nel 1962. E’ sceneggiatore e divulgatore scientifico. Nel corso degli anni ha pubblicato venti libri tra saggi e inchieste in italiano e in francese, tra cui: “La Révélation: Les Mesonges de l’histoire – Un’inchiesta sui segreti della storia ufficiale”; “La Stirpe del Serpente – Esplorazione del primo grande mito dell’umanità”; “L’anello mancante – Provocazioni sulle origini dell’evoluzione umana”; “Anunnaki – Viaggio nei miti mesopotamici e nelle radici dimenticate delle civiltà”; “Mi chiamo Sem”. Ha collaborato con riviste specializzate, programmi radiofonici e televisivi. Ha tenuto conferenze in Italia e all’estero su temi come le civiltà perdute, l’archeologia non convenzionale, le discipline naturali. Jean Bruschini ha fondato “Kultura Project”, una piattaforma internazionale che produce contenuti culturali in collaborazione con diverse emittenti del mondo. Da questo è nato il talk show “Sin Fronteras – Senza Frontiere”, un ponte tra le culture, saperi e linguaggi, che conduce a tutt’oggi. Francesca Rita Rombolà dialoga con Jean Bruschini intorno al Mito, al Simbolo, al Linguaggio. D – Jean Bruschini, vorrei che raccontassi la tua personale riflessione e il tuo concetto più, diciamo così, intimo (nel senso proprio tuo), di mito e la sua relazione con la Poesia fin dalle origini…
Scriveva Katherine Mansfield nel 1920: “La mia carriera letteraria iniziò in Nuova Zelanda, scrivevo racconti brevi. A nove anni pubblicai il mio primo tentativo”. E’, in effetti, in Nuova Zelanda, dove Katherine Mansfield era nata nel 1888, che venne pubblicato sulla rivista “The new Age” il suo primo racconto breve dal titolo “Enna Black”. Ma l’entrata ufficiale nel mondo delle lettere avvenne soltanto molti anni dopo a Londra quando pubblicò, nel 1911, la sua prima raccolta di racconti “In a German Pension”. Quest’opera richiamò su di lei non solo l’attenzione dei lettori ma anche quella di un illustre critico letterario dell’epoca, John Middleton Murry che, quattro anni dopo, divenne suo marito. Solo nel 1921, però, fu dato alle stampe il suo secondo volume di racconti “Bliss and Other Stories” subito seguito, nel 1922, da “The Garden Party”, ultima opera ad essere pubblicata prima della sua morte prematura. Nel 1917, infatti, Katherine Mansfield aveva contratto la tubercolosi. E’ nel volume di racconti “The Garden Party” che ella affronta, con una certa lucidità e consapevolezza, il tema della morte. La morte compare spesso in “The Garden Party”, quasi come una sorta di ospite indesiderato che arriva all’improvviso durante una festa, forse quale…
