Africa: poesia e identità

L’Africa, continente, mondo, pianeta, fu già sede di splendide e operose civiltà, dall’egizia alla cartaginese, dall’ellenistica all’afro – romana, all’araba, ai regni del Sud e dell’Ovest, e impenetrabile ricettacolo di popolazioni (tribù e gruppi consistenti) nomadi e stanziali. Divenne terra di avventurose esplorazioni, oggetto della cupidigia di predatori e di schiavisti, campo d’azione per l’ardente carità di missionari e di filantropi, sostegno, con le sue inesauribili riserve, della potenza politica ed economica di imperi coloniali insaziabili e spesso sfruttatori, centro di attrazione (soprattutto negli ultimi decenni), per opulenti turisti amanti della caccia grossa (i famosi safari) e dell’esotismo. Oggi, in pieno ventunesimo secolo, l’Africa presenta un quadro contraddittorio e multiforme di rivendicazioni non appagate, di aggrovigliati problemi economici, sociali, nazionali non risolti, di orgogliosi tentativi di procedere sulla via non facile del progresso tecnologico. Forse la sua identità più vera e più genuina può essere reperita ancora nella poesia orale che in ogni parte del continente, a sud, a nord, a ovest a est, si mantiene ed è piuttosto vivace e meravigliosa. I boscimani, altro popolo di raccoglitori – cacciatori, sono i depositari di una tradizione orale, soprattutto poetica, davvero antichissima che le pitture rupestri della Rhodesia (l’attuale Zimbawe) testimoniano…

Canto dei pigmei d’Africa

I pigmei sono un popolo di cacciatori – raccoglitori che abita nell’estesa foresta del bacino del Congo e di altre regioni dell’Africa centrale, tra Camerun, Repubblica Centro – Africana, Gabon, Repubblica Popolare del Congo, Repubblica Democratica del Congo, est Uganda ed est Ruanda. Si dividono in molti sottogruppi ognuno dei quali costituisce un popolo a sé, tra questi, ad esempio, i Twa, gli Aka, i Baka e i Bambati. Oggi (2024) i pigmei sono popolazioni a rischio di estinzione, nonché custodi di una cultura orale davvero ancestrale che ha il suo epicentro nella poesia. Il canto che segue è un canto di fede, poesia d’amore e di fratellanza: fede nella vita che continua dopo la morte, amore per chi continua a vivere nell’Aldilà, accanto allo Spirito Divino – Kumvum – che sta vicino a tutti i suoi figli abitatori della grande foresta. Ma è anche un canto che rivela, più di molti libri di poesia di ogni genere (epico, tragico, elegiaco, ecc. ecc.), l’anima di un popolo antico e primordiale quanto la terra e il cielo, il suo pathos, la sua profonda e unica interiorità, la sua elevata capacità di percepire, di sentire, di ascoltare affidata al canto, espressione corale…

L’antica arte giapponese dell’ikebana

L’ikebana è un’arte molto antica che ha saputo trovare in ogni epoca, avendo alle spalle più di mille anni di storia, la dimensione della realtà contemporanea per la sua straordinaria capacità di esprimere la vita nella sua totalità. Le prime composizioni ikebana furono create da un nobile della corte imperiale nipponica, Ono – No –  Imoko, inviato presso l’impero cinese dove aveva appreso l’arte della disposizione dei giardini. Rientrato in patria e divenuto monaco buddista, diede inizio alla tradizione del famoso giardino giapponese, con i tipici laghetti e ponticelli in legno che tuttora lo caratterizzano. Le dimensioni delle prime creazioni ikebana erano enormi, avendo i monaci buddisti a disposizione spazi molto vasti. Esse, infatti, potevano anche raggiungere i sei metri di altezza, come è testimoniato dai basamenti in legno ancora esistenti. Per questo l’arte della composizione floreale ikebana fu praticata a lungo solo dai monaci buddisti e da quei nobili che avevano iniziato ad apprezzarla: i palazzi e i grandi templi erano gli unici edifici a poter contenere queste grandi creazioni – composizioni floreali. Nell’ XI secolo (epoca kamakura) la casta militare (i samurai) prese il potere nella corte imperiale del Giappone, per cui lo stile di vita spartano del…

“Homo homini lupus/L’uomo è un lupo per l’uomo”, ossia l’egoismo e l’individualismo dell’uomo in Thomas Hobbes

Thomas Hobbes (1588 – 1679), filosofo inglese, ebbe un grande interesse per lo studio dell’uomo, che rimase alla base della sua filosofia per l’intera esistenza e che, orientatosi in senso naturalistico per l’influsso dell’altro elemento costitutivo della sua cultura, caratterizzò tipicamente il suo sistema di idee. In lui prese piena concretezza il disegno di pensiero del sistema di idee, che avrebbe dovuto trattare in tre distinte sezioni: Della natura del corpo; Della natura dell’uomo; Della natura dello Stato. La prima sezione del sistema di idee di Thomas Hobbes, “De corpore”, delinea i presupposti metodologici: la filosofia è, per questo pensatore, dottrina dei corpi e delle leggi causali che ne determinano naturalisticamente l’accadere, e distinguendosi i corpi in naturali e artificiali (quale, ad esempio, lo Stato), si scinde in philosophia naturalis e philosophia civilis; la seconda sezione, “De homine”, svolge una serie di considerazioni gnoseologiche intorno alla percezione sensibile, e psicologiche, intorno alle passioni; la terza sezione, “De cive”, indaga la natura dell’uomo nella sua massima espansione, in rapporto cioè al problema statale e politico. Nasce così quella dottrina etico – politica che, più ampiamente sviluppata nel “Leviathan” (altra sua opera importante), ha dato a Thomas Hobbes massima fama. A fondamento…

Maxmilien de Robespierre. Una figura storico – politica da riscoprire

Come ripensare oggi una figura storico – politica quale quella di Maximilien de Robespierre (1758 – 1794)? Alcuni suoi biografi, francesi e non, odierni affermano che egli fu il primo “maestro di scuola” della democrazia. Un maestro di scuola severo, che non le ha risparmiato né la verità, né gli avvertimenti, né i rimproveri. Il suo programma di azione è sempre di una impressionante attualità. Noi, in fondo, siamo suoi “figli intellettuali”. Lo adottiamo come una guida, come una bandiera. Si “riscopre” oggi Maximilien de Robespierre perché ha concepito e praticato l’arte del governo (questa politica così giustamente screditata ai giorni nostri) come un sacerdozio. In fatto di politica ha detto: “Nulla è giusto se non ciò che è onesto. Nulla è utile se non ciò che è giusto”. Egli avrebbe voluto che la politica fosse una morale in azione. Ha ripetuto, senza stancarsi, una verità che traeva da Jean Jacques Rousseau e da Charles – Luis de Montesquieu, e cioè che tra tutti i governi quello democratico è il più difficile da mettere in atto veramente perché occorre dedizione al bene pubblico, in altre parole, virtù; una verità che ha predicato (e praticato) con l’esempio. Maximilien de Robespierre non…

Un’opera attuale o inattuale? “Il contratto sociale” di Jean – Jacques Rousseau

Non credo sia fuori luogo, in tempi di post – moderno, fare una breve riflessione su un’opera piuttosto controversa come controverso è stato il suo autore. Si tratta dell’opera “Il contratto sociale”, il suo autore Jean – Jacques Rousseau (1712 – 1778). Di cosa tratta, nelle linee generali, “Il contratto sociale”? Dell’autorità politica. Infatti Jean – Jacques Rousseau si propone di mostrare a quali condizioni una simile autorità possa essere legittima e, di conseguenza, di denunciare quelle che non lo sono. Non si tratta tanto, per lui, di prescrivere dei limiti a questa autorità, quanto in fondo di ricercarne il fondamento e di determinarne la natura. Tre sono i punti salienti de “Il contratto sociale”: Nessun uomo ha un’autorità naturale sul proprio simile. Ne consegue che nessuna autorità può essere legittima se è istituita o se viene esercitata senza il consenso di coloro che vi sono sottomessi; L’autorità politica Jean – Jacques Rousseau la chiama sovranità – risiede essenzialmente nel popolo. Essa è inalienabile, e il popolo non può affidarne l’esercizio a nessuno: né a un monarca, né a dei rappresentanti. Il singolo che rinunci alla sua libertà rinuncia, nello stesso tempo, alla sua qualità di uomo. Così, un popolo…

Charles – Luis de Montesquieu, il “padre” della teoria della separazione dei tre poteri – legislativo, esecutivo, giudiziario – di uno Stato

Le idee politiche, filosofiche, scientifiche di Charles – Luis de Montesquieu (1689 – 1754) si riassumono ne “l’Esprit Lois” che consta di trentuno libri. Egli cerca, soprattutto, di stabilire in che modo si deve regolare civilmente e politicamente l’uomo, nella costante varietà della sua natura, per essere felice e compiere al meglio il suo compito nella società. La vita sociale è, per l’uomo, il compimento di una legge naturale. Un triplice pensiero forma il contenuto essenziale de “l’Esprit de Lois”: A)La dottrina delle leggi in generale; B)La dottrina dei governi; C)La dottrina della libertà politica e della separazione dei poteri. Contro il contrattualismo imperante, che faceva delle leggi l’opera della ragione e della volontà astratte, Charles – Luis de Montesquieu afferma risoluto che le istituzioni civili e politiche sono sottoposte a leggi naturali immutabili al pari di tutti gli altri fenomeni della natura. Egli mette in rilievo la religione in quanto ha ben compreso che senza di questa nessuna società può essere considerata stabile. Dopo aver rilevato gli stretti legami tra i costumi di un popolo e alcuni fenomeni quali la guerra, le leggi dispotiche, le libertà individuali Charles – Luis de Montesquieu giunge a formulare “l’Esprit général d’une nation”…

Una Pasqua di pace interiore e di pace universale

Una Pasqua di pace interiore e di pace universale. Perché l’uomo è inquieto e in guerra contro se stesso. Perché gli uomini sono indifferenti e in guerra gli uni contro gli altri. Perché l’uomo, nel più profondo di se stesso, desidera ardentemente la pace. Perché gli uomini, nel loro inconscio collettivo, profondamente,  desiderano con ardore la pace. LA PIETRA MONOLITICA Un tremore nelle ossa da lungo diaccio o da colpo mortale il rombo sordo come da profondità abissali, e una luce micidiale dal cielo o dal principio cosmico dei multiversi sconosciuti. Cosa accade? Cosa è accaduto? Nulla di simile ai distinti boati della guerra al fragore e ai fuochi dei campi di battaglia alla morte e al sangue che su di essi impera. La vista si assottiglia. E scompare. Ritornerà attonita quando il sole è ormai alto e nessuno saprà o capirà o immaginerà col suo povero e gretto mortale e umano pensare. Cosa accade? Cosa è accaduto? Domande su domande risposte infinite che si rincorrono e si scontrano voci e mezze voci che borbottano ipotesi e di nuovo ipotesi che non hanno né fondamento né appiglio. … Ma la pietra monolitica che copriva l’entrata del sepolcro giace a terra….

La primavera nel suo primo dì

La luce… il sole. Cosa sono? Il fuoco, la fiamma, il calore… cosa sono? Vortici di spirali a velocità vertiginose. Corpi celesti in collisione. Stelle supergiganti che si consumano lente e ancora più lentamente si dissolvono espandendosi. Stelle che esplodono in istanti immani e spaventosi. Catastrofi inaudite nel Cosmo. Principio e fine. Fine e principio. Nel silenzio totale. Più puro e assoluto. Tutto è silenzio. Al di là della vita e della morte. Nello spazio cosmico il suono non si propaga. Negli abissi della terra. Nel profondo. Nei baratri del sottosuolo. Nella radice tellurica dell’anima. In buie caverne. Presso fiumi sotterranei. Nei non – luoghi dell’esistenza. Prima dell’inizio del tempo e dopo la fine del tempo. Dove la materia finisce e l’anti – materia si evolve invisibile e oscura. La temperatura non è neanche più misurabile. Gradi Celsius, Farhenheit, Kelvin. Cosa sono? Semplici convenzioni umane. L’uomo al di là del tempo e dello spazio? Dimensioni senza luce e suono. Niente è. Niente esiste. Il Nulla. Il concetto del Vacum. Il freddo è terribile. E’ irresistibile. Il gelo è sovrano. Respiro. Respiro primordiale. Sospiro preternaturale dell’Essere. Vibrazione e parola. La vita. La parola. Il canto. Una voce. Un grido. Il mio…

Lucy: il primo essere umano – donna del pianeta Terra

Uno, due, tre milioni e mezzo di anni indietro nel tempo, sprofondati in pieno Pliocene (periodo bio – geologico della terra), all’improvviso compare la nitida figura di una creatura che cammina! Sicura. Eretta. E’ un ominide. Un australopitecino. Una femmina. E’ già, in tutto e per tutto, una donna. E’ Lucy. Nel novembre del 1974, nel mezzo del Triangolo di Afar, nel deserto dancalo (Etiopia – Africa Orientale), il più grande paleantropologo vivente, l’americano Donald C. Johanson, compie un ritrovamento fossile eccezionale: cinquantadue ossa, circa il quaranta per cento dello scheletro di un singolo individuo. Al campo l’eccitazione è alle stelle, scorre la birra, viene suonato e risuonato il nastro della canzone dei Beatles “Lucy in the sky with diamonds”, e dal reperto fossile AL 288 – 1 nasce Lucy: un ominide di sesso femminile di quasi trent’anni, alta poco più di un metro che, con questo nome, sarà conosciuta in tutto il mondo. La sua postura è, fatto sorprendente, per la prima volta eretta … Perché Lucy camminava eretta? Potrebbe essere una questione di sesso (femminile), un adattamento evolutivo nella locomozione manifestatosi per un cambiamento nella “strategia riproduttiva”. Fatto sta che Lucy è la progenitrice del genere umano! Lucy:…

Una rosea orchidea per la festa dell’amore

Festa degli amanti, disperati e soli. Festa degli innamorati, solitari e insieme. Festa dell’amore che unisce e, allo stesso tempo, disperde; porta gioia immensa e dolore smisurato; coinvolge e sconvolge, sazia e affama, brucia e rinfresca, eleva e abbassa, calma e tormenta. Festa di chi ama davvero, senza essere mai riamato; di chi sogna, nel più lucido e amaro presente; di chi ha fatto dell’amore più tenace la propria bandiera e non dimentica mai la sofferenza dell’amato e lo sguardo dell’amante. Festa dell’amore, che sa di primavera precoce e già annunciata e percepisce nei cuori il profumo suadente del vento e dei fiori, del mare e del cielo, delle nubi e della luna, del faro lontano e della scia di stelle all’orizzonte. Festa dell’amore che tutto si dona e dona, e lacero e perdente non smette mai, e poi mai, di amare camminando lento e avanzando a tentoni fino ai cancelli dell’Eternità. LA FORMA DELL’ ORCHIDEA Nascosta ai venti che gonfiano fino alle stelle le onde dell’oceano tremolanti gocce e danza di ragazze scatenate, dura e selvatica la rosea orchidea radice endemica dell’unico sangue fecondo piacevole dolore, e il seme vagante dei mondi il silenzio cosmico l’immane esistenza della materia…

Progresso, modernità, post – modernità. Tre idee importantissime e legate tra loro

Idea di progresso. Idea di modernità. Idea di post – modernità. Tre idee importantissime e legate tra loro dall’invisibile filo rosso della Storia e dall’ansia collettiva, conscia o inconscia che sia, per il futuro. L’idea di progresso segue una lunga genesi e si configura quale “sorta di conquista” piuttosto recente nella storia dell’uomo. Dal mito classico greco – romano dell’Età dell’Oro al principio medioevale della Storia come successione di eventi ordinata dal volere di Dio fino alla cultura rinascimentale si pone con connotazioni decisamente moderne. Alla fine del XVI secolo, Jean Bodin aveva affermato la graduale ascesa dell’umanità verso stati superiori di incivilimento e l’affrancamento dall’antica teoria della degenerazione dell’uomo. Francesco Bacone e Renato Cartesio porteranno a compimento questo processo con l’affermazione della funzione pratica del sapere come strumento di miglioramento della vita degli uomini: la “New Atlantis” di Francesco Bacone, infatti, sancisce il carattere progressivo del sapere, che diventa così la condizione del progresso generale dell’umanità. Di fondamentale importanza è il pensiero di Renato Cartesio che, affermando la possibilità di costruire “l’edificio scientifico” su una base razionale procedendo da un complesso articolato di principi evidenti, conduce al corollario del carattere cumulativo del grado di conoscenza raggiunto. Il pensiero del…

La Poesia e il tempo

Il tempo, enigma e mistero fin dalla comparsa dell’uomo sulla terra. Il tempo, ossessione, ansia, tabù, realtà sacrale, entità che sfugge. E’ stato e continua ad essere tutto ciò per l’uomo il tempo e il concetto di tempo. Il tempo, inafferrabile eppure ineludibile; realtà o irrealtà? Cosa si sa o si può mai dire di concreto intorno al tempo? I rintocchi di una campana che scandiscono le ore, ciò che noi, come esseri umani, facciamo ogni giorno, nel bene o nel male, è uno scandire lento o veloce del tempo. Gli orologi (anche i più sofisticati quali quelli atomici che scandiscono perfino i millesecondi) misurano il tempo: in secondi, in minuti, in ore ma non dicono che cos’è il tempo. I calendari lunari o solari riportano, regolarmente e ciclicamente, i giorni, i mesi, gli anni ma non dicono, ugualmente, che cos’è il tempo. Ci hanno provato i filosofi di ogni epoca a pensare il tempo e a tentare di capire che cosa il tempo mai fosse. Ma in fondo non si è mai saputo, non si sa, forse non si saprà mai che cos’è il tempo. Tutti quelli che hanno indagato il tempo e hanno dissertato su di esso sono…

Un Lieto Natale e un Felice Nuovo Anno

NEI SUOI OCCHI Nei suoi occhi gravidi di misteriosa innocenza ora più che mai balugina il riflesso maestoso e improvviso dell’Universo infinito. E’ giunto il tempo, il tempo: l’eterno istante e non un riparo sotto il cielo che prepara da eoni primordiali proprio il compiersi di questo evento, solo laggiù dei resti cadenti di capanne forse di grotte usate da pastori e contadini come ricovero per le bestie nelle vaste notti invernali. … E lassù quel chiarore ancora soffuso come di luce che annuncia il suo mostrarsi speculare più elevato. Ancora, nei suoi occhi segno che addita: il segno primo e ultimo di stella che dal mare sorge per illuminare ogni devastante abisso, umido e caldo è l’antro della grotta dimora di chi fu viandante e viandante sarà, impavido nei sogni e nell’esistere di chi nulla ebbe e nulla avrà se non l’umiltà dello sguardo mite, per sempre. … E già il primo vagito si ode accolto e immensamente amato da iridi oltre l’azzurro umano che sapranno anche straziarsi in quell’ora della morte ancora più suprema, quando giungerà. Ma adesso: l’epifania del gioire, dell’esultare del prorompere in sospiri dolci come il miele in inni di gloria e di letizia vibranti…

La satira, genere poetico dal tono mordace e dissacrante

La satira (forse dal latino “satura lanx – piatto ricolmo di primizie”) è un genere poetico del quale Quintiliano rivendica l’originalità nella letteratura latina (“satura tota nostra est”). In epoca preletteraria, cioè in un’epoca piuttosto arcaica, la satira aveva forse carattere drammatico e godeva di grande libertà sia di forma che di contenuto (da qui, probabilmente, l’etimologia della parola). La satira letteraria risale invece a Lucilio (II secolo a. C.), che conferì al genere un carattere colloquiale, la forma metrica dell’esametro e, sul piano dello stile, la disponibilità ad accogliere diversi registri espressivi, con la caratteristica commistione tre forme auliche e termini del linguaggio quotidiano (“sermo quotidianus”). A Lucilio risale anche la codificazione del tono mordace e dissacrante, che è tutt’ora implicito nel significato della parola “satira”. Il modello esemplare della satira letteraria fu, però, quello elaborato da Orazio, che della satira sviluppò soprattutto il carattere di pacata conversazione e di dialogo tranquillo e calmo quasi gioviale (l’autore chiamò “Sermones” le sue satire) e di critica garbata, bonaria ed educata della condotta romana (I, 1, 24 – 25 ” … Ridentur dicere verum/quid vetata? – Che cosa impedisce di dire la verità col sorriso sulle labbra?”). Persio e Giovenale sono…

Intelligenza Artificiale, scrittura, democrazia

E’ il 2023 d. C., la tecnica, ontologicamente parlando, si avvia davvero a dominare ogni settore della società. C’è chi plaude a ciò, vedendo la cosa come l’ultima grande frontiera di un cammino che è iniziato secoli fa con il Rinascimento prima e l’Illuminismo in seguito, se non addirittura con la scoperta del fuoco in epoca preistorica, c’è chi invece vede in ciò un pericolo imminente per la sopravvivenza dell’umanità e della vita tutta sul pianeta terra. Ma per quanto riguarda la cultura, l’arte, la letteratura, la scrittura, la Poesia mi domando: cosa può apportare di nuovo e di migliore l’Intelligenza Artificiale? Sì, abbiamo letto (l’articolo su quest’ultima che ho scritto poco tempo fa e che è stato pubblicato da poesiaeletteratura.it) come l’algoritmo, servendosi dei concetti, compone una poesia che sembra scritta dall’autore in persona; ma quando ha fatto questo e quando, fra qualche anno o fra pochi mesi, arriverà a scrivere un’intero poema simile all’Iliade di Omero o al De Rerum Natura di Lucrezio o alla Divina Commedia di Dante Alighieri, o anche un romanzo d’appendice, un thriller o un saggio di storia o di filosofia che cosa cambierà per l’uomo o, forse meglio, per l’artista (il poeta, lo…

La donna e lo scricciolo

– Ehi, scricciolo, perché ti sei posato su questa finestra chiusa da sbarre di acciaio? Non lo so. Forse perché ho visto che dietro queste sbarre c’ è una donna. – Sì, è vero. Ma sono prigioniera. Non vedo più il sole, la pioggia, la neve, gli alberi e i fiori. Non sento più il soffio dell’aria mutare sulla pelle al volgere delle stagioni. Non so più cosa sia l’azzurro del cielo e del mare. Ma sei una donna. Sei una donna che ama, che lotta ogni giorno per la propria dignità. Sei una donna che mai perde la speranza, anche in un soffio di vento benevolo e amico. – Non posso darti nulla, scricciolo, nemmeno una briciola di pane o un avanzo di cibo qualsiasi. Lo scricciolo fece qualche passettino e si avvicinò di più alle sbarre di acciaio. Era molto piccolo e fragile, e si capiva subito che aveva patito la fame e i rigori improvvisi di un clima repentinamente mutabile. Non voglio nulla da mangiare, anche se ho, sì, molta fame. Ho solo bisogno di una carezza, e le mie ali intirizzite e deboli riuscirebbero a prendere il volo. – Una carezza!? … Sì, perché ti stupisci?…

Il poeta e la rivoluzione

Incendio di rivolta. Fuoco di rivoluzione. Vento di cambiamento. Lotta per la libertà. Muta un’epoca. Si trasforma la fisionomia di un’era. E il poeta, a qualunque epoca appartenga e in qualunque era dispieghi il suo operato, è lì: presente, attivo. Voce che annuncia la tempesta. Voce che si leva per ammonire, per denunciare, per esortare e per incitare. Voce che si leva per la libertà, non solo di ogni uomo o donna ma di ogni essere vivente che fa parte della natura, che vive e muore sulla terra. Voce che parla. Voce che grida. Voce che urla. Voce che non ha paura di parlare. Voce che non ha paura di gridare. Voce che non ha paura di urlare. Nelle rivolte, nelle rivoluzioni, nelle guerre civili e in quelle fra popoli e nazioni diversi il poeta è sempre sulle barricate e in prima linea a fianco di chi sta lottando per la propria libertà, i propri ideali, i propri sogni e le proprie utopie, la propria vita; a fianco di chi sta combattendo e di chi sta morendo, di chi muore, ad ogni ora del giorno e della notte, nei modi più atroci e più assurdi, più oscuri e più terrificanti,…

Il poeta e il suo compito nel tempo e nello spazio

Chi è il poeta? Il poeta è strumento dell’epoca. Come strumento della lingua. L’epoca e la sua lingua, in realtà, pensano per mezzo del poeta. Tuttavia questo pensiero stesso deve influenzare l’epoca e la sua lingua. Il poeta non trasforma il mondo e le cose del mondo, ma può influenzare la coscienza e toccare le corde più sensibili e profonde del cuore dell’uomo. Il poeta è un custode della tradizione, della memoria, del ricordo. Un custode della parole. E un custode dell’Essere. Si osservi la Storia là dove essa avviene “effettivamente” e su scala escatologica. Nel suo cataclisma continuo non restano e non possono restare dottrine né politiche né poetiche. Ma la Poesia rimane in ogni caso, e mostra di essere essa stessa una più alta “impolitica politica”. L’unica forma di poesia possibile alla fine di un’epoca, di un’era, dei tempi è quella escatologica, quella, in parole povere, che nega il mondo inumano dei giorni che si vivono in nome di un grande mutamento. La Poesia vera è una cosa rara: la sua pienezza fu dispiegata agli uomini nei templi antichi fra divinità e muse e in quel libro grandioso e misterioso conosciuto universalmente come la Bibbia. E da quel…

La luna e i poeti

La luna. Sempre splendida e meravigliosa nel cielo notturno dei tempi. La luna. L’unico satellite del pianeta terra. Che intorno al pianeta terra gira e compie il suo ciclo. La luna. Che brilla per la luce riflessa del sole, talvolta pallida, talvolta argentea, talaltra bianca, trasparente e spettrale. Corpo celeste sferico forse desertico e desolato. Forse senza vita. La luna. Amica e (perché no?) “braccio destro” dei poeti. La luna e i poeti. Connubio antico e solido. Sodalizio totale e infinito. Non vi è poeta che non abbia contemplato la luna in notti dell’anima placide e serene e che non si sia rivolto alla luna in altrettante notti dell’anima tempestose e terribili, in un cielo dalla vastità schiacciante e inaudita, al di sopra di paesaggi irreali o surreali, collinari o montani, lacustri o campestri, marittimi e insulari. Alla luna il poeta racconta da sempre le sue pene e i suoi dolori, le sue speranze e le sue gioie. Alla luna da sempre il poeta parla intrattenendo un dialogo muto o percettibile appena, silenzioso o esuberante; e la luna lo ascolta parlandogli e sua volta (non è dato, credo, a chi la poesia non ama e non comprende almeno un pò,…

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