La consapevolezza di sé e il cammino fatto dall’uomo per migliorarsi e migliorare. “Tracce di autunno”

Si percepisce sottilmente nell’aria, gli ultimi giorni di agosto, un ché di profondamente dolce e ombroso … quasi una specie di striscia veloce che passa, come meteora nel cielo limpido, lasciando tracce discontinue tuttavia conformi nella luminosità dei giorni caldi, solari, pienamente estivi. Sono tracce di autunno. Tracce di una stagione ancora lontana, ma che in fondo si preannunciano sempre puntuali, sorta di rito che si compie rispettando leggi di natura imperscrutabili e comunque incomprensibili alla mente raziocinante. E allora nei suoni, negli odori, nei profumi, nelle voci umane e animali si prodiga a noi la fuggevole mitezza di settembre, mese allietante, bello e incantato come una fiaba ancestrale; il raccoglimento e la passionalità tenue di ottobre smorzati appena dai suoi crepuscoli dorati; i ruggine e i gialli paglierini di novembre, le sue tinte vespertine che mutano ogni ora del giorno a seconda dell’inclinazione dei raggi salari sulle cose animante e inanimate; le brume d’argento su colli, monti e promontori che declinano nel silenzio fecondo delle corte giornate del dicembre prenatalizio quando gli abeti rifulgono nel loro aspetto migliore. Molto è mutato negli anni, nei decenni … molto muta con rapidità, oggigiorno sorprendente, nella società umana.Tanti sono i ricordi per…

Eppure l’ascolto rimane. “Dentro la follia degli uomini”

Perché l’uomo fa guerra? Perché gli uomini fanno guerra agli uomini? Non si è mai riuscito, pienamente ed esaurientemente, a dare una risposta a queste domande. In fondo, la guerra fra esseri umani è un mistero, al di là dei pregiudizi, degli stereotipi, delle idee e delle ideologie e di tutto ciò che si può dire o pensare intorno ad essa. Per i miti e gli umili la guerra è una follia. La più grande follia malefica che l’uomo abbia mai prodotto. I bambini, gli animali, gli esseri più fragili e innocenti sono le vittime principali di ogni guerra. Fin dai tempi antichi e in tempi ancora recenti il poeta ha cantato le gesta dei guerrieri esaltandoli quali eroi da additare ad esempio … ma ha anche cantato il dolore, la sofferenza, la miseria che la guerra porta seco, inevitabilmente. L’aedo (il cantore – vate della classicità greco – romana) sembra non esistere più in tempi così confusi e incerti quali quelli odierni (Omero si poneva in ascolto degli eventi e li trasfigurava in canto immortale, Virgilio e Dante componevano i loro poemi servendosi dell’ascolto inaudito al di là dell’umano); eppure l’ascolto rimane, nella sua dimensione oltre lo spazio –…

Francesca Rita Rombolà, poesie dalla Magna Grecia

Gli antichi Greci chiamavano il sud dell’Italia Magna Grecia ed essa fu anche rifugio della grande poeta Saffo, di cui ci rimangono splendidi frammenti. Dalla Magna Grecia ci giungono oggi le voci di molte artiste ed artisti. Francesca Rita Rombolà, una di queste, merita sicuramente maggiore attenzione e le sue opere dovrebbero avere più visibilità e diffusione. Poco più che ventenne Rombolà ha esordito nel romanzo con “Ultimi giorni di novembre” e poi altri a cui sono seguiti, nel 2011, i racconti “Stralci di guerra nel XXI secolo” e alcune sillogi poetiche come “Echi lontani” (2017) e “Lesbos” nel 2019. Rombolà ha collaborato con note riviste letterarie, partecipato a laboratori e riviste, tra le quali quella francese di teatro “Cassandre Horschamp” occupandosi, in particolare, del drammaturgo Antonin Artaud. Ha fondato, insieme al giornalista Mario Vallone, un blog letterario molto seguito www.poesiaeletteratura.it La sua piccola ma incisiva raccolta di poesie “Lesbos”, di cui l’autrice ha dedicato le royalties nel 2019 all’Associazione Differenza Donna, merita di essere letta perché rivela un timbro poetico originale, maturo, con immagini di grande impatto emotivo, che sembrano celare un dolore ma al tempo stesso una speranza: quella di una complicità femminile intrecciata come i fili tessuti dalle…

…La splendida fonte spenta e assolata

Ricordi e ricordi affiorano alla mente, di un passato talvolta lontano, talaltra più recente, mentre guardi un paesaggio identico negli anni pur tuttavia molto mutato ad opera dell’uomo. Vi è tanta incuria oggi, incuria e abbandono di luoghi antichi e solenni che hanno solcato i secoli fino a noi, vi è indifferenza, scrollata di spalle e una certa rassegnazione anche nel menzionare quella fonte la cui acqua è andata a finire chissà dove per mancanza di una giusta manutenzione del percorso dall’origine o, peggio, la vena non esiste più; una strana risatina spesso di scherno o di mancata sensibilità per quell’arnese agricolo buttato al sole a pancia all’aria usato fino a pochi decenni fa per arare la terra, per falciare il fieno, per sbucciare le pannocchie del mais, o per quel carro dalle grandi ruote che fu trainato da buoi mansueti, vere bestie da lavoro, carico di olive o di uve trasportate al frantoio, i primi, al palmento, le seconde, tra risate e frizzi di ragazzi e adulti che rallegravano le viuzze di paesini oggi assolati e dolorosamente in lento declino. Capita di fermarsi, nella consueta passeggiata mattutina, per riposare qualche attimo e di vedere un bellissimo gatto nero su…

E’, semplicemente è… La pace oltre l’umano

In una placida mattina di luglio non è difficile vedere ai bordi, anche di strade maestre, cespugli fioriti di fiordaliso azzurro, e il contrasto che essi creano, in mezzo alla campagna ormai arsa dal sole implacabile della stagione, è molto forte e bello da gustare. Può capitare anche, se si va a fare corsa per tenere in forma il corpo o anche semplicemente camminando piano per godere del paesaggio e della frescura dell’ora, di udire un aereo che passa nel cielo, basso o in alto, che può essere un rumore lieve e come assonnato oppure (e questo in zone di guerra, ce ne sono molte come sempre su questo terribile e meraviglioso pianeta) un rombo quasi improvviso che lascia andare al suolo il suo carico seminatore di morte e di distruzione… ma il fiore non se ne cura: non della persona che lo guarda e riflette su di lui o non lo guarda affatto e passa indifferente, non della deflagrazione che può avvenire a qualche metro di distanza o perfino accanto spazzandolo via in un attimo; è, semplicemente è nella frazione di istante la quale gli viene concessa sulla terra, poiché anche in un tempo di vita, che può essere…

…Un giorno remoto nel futuro

In una bella e calda giornata di sole estivo, forse qualcuno talvolta riflette sul contrasto paradossale che vi è fra la natura immersa in un’esplosione di festa e di meraviglia e le guerre che insanguinano sempre il mondo, sul perché molte persone non possono godere, a causa di ciò, di tutto quello che la natura offre in questo periodo dell’anno e alle medesime latitudini. Poi le riflessioni si spingono oltre… si accavallano, e i pensieri corrono da un punto all’altro dello spazio – tempo: a cose successe o forse no, ad avvenimenti o a fatti magari irreali o magari no, a ciò che la Storia ha prodotto e al suo camminare in avanti, o piuttosto in circolo, per le vicende imprevedibili e mai comunque del tutto scontate che l’hanno percorsa. Allora forse, nel sangue versato e nel dolore, nel pianto e nell’avvilimento, negli aneliti ideali e nel grido d’aiuto o di sofferenza che si levano umanamente si cerca ancora il senso più profondo e più nascosto, il fine ultimo (perché no?) e il primordiale… E si potrebbe anche giungere a desiderare una quiete perduta da tempo e nel tempo: una specie di Eden incerto e confuso, ma che tuttavia è…

…La lunga stagione propizia che rinfranca e acquieta lo spirito

Fiore delicato e dal profumo intenso e, allo stesso tempo, lieve e penetrante il gelsomino cresce nelle zone mediterranee formando quasi sempre una siepe che orna muri e cancelli, inferriate e semplici staccionate; quello di Spagna (il più comune) e quello ionico li puoi vedere nei giardini di ville di campagna o sulle terrazze di case che si affacciano su piazze solari e spesso solitarie. Fiore che in passato è stato prediletto, fra tanti, da re e imperatori, da sultani e da condottieri e per la bellezza della sua forma e per l’essenza profumata usata nella cosmesi personale come degli ambienti abitativi e cultuali. La sua profusione bianca e soffice si ha dalla primavera fino all’autunno inoltrato, e fra il cielo azzurro e il mare ancor più azzurro il candore dei suoi petali particolari riempie l’occhio di estasi, di incanto, di gratuita bellezza. Nelle albe e nei tramonti infuocati (quasi in ogni periodo dell’anno) delle nostre latitudini, il gelsomino spande fresco olezzo evocando per analogia tempi lontani che sanno di una mitica grandezza ormai estinta, di magici ricordi, di realtà forse sognanti che pur sono state e sembrano rivivere in memorie vaghe le quali si vanno assottigliando sempre di più….

…Una creatura completamente differente e nuova

Da una sensazione di levità, di leggerezza vedere talvolta volare (o forse meglio svolazzare) le farfalle nei giorni lunghi e caldi dell’estate. La loro varietà è molto ampia come la loro forma e grandezza (ve ne sono di piccolissime e di grandissime, specialmente, queste ultime, nei paesi tropicali). Il colore delle loro ali, e talvolta i disegni compositi quasi “stampati” sopra, è una gioia per gli occhi: l’azzurro intenso e il turchese, il giallo cotto e l’ocra pallido, il marrone scuro e il giallo perlaceo … e poi il bianco, semplicemente; la farfalla bianca ha un ché di soprannaturale quasi. Ne era affascinato già il filosofo Platone, che spesso l’avrà vista posarsi delicatamente sui fiori nei mesi propizi delle splendide terre del Sud e che l’ha paragonata all’anima rinnovata e monda che desidera ascendere al cielo. Diversi poeti hanno amato la farfalla, fra i quali Guido Gozzano ed Eugenio Montale, vedendo in ella forse il riflesso del Cosmo imperscrutabile, forse la sublimità intrinseca dell’arte, del poetare in primis, forse il simbolo dell’elevazione spirituale, forse la realizzazione dei sogni più profondi: quelli che neanche l’inconscio riesce a contenere, forse il respiro più felice della vita, forse l’amore casto e l’amore sensuale…

…Tenace nella sua esplosione di vita così intensa e prolungata

Fiori tipici della macchia mediterranea, i papaveri sbocciano sinuosi e rigogliosi, con quei petali sottili e la corolla centrale nera ricca di semi, a ridosso dei mesi di maggio e giugno e allietano il paesaggio e colorano la terra e abbelliscono il suolo. Spesso li vedi nei campi di grano le cui spighe già biondeggiano, danzando al primo sole caldo della stagione estiva o tra il fieno pronto per la falce il cui odore si sparge nell’aria già satura di profumi e di essenze. Splendido nella sua forma naturale, il papavero sembra guardare, ignaro di tutto, il cielo azzurrissimo e il mare più azzurro in orizzonti che si perdono oltre il pur vasto spazio che li contiene. La sua visione è potente, il suo rosso spicca sempre in una miriade di colori accesi da sfumature delicate o forti in un profluvio di bellezza, di gioia, di vitalità rinnovata. Un paio di settimane forse, o qualche settimana in più, talvolta … e poi la fioritura si arresta, il rosso sbiadisce lentamente e scolora: ecco, è giunto il caldo che sfianca, dardeggia possente, indurisce e spacca la terra rendendola assetata e brulla; il verde di foglie e arbusti si fa polveroso e…

I segni di una ricerca stilistica attentissima. “Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio

“Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio è forse fra le sue opere più riuscite e, secondo diversi critici letterari, il suo capolavoro. Il protagonista del romanzo è lo stesso personaggio del romanzo “Primavera di bellezza”, cioè il giovane militare che, tornato ad Alba, in Piemonte, dopo l’8 settembre 1943, si è chiuso in una villetta delle Langhe in attesa degli eventi; è lo stesso Johnny anche nelle abitudini e nei gusti, specialmente per la passione dei classici della letteratura inglese. Nel romanzo ci sono anche le stesse rievocazioni del passato come la vita al liceo, i maestri di allora etc. C’è anche, ad un certo momento, la stessa decisione di darsi allo sbaraglio nelle formazioni partigiane … seguono la reazione interiore del protagonista al primo contatto improvviso col “marchio bestiale” che la vita di montagna imprime a chiunque; il superamento della reazione nella solidarietà della lotta; l’oblìo dell’esistenza passata; l’attaccamento ai nuovi compagni. Quando la sua banda “rossa” è dispersa, Johnny scende in città: questa volta con una banda “azzurra”. Poi viene l’impresa di Alba in pagine intense che trasudano passione, orgoglio, tenerezza … Ma passano poche settimane e Alba è perduta ed egli riprende, nella delusione e nella stanchezza,…

… Quasi come a voler resistere allo scorrere inesorabile del tempo e al sopraggiungere della morte. “Scirocco” di Eugenio Montale

Il paesaggio ligure, di cui fu figlio essendo nato a Genova, ha sempre ispirato e affascinato il poeta Eugenio Montale (1896 – 1981), Premio Nobel per la Letteratura nel 1975, che in esso ha spesso riconosciuto aspetti e atteggiamenti del proprio animo. In questa poesia dal titolo “Scirocco” egli descrive, in versi sciolti e intensi, il vento di scirocco. Lo scirocco che soffia rabbiosamente, qualche bianco bioccolo di nube che corre nel cielo e si disperde danno al poeta il senso dell’incertezza, della vita che passa come l’acqua tra le dita; in questa incertezza egli, però, vorrebbe cercare un punto di appoggio … essere in fondo come l’agave (splendida pianta originaria del Messico, diffusa in tutta la macchia mediterranea) che si abbarbica sulla roccia e non teme il mare e la sua imprevedibilità. Ma questa sicurezza è, per contrasto, anche immobilità, aridità: immobile e chiuso in se stesso come una pianta che non riesce a fiorire, il poeta non può cantare mentre intorno tutto è rigoglio di vita, colori e voci di primavera … ciò costituisce per lui profondo tormento. Il vento di scirocco è spesso caldo e umido, e soffia rabbioso sulla costa e sulle colline di ogni luogo…

Non più fugaci, ma ormai immerse nella quiete del mistero. Le nostre età incantate

Giorni di primavera. Giorni di una primavera che quasi erompono, con la varietà dei colori, dei profumi naturali nell’aria tersa, delle prime foglie tenere degli alberi che sono stati spogli e tristi nei mesi invernali. Quieto scorre il giorno. Lungo. I forti rumori di guerra del mondo non turbano i ritmi della terra, che respira e gioisce, che freme di vita e vibra di abbondanza. Pulviscolo dorato copre i colli e gli altopiani, il mare e il fiume, il lago e la cascata. I nidi degli uccelli si riempiono d’amore e di fecondità. A sera, rossi i tramonti illuminano il cielo scortando le prime stelle nel loro percorso abituale. Voci di bambini e tubare di colombe riportano alla memoria voci di altri bambini e tubare di altre colombe … ormai oltre il computo umano del tempo. Immortali nella mia intima eternità. Non più fugaci, ma ormai immerse nella quiete del mistero. Le nostre età incantate.   Le nostre età incantate E’ il momento, segui il sentiero il nero fango della notte consumerà questa realtà e ne distruggerà dal di dentro la forza, la monotonia del quotidiano corrode di me il frutto mai maturo ma non ne intacca la bellezza né…

Perché la Vita prevalga sulla morte, dell’anima e dello spirito

Perché la Pasqua possa essere vissuta da tutti con serenità e in modo semplice, con l’umiltà del puledro d’asina che quieto contempla i raggi del sole fra nuvole bianche ed enormi, con la bellezza dell’albero d’ulivo e dei rami della palma che ondeggiano lievi al vento di primavera, con la quiete di un dolce crepuscolo rosa proteso su un orizzonte senza confini, con il suono di un tintinnio di pioggia lieve e sonoro il quale promette fertilità e abbondanza alla terra che sarà riarsa nella calura dei mesi estivi. Perché la Vita prevalga sulla morte, dell’anima e dello spirito. Perché ci possa essere gioia piena per un annuncio, di speranza comunque, che va oltre il tempo e rinnova l’essere alle radici e dal profondo della sua essenza. Uomini forse… Uomini forse… ma talmente belli, sfolgoranti quasi nella luminosità soffusa che aureola i loro corpi; stanno presso il sepolcro vuoto seduti alle due estremità della pietra squadrata e levigata. Le loro vesti… ma sono poi vesti? Candide, non si è mai visto simile candore sulla terra, invisibile la trama del tessuto: pulviscolo stellare energia oscura agli occhi umani e ai loro supporti per millenni ancora ma la parola c’è: un dolce…

La primavera: stagione di immortalità e di vita al colmo della sua pienezza

Ecco, è ritornata! La primavera. E’ ritornata! Esuberante e splendida, eppure silenziosa; bellissima nella sua esplosione di colori e di sfumature, eppure in un certo qual modo austera; dolce e carezzevole nei raggi del sole meridiano, eppure lievemente aspra nella sua brezza che sale dal mare; voluttuosa e intrigante come una gatta in amore, eppure casta e solenne come i bianchi gigli di campo; lieta e rivoluzionaria, eppure mesta e nascosta nei suoi attimi crepuscolari. E’ ritornata! La primavera è di nuovo fra noi! Profluvio di essenze e di profumi nell’aria tiepida sulla pelle. Ancora una volta attesa a lungo. Ancora una volta, per gli spiriti fini e sottilmente tormentati come per quelli tellurici e improvvisi. La primavera sì, speranza ancora e sempre di giorni migliori; ancora e sempre crogiolo di sogni per il futuro nella sua incertezza di ogni giorno; ancora e sempre rigurgito profondo e intenso di libertà per i popoli, per le genti tutte, per ogni donna e per ogni uomo che resistono ai rigori di un rigido inverno dell’anima che sembra non voglia passare più. E’ ritornata! La primavera. E’ ritornata! Stagione di immortalità e di vita al colmo della sua pienezza, lieta compagna della poesia…

Il dolore esistenziale, la stanchezza e la noia come insuperabile condizione di vita. “Piange nel mio cuore” di Paul Verlaine

“Piange nel mio cuore” è una poesia molto famosa del poeta francese Paul Verlaine (1844 – 1896). Il lento cadere della pioggia sottile e fredda rattrista tanto il cuore stanco e annoiato del poeta, colmo di tetro dolore immotivato, e questa è proprio la pena maggiore: provare tanto dolore senza motivo. Eppure, anche se può apparire strano e incredibile, per il poeta in generale è quasi normale questo dolore e questa noia all’apparenza immotivati … forse perché egli “sente”, profondamente e intensamente, la sofferenza e le difficoltà del vivere, forse perché il dolore di ogni essere vivente è vicino al suo cuore e alla sua percezione intellettuale e umana. E’ questa una poesia languida e tuttavia musicalissima in cui il verso sembra seguire il ritmo sconosciuto e misterioso della pioggia che cade, in cui l’insieme da il senso angoscioso del dolore esistenziale, della stanchezza e della noia come insuperabile condizione di vita, perfino di esistere in sé. Musicale e malinconica allo stesso tempo, come in fondo tutte le poesie di Paul Verlaine, “Piange nel mio cuore” traduce in versi raffinati e pieni di delicatezza i palpiti più fuggevoli dell’animo, i sentimenti più impalpabili, le sensazioni più spontanee e più immediate…

LA GLORIA DEI CIELI IN FESTA

Perché il mondo rinnovi la sua veste, anche se vestito non è. Perché i giorni di un anno abbiano luci e ombre, anche se le ombre avvolgono il tempo e lo spazio. Perché la festa che annuncia l’inverno faccia splendere il sole, anche dove il sole non splende mai; e il solstizio vada sicuro verso l’imminente sorgere dell’aurora al termine della notte più lunga dell’esistenza. Un Buon Natale e un Felice Anno Nuovo.   LA GLORIA DEI CIELI IN FESTA Saldo nel silenzio primordiale l’Universo si espande nei suoi mondi, punti luminosi le stelle ora che le tenebre non sono più e la luce si invola nell’istante che libera la frazione dell’attimo. Che cos’è l’uomo? E’ una sera che pungola l’inverno a reagire anche quando quieta l’aria si adagia dopo il crepuscolo splendido a occidente del mondo nel suo rosso soffuso bagliore. Chi è l’uomo? Eoni ed eoni frammenti di un istante un millisecondo gettato nel lampo che lontanissimo va per i recessi cosmici verso le colonne portanti della Creazione. Perché l’uomo? Bianche si adagiano le case come cubi disuguali scagliati nel vento, poco più di un villaggio ormai con un glorioso passato che trascende i secoli nel portento enigmatico…

Luci che muovono verso chi le scorge – anche e ancora – in lontananza …

E’ un tempo che annuncia il raccoglimento interiore. Un tempo per meditare e per riflettere su se stessi e su tutto ciò che ci circonda. Un tempo che avvicina di più a noi i nostri cari morti … una vera festa tutta per loro. Dedicata a loro. Perché la luminosità dei loro occhi vivi entri nei nostri e non si spenga mai. Perché ciò che ci rende consapevoli e forti nelle avversità possa essere fresca sorgente per il loro spirito e quiete per la loro anima. Un tempo e un giorno elargiti per chi amò e praticò la pace e la giustizia, il bene e la verità, percepì il senso profondo dell’umano patire e dell’umano agire. Nello splendore e nella gloria luci che muovono verso chi le scorge – anche e ancora – in lontananza … poiché il vicino e il lontano non arretrano di fronte all’inesorabile che, a volte, sembra sovrastarci e renderci impotenti. Così l’autunno apre le sue porte, e ci invita ad entrare pienamente nella sua bella e modesta dimora. VOLTI CHE PIU’ NON VEDI Silenti i crepuscoli serali, di un rosso acceso le nubi trascolorano a Occidente nella quiete che precede la sera. Fra poco la…

Tutto ritorna. Ma forse non è mai veramente del tutto identico

Talvolta i giorni che si ripetono ciclicamente sono lieti, talvolta invece tristi, anche se in apparenza non vi è motivo di tristezza alcuna. Talvolta l’atmosfera che in essi si respira ti riporta indietro nel tempo (può essere del tutto normale) a vissuti che non si potranno mai dimenticare, ma che credevi di aver perso per sempre in qualche angolo oscuro dell’inconscio; tutto è uguale come sempre; tutto in fondo si ripete quasi identico in ogni cosa, eppure non è come prima. Non è più come prima. Qualcosa, anche di impercettibile, è mutato. Muta ogni volta. La stessa atmosfera ha un qualcosa di imperscrutabile e ineluttabile che si percepisce appena. Ma si percepisce. Senti vicino a te la presenza viva di chi ti amò e ti volle bene e ormai non è più; senti quel calore interiore che ti faceva “danzare nell’aria” nell’infanzia e nell’adolescenza al solo respirare l’aria, al solo guardare il cielo, al solo udire i suoni, al solo sentire gli odori, al solo guardare la magia collettiva dei colori, l’ondeggiare delle persone di ogni età per vie e piazze, angoli di mercato e di spettacoli di strada. Tutto ritorna. Ma forse non è mai veramente del tutto identico….

I bellissimi ed esotici frutti di settembre

Belli. Forse di più. Bellissimi. I bellissimi frutti di settembre. Protetti dalla loro sottile corazza di ancor più sottilissime spine, forse per proteggersi dall’umidità dei crepuscoli, forse dai predatori animali, forse da mani umane non sempre “delicate” nello strapparle alle foglie di cactus. I fichi d’india … frutti ormai endemici da secoli delle estreme regioni meridionali della nostra penisola. I fichi d’India … frutti che maturano nei giorni tiepidi e luminosi di settembre, alle sue brezze marine, ai soffi del suo vento (lo Zephiro degli antichi greci e latini) lieve e gentile nel tocco ultra millenario. I fichi d’India … frutti che sanno di tenace resistenza agli elementi naturali più minacciosi e di terre lontane, di culture ancora deste e regali, di giorni dolorosi e di dolcezze inconsce mai sopite. Frutti di settembre. Sì. I bellissimi ed esotici frutti di settembre. FRUTTI DI SETTEMBRE Quasi nascosta come in ombra, ancora tenace e ormai solitaria fra alberi e arbusti di un habitat naturale ed endemico forse unico, forse diverso da molti altri; l’ho vista passando, e il mio sguardo perspicace l’ha sfiorata la sola pianta di fico d’India rimasta su una collina che molte ne ha viste crescere rigogliose, e morire…

Gli ultimi giorni di agosto. Quasi sempre temuti. Quasi sempre aspettati.

Gli ultimi giorni di agosto. Quasi sempre temuti, quasi sempre aspettati. Temuti perché forse finisce un momento prolungato di svago e di vacanza fatto di balli notturni, di sagre paesane, di tanto mare e di tanto sole, spesso di calura, di pranzi e di cene luculliane in compagnia di amici e in posti che ricordano una spensieratezza spesso fanciullesca, ma anche di lunghe camminate in solitaria e di uno strano silenzio interiore in netto contrasto con gli schiamazzi quotidiani e notturni di un mese che si vuole dedicato al riposo totale e un poco anarchico  in ogni cosa … almeno nei paesi mediterranei. Aspettati perché ritorna una quotidianità perduta che in un certo senso rende sicuri, e tiene al sicuro dal caos e dalla rottura degli schemi. Bello notare come in questi ultimi giorni di agosto le albe si siano allungate e i tramonti accorciati, mentre i crepuscoli mattutini e serali riservano al sole dei raggi sottili e improvvisi come una lama dal bagliore istantaneo su una superficie eterea che rimanda alla riflessione o all’apatia. Non è tempo di pensare all’autunno. Non è tempo di pensare all’inverno. Non è tempo di pensare a ciò che entrambi riservano nell’immediato o all’arguta…

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