Il poeta e la rivoluzione

Incendio di rivolta. Fuoco di rivoluzione. Vento di cambiamento. Lotta per la libertà. Muta un’epoca. Si trasforma la fisionomia di un’era. E il poeta, a qualunque epoca appartenga e in qualunque era dispieghi il suo operato, è lì: presente, attivo. Voce che annuncia la tempesta. Voce che si leva per ammonire, per denunciare, per esortare e per incitare. Voce che si leva per la libertà, non solo di ogni uomo o donna ma di ogni essere vivente che fa parte della natura, che vive e muore sulla terra. Voce che parla. Voce che grida. Voce che urla. Voce che non ha paura di parlare. Voce che non ha paura di gridare. Voce che non ha paura di urlare. Nelle rivolte, nelle rivoluzioni, nelle guerre civili e in quelle fra popoli e nazioni diversi il poeta è sempre sulle barricate e in prima linea a fianco di chi sta lottando per la propria libertà, i propri ideali, i propri sogni e le proprie utopie, la propria vita; a fianco di chi sta combattendo e di chi sta morendo, di chi muore, ad ogni ora del giorno e della notte, nei modi più atroci e più assurdi, più oscuri e più terrificanti,…

Il poeta e il suo compito nel tempo e nello spazio

Chi è il poeta? Il poeta è strumento dell’epoca. Come strumento della lingua. L’epoca e la sua lingua, in realtà, pensano per mezzo del poeta. Tuttavia questo pensiero stesso deve influenzare l’epoca e la sua lingua. Il poeta non trasforma il mondo e le cose del mondo, ma può influenzare la coscienza e toccare le corde più sensibili e profonde del cuore dell’uomo. Il poeta è un custode della tradizione, della memoria, del ricordo. Un custode della parole. E un custode dell’Essere. Si osservi la Storia là dove essa avviene “effettivamente” e su scala escatologica. Nel suo cataclisma continuo non restano e non possono restare dottrine né politiche né poetiche. Ma la Poesia rimane in ogni caso, e mostra di essere essa stessa una più alta “impolitica politica”. L’unica forma di poesia possibile alla fine di un’epoca, di un’era, dei tempi è quella escatologica, quella, in parole povere, che nega il mondo inumano dei giorni che si vivono in nome di un grande mutamento. La Poesia vera è una cosa rara: la sua pienezza fu dispiegata agli uomini nei templi antichi fra divinità e muse e in quel libro grandioso e misterioso conosciuto universalmente come la Bibbia. E da quel…

La luna e i poeti

La luna. Sempre splendida e meravigliosa nel cielo notturno dei tempi. La luna. L’unico satellite del pianeta terra. Che intorno al pianeta terra gira e compie il suo ciclo. La luna. Che brilla per la luce riflessa del sole, talvolta pallida, talvolta argentea, talaltra bianca, trasparente e spettrale. Corpo celeste sferico forse desertico e desolato. Forse senza vita. La luna. Amica e (perché no?) “braccio destro” dei poeti. La luna e i poeti. Connubio antico e solido. Sodalizio totale e infinito. Non vi è poeta che non abbia contemplato la luna in notti dell’anima placide e serene e che non si sia rivolto alla luna in altrettante notti dell’anima tempestose e terribili, in un cielo dalla vastità schiacciante e inaudita, al di sopra di paesaggi irreali o surreali, collinari o montani, lacustri o campestri, marittimi e insulari. Alla luna il poeta racconta da sempre le sue pene e i suoi dolori, le sue speranze e le sue gioie. Alla luna da sempre il poeta parla intrattenendo un dialogo muto o percettibile appena, silenzioso o esuberante; e la luna lo ascolta parlandogli e sua volta (non è dato, credo, a chi la poesia non ama e non comprende almeno un pò,…

Il sacro fuoco della poesia e i muri da abbattere

Muri di pietra. Muri di gomma. Muri di ghiaccio. Muri di cristallo. Muri di legno. Muri di sabbia. Muri di mattoni. Muri di acciaio. Muri invisibili fatti di aria o di etere, di omertà, di rancore, di invidia o di malvagità, di odio o di vanagloria, di egoismo o di perbenismo, di paura o di pregiudizio contro i quali spesso si va a sbattere inconsciamente e li si porta nell’anima come ferite piccole e dolorose forse per l’intero arco della propria esistenza. Un muro davanti alla tua strada. Sul tuo cammino già tortuoso e difficile. Un muro alto o basso. Che separa e che divide. Un muro come una barriera. Che si snoda per kilometri in lunghezza e in larghezza. Attraverso lo spazio e il tempo. Un muro che ti impedisce di vedere. E forse perfino di morire quando lo desideri tanto. Quanti muri nel nostro percorso esistenziale e nella storia dei popoli e delle nazioni. Muri di ogni genere. Di ogni tipo. Di ogni natura. Di ogni sostanza. Muri costruiti apposta. Talvolta per sbaglio o per ripicca. Talvolta per disprezzo o per protezione. Muri costruiti perfino per troppo amore o per eccessiva e inconscia morbosità. E i giorni corrono…

La Poesia e il territorio. Un legame reale (e ideale)

Domandiamoci, per gioco o per semplice curiosità, può la Poesia avere dei legami con il territorio? Forse è difficile, dopotutto, dare una risposta. Una risposta scontata. Ma tentiamo pure di rispondere di sì, e cioè che la Poesia può (uso un verbo ipotetico perché si è in un campo oscuro, incerto, misterico) essere o divenire (a seconda dei casi e del contesto) vera, sentita, percepita e rendersi completa quando ha dei legami con il territorio nel quale si manifesta e che la stimola e la produce anche. Se la Natura, in un dato territorio, è ancora pura, primitiva, fresca e incontaminata; se la vita dell’uomo e delle cose rispetta ancora in parte i suoi ritmi e i suoi cicli annuali allora anche (posso affermarlo per esperienza diretta) le emozioni, le percezioni, i sentimenti, in due parole, l’anima e il cuore avranno, sempre e comunque, un qualcosa di poetico e vedranno ogni cosa come “permeata” da un tocco di poesia che dona alla vita quel senso di bellezza, di esteticità e di libertà anche fugaci e in misura e quantità limitate. Ho vissuto, da bambina e da adolescente, in un territorio particolarmente selvaggio e molto suggestivo dal punto di vista naturale….

La ginestra in poesia

La ginestra, un fiore giallo come i raggi del sole, pieno e copioso come un grappolo d’uva, esuberante e festoso come spighe di grano maturo. La ginestra, un fiore che rinasce ogni tarda primavera, annuncia la calda estate mediterranea e tellurica e si protrae talvolta fino ad autunno inoltrato. L’essenza di ginestra è una fragranza … un profumo pregiato e delicato, la fibra di ginestra è usata per realizzare tappeti, coperte, stuoie perché molto resistente e dal tessuto traspirante, caldo e fresco allo stesso tempo. Ma è in poesia che il fiore della ginestra si mostra nascondendosi, si nasconde mostrandosi. Metafora di un mondo nuovo e di un tempo che si rinnova. Simbolo di tenacia, di resistenza alle intemperie, di forza rigogliosa ed esplosiva, radice che sa sfruttare al meglio i terreni vulcanici, le lande rocciose, i dirupi inaccessibili. Non a caso, credo, la ginestra alligna sulle pendici dei vulcani attivi e spenti o addormentati, ed è uno spettacolo potente e meraviglioso vedere fianchi lavici e nudi in un profilarsi di giallo danzante al vento che soffia dal mare, marcandone ogni tratto dalla base fino alla cima. Gli occhi di un poeta, o di chi ama e comprende la Poesia…

Quasi un’espressione per antonomasia

“Hai scritto una lirica?”; “Il suo percepire e il suo sentire sono molto lirici”; “L’atteggiamento lirico nei confronti delle persone, delle cose, della natura”. Il concetto di lirica e il termine lirica sono molto conosciuti e diffusi in poesia, ma anche nella realtà quotidiana. Cerchiamo di capire un po’, in sintesi, che cosa implica, fin dalle origini, il concetto e il termine di lirica. Lirica (dal greco lyrikà – “versi cantati al suono della lira”) è il termine con il quale i grammatici alessandrini designarono la poesia accompagnata dalla musica, dal canto e dalla danza (prima di loro nota con il nome di “melica”) che impiegava versi cantati e stroficamente organizzati. La poesia epica, elegiaca e giambica erano, invece, recitate con il concorso di un semplice sottofondo musicale (parakatalghé) e impiegavano quindi versi recitativi e stichicamente costruiti, cioè privi di organizzazione strofica. Nell’ambito della poesia lirica vennero distinte: 1) La lirica monodica, cantata da una sola voce e nella quale il poeta parlava di se stesso e dei suoi sentimenti; 2) La lirica corale, eseguita da un coro di voci e nella quale il poeta non parlava a titolo personale ma come interprete della collettività di cui faceva parte. I…

Il poeta e il potere costituito: un rapporto da sempre ambivalente

Il Potere è sovrano. Spesso e comunemente il potere politico. Ma diciamo meglio il potere in sé. Spesso è quasi onnipotente, addirittura apoteosi dell’incredibile. Il tiranno ha potere di vita e di morte sui propri sudditi, il dittatore (di destra, di sinistra, di qualunque colore e di qualunque appartenenza ideologica) impone con la forza bruta o con la coercizione sottile il proprio potere di decisione sulla vita e sulla morte delle persone (dei cittadini, che forse cittadini non sono ormai più). Nulla teme il Potere sulla terra. Nulla teme il tiranno. Nulla il dittatore. Ogni cosa gli si piega e può essere piegata al suo volere. Ogni essere vivente: pianta, animale, uomo, può essere assoggettato al suo volere. Egli crea, certo, mirabili opere. Costruisce e cambia. Edifica e, allo stesso tempo, annienta. Eppure vi è un “qualcosa” o un “qualcuno” che sembra, da sempre, collocarsi in una specie di zona grigia, quasi una linea di confine incerta, seminascosta, ciò nonostante perfettamente tracciata e piuttosto visibile. Questo “qualcosa” o “qualcuno” è il poeta e il suo proprio canto. Da sempre, appunto, il poeta ha un rapporto decisamente ambivalente con il potente di turno sia egli imperatore, monarca, tiranno, dittatore e forse…

Il poeta e il Decadentismo

La culla del Decadentismo fu nei cenacoli “Bohémiens” della Rive Gauche – gli “Hidropathes”, gli “Hirsutes”, gli “Zutistes”, i “Nous Autres”, il “Chat Noir” – la cui fama verso il 1880 e ancora più in là negli anni, in tutta Europa e al di là degli oceani, sembrò creare intorno al nome di Parigi un alone suggestivo e quasi inquietante di genialità e di poesia. Il termine “decadenti” fu adoperato dapprima in senso dispregiativo dalla critica benpensante, borghese o accademica, ma già dalla fine dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento, quando l’inglese Gibbon aveva descritto la “storia della decadenza e della caduta dell’impero romano” con una certa simpatia per i vinti – “rappresentanti di tutti i valori della cultura” – e i vincitori – “uomini della barbarie” – la parola “decadenza” aveva perso molto del suo significato originario svalutativo, e l’attrazione verso le “culture tarde e morenti” aveva costituito anzi una sorta di distinzione al di sopra di una società e di un mondo alle soglie di un’oscuro sfacelo imminente. Per primo fu il poeta francese Charles Baudelaire che scoprì e svelò la potenza trasfigurativa che la Poesia possiede anche di fronte a ciò che la vita può avere…

La Poesia, sangue e fuoco della terra

Poesia è un soffio di vento appena, tra i fiori e sulle cime degli alberi più alti. Poesia è la brezza lieve che increspa le onde del mare al tramonto quando il sole si immerge nel sonno di antri oscuri e profondi per permettere ad ogni vivente di sognare. Poesia è il murmure misterioso e misterico del bosco, il respiro sottile della foresta, lo scorrere quieto del ruscello fra i sassi del suo letto. Poesia è la cadenza ondulata della sabbia che forma e sposta le dune del deserto. Poesia è lo stormire delle foglie, il calpestio dei passi, il gemito impercettibile di una goccia di rugiada in un’alba di giugno, la voce impossibile e incredibile della pioggia d’autunno, il rombo lontano del tuono in mezzo alle nuvole grandi e in corsa. Poesia è il silenzio che non si può spiegare. Poesia è il pianto imperscrutabile di una sola lacrima. La lava del vulcano scende come un fiume placido e inesorabile. E’ rossa e calda. Quasi inverosimile. E’ il sangue della terra. Convulsione tellurica del suo corpo di vegliarda. Fiotto e anima delle sue profondità inaccessibili, dei suoi abissi e dei suoi baratri senza confronto. E’ fuoco. Il fuoco che…

La Poesia, un potenziale “rivoluzionario”, di libertà, di resistenza spesso sottovalutato e spesso oscuro

In una prigione terribile e orribile sconosciuta al mondo, dove chi vi è rinchiuso vive in condizioni disumane ed estreme, qualcuno ha con sé (per caso? Per magia? O per inutilità della vita e del tutto, o per motivi altri) un libro di poesie di un poeta che ha cantato la libertà, la bellezza e la potenza della natura, la dolcezza o l’esuberanza ardente dei sentimenti, le meraviglie dell’amore, il mistero della vita. E’ l’unica cosa che possiede in quell’ambiente fatiscente, umiliante e doloroso. E’ l’unica cosa che i suoi carcerieri – aguzzini gli consentono di tenere con sé. E’ il suo unico possesso in un luogo dove non si possiede più niente forse nemmeno più la propria autostima e la propria dignità umana le quali vengono messe a dura prova quasi ogni giorno e, ogni giorno, venendo meno ad ogni nuova “seduta” di tortura. Un libro di poesie. Già. Chissà poi perché i carcerieri – aguzzini consentono proprio il possesso di un libro di poesie a prigionieri – detenuti che vogliono “annientare” non solo fisicamente ma soprattutto e principalmente psicologicamente cioè nello spirito, nell’anima, nella capacità di pensiero e di raziocinio. Già. Forse perché ritengono che un libro di…

Il ricordo e la rammemorazione. Per i centocinquanta anni della morte di Alessandro Manzoni

Il 22 maggio 1873 lasciava questa vita, all’età di ottantotto anni, il poeta e romanziere Alessandro Manzoni. Sono passati esattamente centocinquanta anni dalla morte di uno dei più grandi autori della Letteratura Italiana. Una breve nota per ricordarlo in tempi in cui forse la letteratura, insieme alla memoria, non sembrano avere più quel posto predominante che hanno avuto nei decenni scorsi. Alessandro Manzoni è stato l’autore di capolavori letterari quali il romanzo “I Promessi Sposi”, di tragedie quali “Adelchi” e “Il conte di Carmagnola” e di poesie quali “Il 5 Maggio”. Non so più se le giovani e le giovanissime generazioni, a partire dai Millennials, (nati nel 2000/2001) hanno ancora nei loro programmi di studio alle scuole superiori, per quanto riguarda l’italiano, le opere di Alessandro Manzoni, quindi se lo studiano o lo conoscono come semplice autore appena; ai “miei tempi” (anni Ottanta del secolo scorso) era un autore di primo piano alle scuole superiori, e il romanzo “I promessi Sposi” era il classico che si doveva studiare e commentare per un intero anno scolastico. A questo riguardo, non posso non ricordare e non menzionare il compianto professore Franco Rombolà con il quale ho proprio studiato “I promessi Sposi” di…

“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” di Cesare Pavese. I versi e la loro possibile ermeneutica

Rompo un silenzio durato più di un mese. Rompo oggi un silenzio nel cui tempo il dolore, lo shock emotivo e l’ineluttabilità di un lutto improvviso hanno dato spazio e una certa fermezza per una riflessione sulla morte e sul suo senso e sulla poesia che può essere chiarificatrice di questo recondito senso. Talvolta in momenti di dolore grande e improvviso, come forse anche di gioia inaspettata, cerchiamo una risposta, se ci riesce, o almeno un qualcosa che vada oltre la superficie delle cose, a quel che ci è accaduto, che ci accade, che ci coinvolge e ci stravolge, ci afferra e ci consuma. Forse la Poesia, come sempre e come da sempre fa, può essere questa specie di risposta o questo qualcosa, strana pellicola sottile mai del tutto invisibile. C’è una poesia forse che adesso può rendere l’idea, la sensazione, la particolarità di questo tempo vissuto; forse i suoi versi iniziali, i versi che danno il titolo all’intero componimento sembrano voler comunicare ad ogni costo la loro possibile ermeneutica: “parlare”, “dire”, “additare” su un sentiero tortuoso e poco illuminato. “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” sono forse i versi più conosciuti e più citati della famosa poesia…

Per una Pasqua di pace, di giustizia, di risveglio interiore

Per una Pasqua di pace, di giustizia, di risveglio interiore. Per una Pasqua che sia dolore, sofferenza, morte ma subito dopo gioia, consolazione, resurrezione. Per una Pasqua che aiuti e dia coraggio a chi non trova aiuto in se stesso e negli altri, a chi non sente e non ha il coraggio di cambiare in meglio i propri pensieri e la propria vita. Per una Pasqua solitaria e silenziosa che stimoli perciò la riflessione profonda sulle cose e sul mondo. Per una Pasqua che dia valore e senso alle parole e ai gesti, agli atti e agli slanci. Per una Pasqua che sia rammemorazione e ricordo, memoria e racconto vitale. Per una Pasqua bella, buona, serena, feconda, nuova. L’UNICA OFFERTA Presentò sull’altare l’offerta del pane e del vino ricevuta dal patriarca, lui il primo sacerdote dell’Altissimo e in quell’istante percepì … e poi vide il compimento della redenzione di ogni essere e cosa; fino alle stelle, alle galassie agli universi invisibili e inconcepibili. Vide, e impresse nella sua memoria la visione col fuoco celeste della trasfigurazione. I mondi sobbalzarono, e furono sconvolti l’uomo dapprima si accostò con timore alla luce in seguito la riconobbe dal profondo, inespressivo. Il mistero inaudito…

La repubblica dei poeti

…E se un giorno, improvvisamente, i poeti fondassero la loro repubblica?! Ahimè credo che il mondo, così come lo conosciamo e nel quale viviamo, andrebbe davvero in tilt. Forse si produrrebbe la più grande e la più radicale rivoluzione che l’uomo abbia mai fatto e la Storia abbia mai visto. Il reame dei poeti, con il retrogusto sognante di una fiaba o, forse meglio, la repubblica … sì ecco, alfine, proprio la repubblica dei poeti! La repubblica dei poeti. Ma come sarà, o dovrebbe essere, la repubblica dei poeti? Non si è mai vista e mai sentita una cosa del genere. Eppure tutti la auspicano da sempre.Tutti la desidererebbero o la vorrebbero da sempre. Tutti da sempre la aspettano quasi come gli antichi ebrei attendevano il messia, cioè colui che avrebbe potuto liberarli dal giogo straniero e salvarli da un qualcosa di terribile e di ineluttabile. Tutti sì. Anche quelli che non sanno cosa siano né i poeti né la loro repubblica e perfino gli apatici e gli indifferenti alle cose, alla vita e a se stessi. Perché la repubblica dei poeti è quasi una sorta di ideale misterioso e oltremodo imperscrutabile che alberga con continuità atemporale nell’inconscio collettivo dell’intera…

Io come donna

Cosa fa più male uno schiaffo in pieno volto o uno dentro l’anima? Forse l’uno e l’altro in modo uguale e intensamente; forse, a mio avviso, uno schiaffo dentro l’anima brucia di più con un dolore talvolta troppo acuto per riuscire sopportabile. Infatti il dolore si mantiene forte per giorni e giorni, l’agitazione interiore aumenta con il passare delle ore, la disperazione si insinua in ogni fibra dell’esistenza e la sconvolge e la trasforma. E uno schiaffo in pieno volto? Fa male per un’ora o due, fa male per un giorno; poi il dolore piano piano diminuisce, il gonfiore e il bruciore si attenuano e tutto sembra essere ritornato come prima, cioè come prima di ricevere lo schiaffo. Per una donna è da sempre, ed è sempre molto facile e semplice ricevere uno schiaffo. Siamo più fragili noi donne? Più fragili, più indifese, più deboli? Forse sì e forse no. E anche se lo siamo perché ci si colpisce, a volte senza motivo, senza una ragione? Io come donna sono sola. Scagliata dal nulla o dal caso quale scheggia di un tutto in un mondo disumano e feroce. Potrei dire che il mondo non mi ama e non mi vuole….

La tomba del poeta

La tomba del poeta parla? La tomba del poeta dice qualcosa a chi si ferma presso di essa anche per darvi un fuggevole sguardo soltanto? Sì, la tomba del poeta ha parlato in passato. E parla nel presente. Continua a parlare nel presente. Parla in un presente fuori dal tempo e in uno spazio che è forse un non – luogo o forse è proprio il luogo per eccellenza: il topos dell’anima e della memoria che sa trattenere il silenzio remoto nel già trascorso o remoto nel divenire, il topos dello spirito che percepisce ed anela, spera e vive andando sempre oltre. Oltre se stesso. Oltre l’effimero e il mediocre. Oltre la banalità e l’appiattimento. Oltre la vita e la complessità della vita. Ma soprattutto oltre la morte. E oltre il mito della morte. Un tumulo, una lapide, un cippo, una cavità naturale nella roccia, un menhir o un circolo di pietre, un’urna o un loculo, un mausoleo, un sepolcro monumentale la tomba del poeta cattura e affascina, stimola alla riflessione immediata e induce a meditare su cose profonde e ultime. Non porta quasi mai al pianto o alla commozione. Le lacrime sembrano quasi superflue e assurde dinnanzi a chi,…

A un passo dall’amore… E

L’amore che unisce due cuori rossi e ardenti di passione, profondi e irruenti come il cratere di un vulcano attivo. L’amore che celebra e abbatte, edifica e travolge. L’amore che smuove le montagne e segna il passo ai giorni tristi dispersi nel dolore. L’amore che consuma la vita, la trasfigura, la rinnova. L’amore con il suo soffio potente come i primi vagiti dell’Universo nel vuoto inaudito prima di ogni cosa. L’amore che ha creato stelle e mondi lontanissimi nelle profondità del Cosmo, vicinissimi all’Essere che li racchiude e li fa evolvere. L’amore vibrante come un’onda gravitazionale che può in un attimo annientare lo spazio – tempo e far finta di niente quando le labbra degli innamorati si sfiorano all’ombra di un frassino nell’angolo più remoto del parco e fanno esplodere il cielo e la terra. L’amore gratuito e libero, sognante e prigioniero, malinconico e desolato, solitario e in solitudine. L’amore che dona e mai si sogna di ricevere. L’amore lieve come il vento e sottile come fiamma viva nell’oscurità. L’amore che travolge come un fiume in piena e unisce a un tempo gli amanti, gli innamorati, i perdenti e i gaudenti, i deboli e gli oppressi, i forti e gli…

Perché il Canto del poeta va oltre la morte e sui sentieri della morte cammina per consolare

Deflagrazione della terra, sconvolgimento degli abissi, sommovimento del suolo, agitazione violenta e spasmodica di viscere oscure come cavità sconosciute vuote come gli spazi interstellari, piene di magma e di fuoco vischioso, crolli di architetture immani e di strutture rocciose inverosimili, esplosioni di energia primordiale; le placche tettoniche si avvicinano, si sfiorano, si toccano, si respingono, si allontanano, si perdono di vista, la superficie terrestre si spezza, si frantuma, si trasforma, si ricompone, si conforma; tutto è in movimento: l’interno della terra come la sua superficie, come le stelle, le galassie e i più remoti e sconosciuti oggetti presenti nell’Universo. La terra trema, ignara della distruzione, della morte, del pianto, del dolore che porta. Un terremoto non è mai un evento fatale o un imperscrutabile accidente del destino, è un evento naturale sì ma coinvolge gli uomini nelle loro società, le loro culture, le loro appartenenze, i loro sentimenti, il loro profondo e tagliente vissuto. La Poesia, da sempre, commemora, ricorda, descrive, racconta. Canta. Celebra. Ogni evento. Nel bene e nel male. Celebra e canta. Canta e celebra. Ogni sentimento, ogni percezione, ogni grido (di dolore estremo o di gioia intensa). Sa essere grido e sospiro, lamento e gemito, urlo e…

Il poeta e il labirinto immaginifico

La Poesia, come l’amore, per sua natura appartiene alla sfera dell’indicibile. Come tutto ciò che ha a che fare con l’anima, con la dimensione più profonda e segreta dell’Essere, è vicina al mistero. E’ essa stessa mistero. E’ mistero inaudito. E’ mistero cosmico. Perciò si accompagna al silenzio, ed è imperscrutabile essenza del silenzio. Superare la barriera dell’inesprimibile, dare forma o corpo all’indicibile è impresa folle, quasi pienezza di “terrore panico” in cui solo i poeti si sono cimentati … e si cimentano da sempre. E’ un addentrarsi nel labirintico mondo dell’immaginale per cogliere le mille cangianti sfumature che il poeta trae dal silenzio per dar loro voce e parola. In questo profondo, e spesso doloroso, viaggio misterico – iniziatico il poeta è il folle, il portatore e, insieme, il mediatore di quella “sacra e divina follia” per mezzo della quale si confronta con l’inesplicabile per far sì che tale esperienza misteriosa e sovvertitrice diventi suono, parola, canto. Nel labirinto in cui le multiformi realtà immaginali si dispiegano e tuttavia vagano come imprigionate la Poesia è il velo che cela e custodisce, innalza e separa, unisce e consacra; ma è soprattutto il “filo di Arianna” che guida il prigioniero,  guida…

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