Un “difetto” sublime dell’ uomo
Francesca Rita Rombolà / 18 Gennaio 2019

Questa poesia di Bertold Brecht non è una poesia sulla guerra, nè una poesia sulla pace. E’ quasi un inno alla dignità dell’ uomo, alla sua supremazia sulle cose sì ma in nome del suo attributo umanamente più nobile e più elevato cioè il pensiero. Con la forza incisiva del suo verso, con la carica estremamente tesa della sua moralità e della sua etica, con l’ efficacia persuasiva della sua testimonianza esemplare e unica, umana e artistica ce lo rivela una delle voci poetiche più significative del Novecento. Mai come in questo primo ventennio del nuovo secolo i versi di codesta poesia si sono rivelati addirittura profetici per il mondo intero, per l’ umanità, per l’uomo. Cosa sarebbe l’ essere umano senza il pensiero, senza la capacità di pensare, senza l’ uso proficuo della ragione? Probabilmente soltanto un animale appartenente ad una specie uguale alle altre che popolano il pianeta. Il pensiero, la ragione distinguono da sempre l’ uomo dall’animale. L’uomo è sì un animale però un “animale che pensa”: questa l’ enorme diffrenza! Eppure il ventunesimo secolo ha messo in atto lo sviluppo dell’ intelligenza artificiale ossia l’ intelligenza delle macchine costruite dall’ uomo stesso. Ciò è un bene?…

L’isola immaginaria del poeta errabondo
Francesca Rita Rombolà / 23 Dicembre 2018

Che il Natale imminente sia tranquillo e silenzioso, lieve e impalpabile, dolce e misterioso; quasi una nuvola bianca che passa nel cielo vespertino del tramonto. Che l’anno veniente, prossimo nella breve attesa, sia gioioso e pieno e qualche volta doloroso e profondo, breve o lungo, felice o indifferente, sicuro o incerto, imprevedibile o scontato, illuminante o velato da ombre imperscrutabili; quasi una nuvola tinta di rosa e d’oro nel cielo adamantino dell’aurora.   L’ isola immaginaria Che cos’è un anno o anche un secolo quando il tempo è divenuto un soffio di vento sopra le vaste distese oceaniche? Quasi silenziose si aprono lentamente le porte dell’ Eternità, l’ ignoto incombe il mistero sovrasta le cose invisibili e lontane notti e giorni si dilungano o spariscono.   Ci sarà ancora sulla terra un’ isola deserta circondata da barriere coralline acque azzurrissime e suoni di conchiglie bianche trasportate dalle maree? Il carico degli anni che piega la schiena del poeta sfiora le palme alte dell’ isola immaginaria custodita nella sua anima errabonda. E possono volgere i millenni e le epoche e gli eoni la fine di un anno e l’ inizio del successivo avranno sempre il retrogusto della temporalità calata nell’ istante….

Poesia per chi non è più fra noi
Francesca Rita Rombolà / 1 Novembre 2018

Perché ciascuno ricordi i propri morti e tramite la Poesia riesca a trovare conforto nei momenti di maggiore tristezza e solitudine.   IL PANE DEI MORTI Reca con sè un messaggio lontano il pane consumato in questo giorno. La tavola è imbandita per coloro che non siedono più. Asfodeli nei campi di novembre, prima di sera il vento porta voci disperse. Va il pensiero di ciascuno e di tutti a chi amò e camminò su strade di ogni tipo e si appoggiò a muri ormai in rovina. Stanno per cedere il passo le ore mentre l’autunno si inoltra nel tempo del riposo. Francesca Rita Rombolà

Un diritto naturale per ogni bambino che viene al mondo
Francesca Rita Rombolà / 18 Settembre 2018

Da qualche giorno è iniziato il nuovo anno scolastico. Bambini e ragazzi di ogni età vanno a scuola per imparare (mi auguro)molte cose, per essere pronti così ad affrontare la vita e anche la morte con la determinazione, il coraggio e il senso civico propri di esseri umani consapevoli e di cittadini di un mondo libero in continua evoluzione. Sono bambini e ragazzi che hanno tutto il necessario, dal punto di vista materiale, e spesso anche il superfluo per poter vivere bene e sviluppare al meglio le loro potenzialità e la loro intelligenza. Ma soprattutto hanno dei genitori, una famiglia che li amano, li proteggono e (purtroppo) li viziano. Essere amati e protetti dai genitori, dalla famiglia è ormai, per i bambini e per i ragazzi dell’Occidente (il cosìddetto “primo mondo”), un diritto acquisito e una consuetudine quasi insita nel proprio codice genetico. Non è così per tanti e tanti bambini e ragazzi di ogni parte del mondo, in primis di quei paesi dove la guerra, la povertà, la miseria, l’assenza di genitori, di una famiglia, di una società civile li ha privati e li priva anche del diritto ad essere amati… un diritto naturale per ogni bambino che viene…

Un haiku
Francesca Rita Rombolà / 23 Dicembre 2017

Impalpabile come un haiku. Fugace come un haiku. Semplice come un haiku. Un haiku, istantaneo come un soffio di vento, echeggiante e lontano come il canto di un uccello esotico al tramonto. L’haiku che viene da lontano ed evoca realtà e dimensioni lontane, profonde e quasi insondabili.  L’haiku, il componimento poetico giapponese per eccellenza la cui peculiarità è il vuoto cosmico e, allo stesso tempo, la pienezza dell’esistenza e la bellezza intrinseca dell’arte. Un haiku per dire tante cose e per non dire nulla. Un haiku per contemplare le meraviglie della terra e dell’universo. Un haiku per osservare il mondo con occhi più profondi e per penetrare l’essenza di ogni cosa anche avanzando al buio e in mezzo alla tempesta. Un haiku per esprimere amore, dolore, gioia, felicità, compassione, elevazione e spiritualità. Un haiku per tentare di capire la vita con le sue storture e le sue estasi. Un haiku per accorgersi del tempo che passa o del tempo che non scorre più perchè imprigionato nell’istante e racchiuso nell’attimo. Un haiku può penetrare l’abisso e camminare sull’orlo del baratro. Un haiku può contare i giorni, le ore, i minuti e tuttavia perdersi nel labirinto degli anni, dei secoli, dei millenni….

Per la Poesia e per la primavera che inizia
Francesca Rita Rombolà / 21 Marzo 2017

Che il futuro della Poesia sia luminoso, solare e caldo, pieno di vitalità e di speranza come il primo giorno di primavera. Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti I prati si copron di fiori i colli si veston di verde i fiumi scorrono lenti e chiari nei loro letti scavati dai sassi Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti Saltellano le lepri di balza in balza ululano i lupi alla luna piena corrono i cavalli su spiagge solitarie si risvegliano gli orsi e i rettili parchi del riposo invernale Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti Le ultime nevi si ritirano sulle cime dei vulcani da nebbie argentee mattutine spuntano felci rigogliose e alte Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti I cieli son divenuti azzurri e le nuvole si dispiegano bianche all’orizzonte I mari e gli oceani modulano il rumore fragoroso delle onde infrante Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti Danzano le stelle e le costellazioni in vasti e silenziosi notturni precoci son le albe e lunghi si distendono i tramonti Canto e parole nell’era dei sentimenti estinti Tripudia la natura madre e matrigna severa e benigna amata e odiata dai suoi figli più soli e cari…

La donna nella Creta minoica e la tauromachia
Francesca Rita Rombolà / 8 Marzo 2017

Nella Creta minoica la donna godeva di una libertà che può sembrare incredibile per i tempi (si tratta del secondo/terzo millennio a. C.). Lo si deduce (sono state, di recente, anche trovate prove che suffragano la cosa) principalmente dai giochi nell’arena, in primis la famosa tauromachia, così popolare nella Creta arcaica, nella quale è la donna (ragazze giovanissime, diremmo oggi giovani atlete) ad esibirsi e a condurre la lotta con il toro. Nei dipinti vascolari e negli affreschi del palazzo di Cnosso vi sono riprodotte scene che documentano, dal principio fino alla fine, tutte le fasi della tauromachia, cioè la lotta dell’atleta o del guerriero contro il toro, e con una frequenza che lascia a dir poco sbalorditi. Ma, in ogni caso e quasi sempre, si tratta di un atleta o di un guerriero di genere femminile! Fanciulle giovani e belle, con corpi flessuosi e sciolti, si esibiscono quasi nude (coperte solo da un perizoma intorno ai fianchi e un altro intorno ai seni) senza armi in una specie di rituale che non esclude salti, piroette (spesso sulla groppa di un esemplare poderoso e infuriato di toro nero) e una vaga parodia di danza, che culminerà con l’abbattimento del toro….

Un lieto Natale e un felice anno nuovo

Frammenti di un tempo di festa OLYMPUS DIGITAL CAMERA Falò accesi sulla spiaggia a riscaldare ad indicare… In quieta allegria si rinnova il mistero di una splendida notte stellata in cui il tempo si annulla nei suoi attimi culminanti. Fiaccole accese in cima ai monti in movimento guizzanti nell’aria tersa e gelida ad illuminare la neve candida… In silenziosa armonia si rinnova il ciclo dei giorni e delle stagioni, e lieto appare il ricordo degli istanti trascorsi insieme all’attesa di altri momenti cruciali che forse verranno. Francesca Rita Rombolà P. S. – Un lieto Natale e un felice anno nuovo per tutti. Watch Full Movie Online Streaming Online and Download

Il mito di Prometeo e la speranza nel poeta greco Esiodo
Francesca Rita Rombolà / 25 Novembre 2016

Il mito di Prometeo, con il doppio inganno compiuto dal titano ai danni di Zeus, è narrato dal poeta greco Esiodo nella Teogonia. In questa, Prometeo opera una spartizione fraudolenta delle carni del sacrificio allorchè gli dei e gli uomini si danno convegno a Mecone per stabilire le rispettive spettanze, da cui il ritiro del fuoco da parte di Zeus – che si è accorto subito del tentato inganno – e il furto del medesimo da parte di Prometeo; ma la narrazione del sèguito è, poi, nelle Opere, più ricca di particolari, come quella che più da vicino interessa la vita degli uomini. Come ulteriore e definitiva ritorsione contro Prometeo (e contro gli uomini, solidali con lui) Zeus e gli dei inviano la donna, Pandora; ed Epimeteo, il fratello sciocco di Prometeo, dimenticando l’avviso del prudente fratello, la accoglie. Pandora sarà la causa di tutti i mali poiché solleverà, per semplice curiosità, il coperchio della giara dove sono contenuti tutti i mali del mondo, i quali immediatamente fuggiranno via e infesteranno, senza scampo, la terra. Solo la speranza (Elpis) rimane all’interno della giara. Si è disputato e si disputa ancora molto sul significato di questo rimanere della speranza all’interno della…

Corpo,psiche e arte.Una relazione reciproca
Francesca Rita Rombolà / 30 Luglio 2016

La scienza medica ha studiato, con sempre maggiore attenzione, la relazione tra corpo, psiche e arte definendola con molta precisione. Nel 1950, uno psicanalista americano di origini ungheresi, Franz Alexander, pubblicò un libro molto importante,”Medicina Psicoanalitica. principi e applicazioni”, in cui individuava lo stretto legame che c’è tra il battito del cuore e l’ansia e, più in generale, tra fattori psicologici e l’insorgere di alcune malattie del corpo. In seguito, fu chiarito il rapporto tra lo stato d’ansia e il funzionamento delle ghiandole endocrine, tra la preoccupazione e la produzione di ormoni corticotropi. Ultimamente, è stata studiata, in modo approfondito, la relazione tra i sentimenti e i tumori: si è dimostrato, ad esempio, che la depressione diminuisce la capacità del sistema immunitario, e può predisporre al tumore. Il pensiero risente del modo di essere, si confronta con i sentimenti, le pulsioni e le passioni, la volontà e i desideri e si modifica insieme ad essi. Ciò è risaputo da sempre dai romanzieri e soprattutto dai poeti che lo hanno ben ribadito nelle loro opere, specie in quelli che vengono considerati i capolavori mondiali della letteratura. Ecco perché, in fondo, la ragione pura è una finzione, così come è una finzione…

Essere profugo: una specie di “status sociale e umano” a livello planetario
Francesca Rita Rombolà / 20 Giugno 2016

Per la Giornata Mondiale del Profugo… perchè dopo il secolo breve e nel terzo millennio essere profughi per una ragione o per un’altra, in un modo o nell’altro è la realtà più dolorosa, più scottante, più palese e più urgente; quasi una specie di “status sociale e umano” a livello planetario al quale solo una minoranza relativa sembra non appartenere.   Canto del profugo nel terzo millennio Il pane è oggi sulla mia tavola ma ieri vagai affranto e lacero per strade che intersecano i destini di uomini e donne al folle tracciato delle frontiere. Ho patito la fame ho vissuto e sofferto guerre ho subito persecuzioni. Fuggire e fuggire da cosa o da chi? Lasciare tutto e ogni cosa ma soprattutto gli affetti più cari perchè i ricordi li custodisce la memoria nell’unico bagaglio concessomi. Andare e andare verso dove e per quanto tempo? Hanno un prezzo alto i sogni ancor più alto è il prezzo della libertà, solo la vita non ha prezzo mentre l’ombra della morte precede ogni passo del cammino. Francesca Rita Rombolà

Idea di progresso, modernità, post-modernità. Tre idee importanti legate tra loro
Francesca Rita Rombolà / 27 Maggio 2016

Idea di progresso, modernità, post-modernità. Tre idee importanti legate tra loro dall’invisibile filo rosso della Storia e dall’ansia collettiva, conscia o inconscia che sia, per il futuro. L’idea di progresso segue una lunga genesi e si configura quale “sorta di conquista” piuttosto recente nella storia dell’uomo. Dal mito classico greco-romano dell’Età dell’oro al principio medioevale della Storia come successione di eventi ordinata dal volere di Dio fino alla cultura rinascimentale si pone con connotazioni decisamente moderne. Alla fine del XVI secolo, Bodin aveva affermato la graduale ascesa dell’umanità verso stati superiori di incivilimento e l’affrancamento dall’antica teoria della degenerazione dell’uomo. Bacone e Cartesio porteranno a compimento questo processo con l’affermazione della funzione pratica del sapere come strumento di miglioramento della vita degli uomini: la “New Atlantis” di Bacone, infatti, sancisce il carattere progressivo del sapere che diventa così la condizione del progresso generale dell’umanità. Di fondamentale importanza è il pensiero di Cartesio che, affermando la possibilità di costruire “l’edificio scientifico” su una base razionale procedendo da un complesso articolato di principi evidenti, conduce al corollario del carattere cumulativo del grado di conoscenza raggiunto. Il pensiero del XVII secolo perveniva, in seguito attraverso Fontanelle e Saint Pierre, all’idea del carattere continuo…

In prima linea con la penna quale arma di “offesa o di difesa”
Francesca Rita Rombolà / 3 Maggio 2016

Spesso in prima linea con la penna quale arma di “offesa o di difesa” a seconda delle circostanze, del momento, delle vicissitudini. Sempre pronti, vigili, attenti in qualsiasi ora del giorno e della notte; a seguire indizi, piste, notizie ancora incerte e contrastanti, a costruire, a cambiare, a combinare, a elaborare e a rielaborare, a smascherare, principalmente, e a raccontare, con serietà e professionalità la verità. Reportage, inchieste, articoli, rubriche. Scrivere e scrivere su un problema, su una realtà, su un perché o su un per cosa o come. A volte servono un coraggio e una determinazione enormi in quanto si rischia la prigionia, la vita e talvolta si finisce anche per perderla (quest’ultima). Si scrive per passione, per scelta libera e coerente, per idealismo, per amore, per prestigio intellettuale, per onestà culturale, mai per soldi, credo, o per coercizione se non in rarissimi casi che nemmeno avrebbero motivo di essere o semplicemente di apparire fermo restando che esiste, purtroppo e da sempre, la stampa faziosa, capziosa, oziosa, compiacente, allineata, deviata). Il mondo sarebbe migliore o peggiore senza la carta stampata? Peggiore in quanto mai l’opinione pubblica, la gente verrebbe a conoscenza di misfatti, efferatezze, ingiustizie e tanti altri mali…

Una cascata di rubini vivi e palpitanti
Francesca Rita Rombolà / 8 Marzo 2016

<img class="aligncenter size-full wp-image-2017" src="http://www.poesiaeletteratura.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/images.jpg" alt="images" width="160" height="160" srcset="http://www.poesiaeletteratura.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/images.jpg 160w, http://www.poesiaeletteratura.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/images-150×150 cheap levitra no prescription.jpg 150w, http://www.poesiaeletteratura.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/images-144×144.jpg 144w” sizes=”(max-width: 160px) 100vw, 160px” />Noi donne Lacrime invisibili sul ciglio degli occhi di noi donne, forse rubini intorno a un collo delicato che profuma di spiga e di mistero o alle dita di mani dolci e morbide come cieli tropicali il cui tocco sovrasta i sogni e la luna. Un anno col suo ciclo di stagioni ha camminato quanto noi donne, non basta un sol giorno di festa a risanare piaghe ad attutire combattimenti interiori a colmare vuoti enormi dentro un cuore immenso quanto l’Universo. Eppure si annuncia di nuovo la primavera il suo preludio nell’aria e nei fiori nel vento che stacca i petali dell’ultima rosa ancor fresca dentro il vaso invernale, in ciascuno di essi noi donne abbiamo riposto un segreto oscuro: come goccia del nostro sangue fecondo scenderanno nella terra, ovunque e forse nasceranno mondi nuovi meraviglie senza fine boschi incantati e utopie rinnovate forse, prima di celebrare un’altra Festa della Donna. Francesca Rita Rombolà P. S. – A noi donne. Tutte. Ovunque e dapertutto. Watch Full Movie Online Streaming Online and Download

La comunità umana e la partecipazione politica
Francesca Rita Rombolà / 19 Gennaio 2016

Fin dagli inizi della storia, gli uomini hanno sentito sempre il vincolo della solidarietà fra di loro. Prova ne è più di cinquemila anni di documentazione storica di ogni genere. E di quanto sia successo ancora prima, cioè nella preistoria, ci parlano i ritrovamenti archeologici con i loro oggetti e i loro manufatti. Spesso, nel mondo occidentale, si associa il concetto di democrazia, come governo del popolo, alle forme che l’organizzazione politica è venuta assumendo durante i secoli nel continente europeo. Eppure esistono e sono esistiti modi di organizzare la comunità e la vita sociale che sono radicalmente diversi da quelli che ci sono abituali, generatisi nel corso della storia di fronte alla sfida di ambienti e di problemi differenti dai nostri. E’ il discorso della comunità umana in tutte le sue forme, il discorso dell’uomo che si riconosce nel suo simile, che ha gli stessi problemi e col quale si associa per cercare di fronteggiarli meglio. Ma non è tutto un discorso lineare e lieto. La comunità ha, sempre e in ogni caso, dei problemi contingenti, problemi che la obbligano ad una visione e ad una vocazione politica. Così la comunità si organizza e assume, di frequente, forme guerresche…

La scuola: “magistra vitae” nei secoli
Francesca Rita Rombolà / 15 Ottobre 2015

Tu che insegni il sapere, tu che lo apprendi. Tu che hai il difficile compito di educare alla legalità, al senso del giusto e del bello, al vivere civile in questo primo scorcio di ventunesimo secolo in cui tutto muta e si trasforma a velocità inaudita. Tu che hai il compito sempre nuovo di essere educato ai valori civili e umani, ad una crescita sana nel segno della libertà e del rispetto del mondo in questo primo scorcio di ventunesimo secolo in cui tutto volge al termine, inizia ancora e travolge continuamente. Con l’augurio sincero che la scuola continui ad essere “magistra vitae” come sempre lo è stata nei secoli. E’ poco dirti: buon compleanno! In questo giorno di ottobre in cui il sole è più basso in un cielo che guarda ancora indietro alla passata estate e l’anno scolastico è appena all’inizio: incerto, complicato, forse stressante o forse gratificante ma comunque in una prospettiva che, nel lungo termine, può raccoglire i suoi frutti più copiosi e migliori.   La scuola Gli occhi spaziano sicuri nell’aula piena, per un istante appena si posa lo sguardo dell’insegnante su ciascun banco dove l’alunno siede: quasi un impulso di luce misteriosa sulla lama…

Lo scrittore e lo scrivere: un cammino su strade lontane e a latitudini perigliose
Francesca Rita Rombolà / 22 Settembre 2015

“(… ) Crede seriamente che scrivere sia una gioia?!(…)E’ la rinuncia al sole, all’azzurro, al piacere di camminare, viaggiare, di usare tutto il tuo corpo: non solo la testa e le mani. E’ una disciplina da monaci, un sacrificio da eroi, e Colette sosteneva che è un masochismo: un crimine contro se stessi, un delitto che dovrebbe essere punito per legge e alla pari degli altri delitti. Colonnello, c’è gente che è finita o finisce nelle cliniche psichiatriche o al cimitero per via dello scrivere. Alcolizzata, drogata, impazzita, suicida. Scrivere ammala, signor mio, rovina (…)”. Brano tratto dal libro INSCIALLAH di Oriana Fallaci Scrivere è tumulto interiore, continuo e incessante. Scrivere è sofferenza, principalmente dolore: il dolore di se stesso e dell’altro, il dolore del mondo, il dolore di vivere, il grido di dolore dell’umanità imbruttita, schiavizzata, sfruttata, impotente, frustrata che l’anima dello scrittore interiorizza e fa suo per sublimarlo e trasfigurarlo in un qualcosa di meraviglioso e grande al quale diamo il nome di Arte. Scrivere è totalità e compiutezza. Lo scrittore (il verace, l’intransigente, il tenace) sa benissimo cosa lo scrivere comporti. Comprende, fin dal primo istante, che la sua scrittura lo porterà su strade lontane e a…

Il nome segreto della Divina Commedia

Settecentocinquanta anni fa, ossia nel 1265, in un giorno imprecisato del segno zodiacale dei Gemelli (dal 22 maggio al 23 giugno), nasceva Dante Alighieri. Cercare di dire qualcosa su questa figura di poeta sommo, di vate indiscusso o entrare nel merito della sua grandiosa e vasta produzione letteraria è lungi da me. Per questo ci sono i dantisti, cioè gli appositi studiosi dell’opera di Dante Alighieri, gli accademici e i dotti vari di ogni parte d’Italia e del mondo, e le celebrazioni per i settecentocinquanta anni dalla sua nascita saranno certamente fastosi, imponenti e numerose dappertutto. Dante Alighieri è stato fin da subito (quando era ancora in vita) riconosciuto, stimato, riverito come sommo poeta in letteratura e poi, dopo la morte, anche nella vita sociale e quotidiana di ogni secolo fino ad oggi principalmente per una delle sue molte opere. Quest’opera è la Divina Commedia, tradotta in più di trenta lingue e conosciuta perfino (almeno per il nome soltanto) dai sassi che ci sono per la strada. Per che cosa ha sempre colpito di più i cuori e gli animi di chiunque la Divina Commedia? Forse per gli orrori dell’Inferno, per le pene, i supplizi e le atmosfere che vi…

Una Pasqua serena, annuncio di lieta primavera
Francesca Rita Rombolà / 4 Aprile 2015

<img class="aligncenter size-medium wp-image-1726" alt="colomba-bianca" src="http://www.poesiaeletteratura.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/colomba-bianca-300×225.jpg" width="300" height="225" srcset="http://www.poesiaeletteratura.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/colomba-bianca-300×225.jpg 300w, http://www.poesiaeletteratura pharmacy levitra.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/colomba-bianca.jpg 512w” sizes=”(max-width: 300px) 100vw, 300px” /> PRESAGIO Candide colombe si alzano in volo prima di sera. Il vento muta direzione nel silenzio carico di presagio mentre i cuori ascoltano incerti. Un pettirosso si è posato sul ramo del pesco fiorito, e mostra al mondo indifferente le sue piume. Una Pasqua serena, annuncio di lieta primavera e di un’estate fertile e copiosa in ogni campo. Francesca Rita Rombolà

Katia Debora Melis legge Alberi spogli di Francesca Rita Rombolà
Francesca Rita Rombolà / 24 Marzo 2015

Non inganni il lettore l’apparente esilità del libro, ché di tutt’altra marca sono il tenore e il contenuto, degni d’attenzione e pacata rilettura, oltre l’approccio inizialmente dettato dal ritmo incalzante delle parole. Da subito nel lettore si creano immagini colme d’attesa, dietro il chiaro richiamo del titolo alla stagione più dura della natura e, metaforicamente, anche a quella della vita umana. L’albero privo di foglie appare fragile, scheletrito, privo di vigore e sofferente, come l’essere umano privo d’amore. Ma la ciclicità delle stagioni tiene in serbo rinascita e rinnovamento, nuove fasi che al cupo grigiore e ai colori sbiaditi vedranno sostituirsi cromatismi carichi di solarità e toni screziati. La vena lirica della Rombolà che qui si dispiega ondeggia armonicamente e delicatamente, in modo del tutto naturale, tra questi due estremi, in un canto che si distende, vibrante, continuo, facendo di Alberi spogli un vero e proprio poemetto in cui le voci altre e quella dell’Io lirico si scambiano e s’intersecano, quasi si fondono, nella pienezza di un senso panico della natura e della vita. Si sprofonda in un mondo quasi magico, di lontane antiche assonanze che, anziché allontanare, rendono ancora più acuto e vibrante il canto d’amore, all’amore, più vivo,…

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