I bambini e la guerra

Bambini che hanno perso l’amore e il diritto all’amore. Bambini che non conoscono più l’amore. Bambini soli e solitari che hanno fame e sete di ogni cosa, ma di essere amati e accuditi principalmente. Bambini che non possono più giocare. Bambini che non possono più esprimere la loro gioia di vivere. Bambini che non riescono più ad esperire la loro innocenza ludica e il loro spirito di libertà infinita e pura. Bambini in guerra e in mezzo alla guerra. Bambini trascinati dalla guerra come arbusti spezzati lungo gli argini da un fiume in piena. Bambini sotto shock a causa della guerra il cui trauma disumano sarà come una zavorra invisibile che si porteranno addosso per il resto dei loro giorni fino a tarda età. Bambini che hanno dentro la loro anima infantile ancora in formazione l’innato senso di una pace superiore e profonda che gli uomini non riescono mai a capire e perciò non possono mai dare. Bambini i cui effetti disastrosi della guerra sono ferite dagli squarci inauditi e dalla profondità senza dimensione che brilleranno come piaghe perlacee di luce tenebrosa col trascorrere cruento degli anni e delle stagioni. Bambini la cui levità divina contrasta terribilmente con la nefanda…

“Quale vita può esser vissuta senza il calore della poesia?”. Conversando con Daniele Salerno, manager e scrittore
000 Primo piano , Daniele Salerno / 15 Luglio 2022

Daniele Salerno nasce a Palermo nel 1985. Nel 2007 si trasferisce a Bologna dove lavora come consulente vendita per i settori parrucchiere ed estetica fino al 2012. Oggi è direttore di un’azienda fitness e operation manager della regione Lombardia. Ha pubblicato il suo primo romanzo, “Il figlio di Giuda”, mentre il secondo, “Gemini”, verrà pubblicato nel dicembre 2022. Ha ripreso gli studi, precedentemente interrotti, di Lettere e Filosofia all’Università di Milano e spera di conseguire la laurea all’inizio del 2023. Daniele Salerno ha anche scritto alcuni articoli per il Giornale di Sicilia. Francesca Rita Rombolà e Daniele Salerno conversano insieme. D – Daniele, racconta un pò della tua passione per la scrittura. E’ davvero così importante per te scrivere? R – Ho scritto per passione, per emotività, per noia, per riempire vuoti. Ho iniziato a scrivere da bambino per strappare un sorriso e una lacrima ai miei genitori e agli affetti a me più cari. Ho scritto da adolescente per non urlare e ho scritto per non tacere in età più adulta. Ho scritto, scritto, scritto … ma continuo a scrivere, come sto facendo adesso, rispondendo alle tue domande. E scrivo perché credo che l’inchiostro che possediamo dentro è inesauribile….

“Il cinema, ancora una volta, divulgatore di notizia e di civiltà”. Conversazione con Rocco Cosentino, regista, attore, scrittore
000 Primo piano / 7 Luglio 2022

Rocco Cosentino è attore, regista, scrittore. Nasce a Bergamo nel 1958. Dopo la scuola di teatro frequentata a Milano, coadiuvata da stage e corsi professionali, intraprende l’attività professionale nel 1982. Per il teatro ha interpretato autori quali Ionesco, Beckett, Arrabal, prediligendo il teatro dell’Assurdo. Lavora con attori quali Turi Ferro, Giulio Brogi, Anna Campori, Nino Frassica. Nel 1989 fonda, a Firenze, l’A. S. T. A. R. – Associazione Toscana Artisti Riuniti – della quale è stato promotore e presidente. E’ stato punto di riferimento e di contatto tra artisti italiani ed europei di ogni tendenza e stile. Famose le due “Vetrine Firenze Arte” e “Vetrina Firenze Arte Europa” patrocinati da tutti gli enti pubblici di Firenze, da tutti i consolati europei e da quello degli Stati Uniti d’America dove ha curato l’organizzazione e la regia. Nella prima metà del 2008 realizza, come regista, due cortometraggi dal titolo “Ice Cream Culture” e “Raccomandata A. R.”. Sempre nel 2008, in qualità di regista, scrive e dirige il medio metraggio “Psiche”. Nel 2011 è regista del cortometraggio dal titolo “Fame d’amore”, e intanto pubblica il suo primo romanzo “Nel nome del Padre e della Madre”. Nel 2012 è regista del cortometraggio “la Pietra…

Il poeta cinese Ton Fon e lo scorrere inesorabile del tempo
000 Primo piano , Ton Fon / 28 Giugno 2022

Forse oggi è quasi un must parlare della Cina in generale e soffermarsi su qualche suo aspetto in particolare, perché la Cina è praticamente da sempre un grande paese in tutti i sensi (la sua civiltà è nata millenni prima di Cristo) e la sua realtà è costante, vasta, complessa e tutta da scoprire. Una riflessione molto breve sul poeta cinese Ton Fon, che visse intorno al 712 – 770. Il luogo della sua nascita è incerto. Ebbe una vita molto movimentata e sofferta in un’epoca in cui la Cina fu contraddistinta da profondi e intensi rivolgimenti politici quali la ribellione di An Lu Shan e l’ascesa al potere dell’imperatore Sutsung. Il poeta Ton Fon, costretto all’esilio e a una vita raminga, patì la fame e l’isolamento, conobbe il dolore e l’umiliazione. I suoi poemi, rimasti in diciannove libri, documentano non solo la sua statura morale e il suo senso doloroso del destino umano ma anche una spiccata sensibilità politica e sociale sullo sfondo degli avvenimenti del suo tempo. Insieme a Li Po e Wang Wei è la figura più rappresentativa della letteratura cinese. I suoi versi sono attraversati da un amore purissimo ed elevato verso i propri cari e…

“La Poesia … conoscere il mondo per mezzo dell’anima e con il ‘fare anima’ “. Un breve dialogo con Selene Calloni Williams

Selene Calloni Williams, scrittrice e documentarista, è autrice di numerosi successi tradotti e pubblicati in diversi paesi del mondo e di documentari che spaziano dalla psicologia all’ecologia. Ha avuto due grandi maestri conosciutissimi a livello internazionale: Michael Williams e James Hillman. Si laurea in psicologia con una tesi sullo yoga integrale e ottiene un master in screenwriting presso la Napier University di Edimburgo, in Scozia. Selene Calloni Williams è l’iniziatrice del “metodo subliminale” o “approccio immaginale” e della scuola italo – svizzera degli immaginalisti. E’ anche una relatrice internazionale molto attiva e conosciutissima, ha infatti partecipato a numerosi convegni e congressi accanto a grandi e famosi personaggi come James Hillman, Raimon Panikkar, Karan Sing. Molte università, italiane e straniere, l’hanno chiamata in qualità di Keynote Speaker. Fra i libri, best – seller in tutto il mondo, di Selene Calloni Williams si ricordano: “Manta Madre”, “Lo Zen e l’arte della ribellione”, “Discorso alla luna”, “Il profumo della luna”, “Adolescenza interrotta” e il fresco di stampa “Daimon – Scopri il tuo spirito guida e guarisci con i miti”. Francesca Rita Rombolà e Selene Calloni Williams dialogano insieme per poesiaeletteratura.it. D – Parliamo un pò dei maestri che ha avuto, cioè Michael Williams…

L’azzurro dei poeti

“Voglio un azzurro speciale. Un azzurro che vada oltre il colore reale che l’occhio riesce a percepire e a focalizzare. Voglio l’azzurro dei poeti!”. Pare che Michelangelo Buonarroti dicesse queste parole quando dipingeva la Cappella Sistina e fosse preso dal dilemma del colore da dare al cielo del monumentale affresco. Il colore sì, l’azzurro certo, ma quale sfumatura di azzurro? Che particolarità di azzurro? L’azzurro della Cappella Sistina dire che è straordinario e meraviglioso è poco. E’ un azzurro divino. Sì, l’azzurro del Divino. L’azzurro preternaturale. L’azzurro edenico. L’azzurro dei poeti. Eppure Michelangelo non fu mai pienamente soddisfatto di questo azzurro ricercato e trovato con difficoltà. Per lui non era ancora il “divino azzurro”, l’azzurro che “l’occhio umano non riesce a percepire, a vedere, a mettere a fuoco materialmente”. L’azzurro. Il colore azzurro. L’azzurro dei poeti. Che cos’è? E’ davvero un colore? Il colore azzurro, appunto? O non è piuttosto un concetto immaginifico? Una dimensione ancestrale perduta? Un archetipo? Una metafora della poesia come realtà che non appartiene al mondo, alla società, al calcolo, al raziocinio, al comune sentire? Sicuramente, e fin dai tempi più remoti. Il cielo del pianeta terra è azzurro. I mari del pianeta terra sono azzurri….

“Leggere è libertà. Leggere è ragionare con la propria testa.” Conversazione con Marcella Nigro, scrittrice e organizzatrice di salotti letterari
000 Primo piano , Marcella Nigro / 30 Maggio 2022

Marcella Nigro è nata a Modena nel 1969, ma è bolognese di adozione. Il suo esordio nel campo della scrittura avviene nel 2016 con il romanzo “L’intimo segreto di MacFinn” (Edizioni GDS). Nel 2018 pubblica “I segreti di Courtstone House” (Edizioni Croce). E’ presente nell’antologia di racconti brevi “#AmantiDistanti” con il brano dal titolo “Uno stupido DPCM”. Ha curato la realizzazione dell’antologia di racconti brevi “Condividendo il Decatesson 2020, tra intimi sogni e nude realtà” contribuendo anche con un racconto dal titolo “La donna sbagliata”. Per il romanzo “L’intimo sogno dei MacFinn” ha ricevuto diversi riconoscimenti fra i quali il Premio Internazionale Montefiore – sezione Pianeta Donna” nel 2017, mentre per “I segreti di Courtstone House” ha vinto “L’Altamura Book Award 2018 Gialli al Femminile”. Ai romanzi “L’intimo sogno dei MacFinn” e “I segreti di Courtstone House” si ispirano i brani omonimi composti dal maestro Giosuè D’Asta disponibili sul sito www.giosuèdasta.com. Marcella Nigro interviene e organizza salotti, iniziative culturali e dibattiti atti a sensibilizzare l’opinione pubblica su tematiche di attualità quali il femminicidio e l’educazione civica, spesso in collaborazione con le istituzioni locali; è anche moderatrice di incontri con scrittori e artisti. Francesca Rita Rombolà e Marcella Nigro conversano insieme….

Al Andalus. Un sogno, o solo l’ombra di un sogno?

Realtà? O solamente un sogno? Forse soltanto un sogno ma che è stato realtà. Una realtà immersa in un mondo sognante. Una patria ideale perduta. La terra del sogno e dei sognatori. Forse la terra della poesia. Forse il regno dei poeti. Sto parlando di Al Andalus (la moderna Andalusia, la regione più a sud della Spagna). Il tanto decantato e meraviglioso regno arabo di Spagna di Al Andalus. Regno forse davvero mitico e leggendario dove le arti e le scienze raggiunsero uno splendore incomparabile, la civiltà fu di una raffinatezza unica e lo sviluppo economico, culturale, umano di una magnificenza a dir poco assoluta. Regno che, nella realtà, così come ebbe un inizio ebbe anche una fine piuttosto tragica e improvvisa ad opera della “reconquista” cristiana la quale non fu proprio indolore e neanche proprio magnanima nei suoi riguardi, cancellando un’era felice, di progresso, di sviluppo, di mollezza e di bellezza in tutti i campi e in tutti i sensi. Re, principi, filosofi, matematici, sapienti, poeti e cantori; arabi, ebrei, di paesi anche lontanissimi e sconosciuti abbandonarono Al Andalus, con i suoi segreti, la sua magnificenza e la sua grandezza, al conquistatore e si dispersero per tutto il Mediterraneo…

“Credo che i poeti siano artisti dell’anima”. Conversazione con la cantante Debora Lanza
000 Primo piano , Debora Lanza / 16 Maggio 2022

Debora Lanza nasce a Torino. Dal 1996 al 1998 studia canto jazz presso il “Centro Jazz Torino”: Nel 2002 è la prima classificata e voce rivelazione del Festival “Prima Tappa” di Torino e, nello stesso anno, partecipa come solista al “Festival Internazionale di San Marino” e giunge “All’Accademia di Sanremo”. Professionista nel progetto, con direzione artistica di Maurizio Costanzo, “Cinecittà Campus” dove Debora Lanza, per due anni, diviene responsabile della sezione “Musica” e collabora insieme a moltissimi artisti del panorama musicale nazionale e internazionale quali Gino Paoli, Ornella Vanoni, Piero Pelù, Paola Turci, Antonello Venditti e tanti altri. Sempre nel 2004, Debora Lanza viene scelta come cantante principale dello spettacolo teatrale della regista e attrice Stefania Ventura “Gaia Terra di Mezzo” presso gli studi di Cinecittà a Roma e diviene la coordinatrice musicale di “Miss Mondo Italia” dove segue le finaliste e le prepara per la semifinale e la finale del concorso. Nel 2009 viene notata dal produttore Matteo Bonsanto (Radio Deejay – Italia On TV) che tra il 2010 e il 2011 produce diversi suoi brani. Negli anni 2012 e 2013 Debora Lanza lavora con la produzione “WEP PRODUCTION” per una lunga tournée teatrale in “Show International” in Europa…

“Credo che amare la Poesia sia sinonimo di amare la vita”. Conversando con Francesco Mascio, musicista e compositore.
000 Primo piano , Francesco Mascio / 4 Maggio 2022

Nato a Cassino nel 1981, Francesco Mascio è un chitarrista/compositore molto intraprendente, poliedrico ed estremamente interessante. Il suo ploying e il suo stile compositivo abbracciano svariati generi. Artista mosso da una curiosità sempre viva, molto incline alla sperimentazione, nell’arco della sua carriera Francesco Mascio ha condiviso palco e studio di registrazione al fianco di musicisti blasonati in ambito nazionale e internazionale quali Shawnn Monteiro, Crystal White, Fabrizio Bosso, Flavio Boltro. La sua produzione discografica è molto varia, alcuni fra i suoi album: “Europa Jazz Quartet” (Zone di Musica, 2012); “Gang’s Spirit” (Emme Record Label, 2015); “Wu Way” (Filibusta Records, 2019); “Preview” (Italian Way Musica, 2020). Francesca Rita Rombolà conversa di arte, musica, poesia con Francesco Mascio. D – Francesco sei chitarrista e compositore, quale differenza sostanziale tra il suonare musica e il comporre musica? R – In entrambi i casi parliamo di processi creativi ma se, nel suonare musica di altri, ci si trova ad affrontare l’inevitabile compito di immergersi nel mondo di chi ha scritto quella determinata musica come compositore si ha la possibilità di conoscere più in profondità se stessi, con la conseguente opportunità di scoprire il proprio mondo interiore, le proprie emozioni e i punti di vista…

E’ Pasqua

I prati sono fioriti. E’ Pasqua. Il grano è in erba. E’ Pasqua. L’albero di fico non è più nudo e grigio, ma inizia a vestirsi di tenere foglie verdi che crescono sempre più di giorno in giorno. E’ Pasqua. Tempo che apre le porte al risveglio. E’ Pasqua. Soglia tra il vivere e il morire che si infrange. E’ Pasqua. La terra feconda e il cielo benevolo si preparano al dono gratuito dei frutti che fortificheranno gli uomini di buona volontà e dal cuore puro. E’ Pasqua. Ulivi millenari e palme dal fusto perfetto ondeggiano al vento lieve, misterioso e lieto della speranza.   VERSO I TEMPI ULTIMI Sogni infranti pensieri di primavera di ludica levità molti i colori naturali che non hanno riscontro nella realtà, più belli e maestosi dei gigli dei campi degli antichi re e dei magnati moderni. Dalle rupi nude e dalla roccia scavata un pensiero, un’idea un cuore che batte ancora che prenderà vita e darà la vita perle dal mare fili di porpora dalle conchiglie, e il vento che annulla o amplifica le distanze. Ecco l’impasto essenza di civiltà remota che dal frumento figlio della terra diventa pane e mistericamente diviene corpo e…

L’abbraccio dell’altro. Breve riflessione sul racconto lungo “L’Abbraccio” di Ernesto Masina
000 Primo piano , Ernesto Masina / 12 Aprile 2022

Forse un racconto lungo, magari un romanzo breve, “L’Abbraccio” di Ernesto Masina è un’opera che si legge con una certa levità e linearità e una capillare piacevolezza che riescono ad accompagnare e a guidare dalla prima pagina fino all’ultima. C’è un Lui e c’è una Lei a scandire puntualmente ogni capitolo (o capitoletto) nel solco di una sorta di sfogo quasi epistolare tra una coppia forse nemmeno più in crisi in quanto ormai il passo è stato fatto e la rottura appare davvero irreversibile. Lui è Marco, Lei è Elena, ma chiamata da tutti Lena. Lui è maschilista quasi in tutto: nei gesti, negli atteggiamenti, nella mentalità, nel modo soprattutto di relazionarsi con l’altro sesso, nell’intimità più recondita con Lena; lavora nel campo degli investimenti finanziari e talvolta sembra lasciarsi trascinare dal valore assoluto del denaro sminuendo i sentimenti, anche quelli più importanti per un essere umano. Lei ama il teatro e lavora nel campo del teatro, ama l’arte e l’eterno femminino che la permea e la suggella. Se in un primo momento la storia dei due appare solida e dentro la cornice di un amore vero e scevro da nubi fosche, con il passare del tempo piccoli indizi contrari…

Drammaticità e solennità dell’esistenza, ma al culmine della pienezza di vita. “ARABESCHI” di Dario Lodi
000 Primo piano , Dario Lodi / 28 Marzo 2022

Per chi non sa cosa sia l’arabesco, proprio in due parole, cercherò di darne la definizione base più semplice, e cioè l’arabesco è un ornamento minuzioso quanto particolare, delicato e tuttavia intricato, bello e di una nudità assoluta e disarmante e tuttavia di una complessità quasi labirintica. L’arabesco è, in un certo qual senso, il linguaggio dell’arte islamica, infatti viene utilizzato fin dalle origini da tale cultura e da tale civiltà per abbellire e decorare moschee, palazzi, cupole, porticati, sale e ogni sorta di luogo – incontro frequentato e abitato dall’uomo. Le forme dell’arabesco sono di vari colori, anche se l’arte più elevata e più profonda predilige l’azzurro intenso, il giallo oro e il verde naturale, le sue geometrie creano e compongono, si rincorrono e si ritrovano giusto per trasmettere all’osservatore, perfino al più distratto e indifferente, un senso di serenità e di armonia che sembra affondare le proprie radici nell’Universo invisibile agli occhi della materia. L’arabesco si compone anche di elementi calligrafici oltre che architettonici e geometrici, ne sono un esempio i caratteri cufici della scrittura araba inventata per il medesimo scopo e per completare una visione d’insieme che abbraccia veramente il Tutto. Che sia la foglia o il…

“La Poesia, per me, deve avere anche schemi, ritmi e musicalità precisi”. Conversando con Maria Cristina Grella

Maria Cristina Grella è insegnante di Italiano e Storia. Ha scritto diversi racconti gialli per la rivista “Vera” e ha pubblicato racconti e romanzi nelle collane Delos Crime e History Crime con il suo vero nome e racconti e romanzi nelle collane “Passioni Romantiche” e “Odissea Romantica”, sempre di Delos Digital, utilizzando lo pseudonimo di Macrina Mirti. Nel 2019 ha partecipato all’antologia “Matera Nera” di Bertoni Editore, a cura di Oriana Ramunno, con lo pseudonimo di Macrina Mirti, con il racconto “La causa del peccato”. Nel 2021 ha pubblicato per la CE Literary Romance il primo volume del romance storico “La donna del Greco”, alla seconda puntata del quale sta lavorando. Ha anche auto – pubblicato, sempre come Macrina Mirti, due romanzi che, per diverse ragioni, non rientravano nelle collane Delos. Maria Cristina Grella, insieme a Franco Forte e a Davide de Boni, è coautrice del sesto romanzo della serie “I sette re di Roma”, “Servio Tullio – nato dal fuoco” uscito in questi giorni per Mondadori Editore. Ha recensito per diversi blog letterari ed è stata in pre – giuria al premio Tedeschi. Attualmente è redattrice di Milano Nera. Francesca Rita Rombolà conversa con Maria Cristina Grella, insegnante e…

Mille cose di primavera

Mille angoli nascosti dove le viole fioriscono ancora. Mille gesti d’amore in cui i cuori sensibili e puri palpitano ancora. Mille lacrime di compassione con le quali l’essere umano guarda umilmente il volto dell’altro uomo. Mille risate spensierate sulle quali splende la libertà come il sole più ardente dell’Universo. Mille sogni di speranza dove la primavera giunge a riscaldare l’anima gelata dal rancore, dal profitto, dalla sopraffazione; e la Poesia rinnova la sua dolce ansia di ascoltare, di donare, di rammemorare la bellezza di tutto ciò che vive, muore e si rinnova.   E POI VENNE IL GIORNO Fango e dolore portò il disgelo, ma la primavera non si fermò. Fiamme e violenza portò l’acciaio dei carri da guerra sull’asfalto grigio di caligine il cielo piombò furente sugli esseri vivi e sulle cose inerti, ma la primavera non si fermò. E poi venne il giorno il suo primo giorno silenzioso e silente quasi da tutti dimenticato e da chiunque desiderato dietro la maschera di tenebre che indossa il mondo. Uno scricciolo cantò piccolo, insignificante ignorato e percosso dal peso cadenzato del soldato e dal peso soverchiante dell’oblio ma cantò e cantò e non smise di cantare, e ancora cantò dal…

Un piccolo e straordinario fiore del deserto

Un libro che prende spunto da una storia vera, un libro sulle donne e che parla di donne; di una donna in particolare la cui vicenda vissuta fin da bambina testimonia, ancora una volta, il coraggio, la determinazione, la voglia di vivere e di essere libere delle donne costrette ad una vita derelitta e spesso di schiavitù da una società che non comprende, non aiuta e si mostra chiusa, insensibile, mortifera e devastante. “Fiore del deserto. Storia di una donna” di Waris Dirie con Cathleen Miller è un libro crudo e crudele, per certi versi affascinante per altri terribile. La protagonista della storia è nata in un villaggio della Somalia in una famiglia di nomadi che ha dodici figli. All’età di cinque anni è già una bella bambina vivace ed intelligente, il padre decide, secondo le usanze dei nomadi del deserto, di infibularla (cioè la dolorosa e tremenda mutilazione genitale delle donne). Waris ricorderà per sempre quell’esperienza come un qualcosa di orribile per il suo essere donna. In seguito, il padre la diede in sposa ad un uomo in cambio di cinque cammelli. Lei è coraggiosa, bella, e vuole soprattutto essere libera ed avere un destino diverso, o almeno, più…

La scrittura di Mauro Germani in “STORIE DI UN’ALTRA STORIA”
000 Primo piano , Mauro Germani / 21 Febbraio 2022

Il racconto breve nella letteratura italiana non ha mai veramente avuto tutta l’attenzione che merita e non ha mai avuto tanta fortuna da essere paragonato al romanzo o alla prosa in generale. Eppure il racconto breve può descrivere un microcosmo e può abbracciare insieme l’intero Universo. Nella sua brevità talvolta lampante, nella sua forma precisa e spesso schietta e spontanea si pone, a mio parere, come la metafora perfetta, o quasi, degli accadimenti, la piena e problematica riflessività dell’evento, e il momento – chiave sul senso ultimo della letteratura per la società e per l’uomo. Nel racconto breve ci può essere (e spesso c’è) anche saggezza ed esperienza narrativa, due qualità che, in fondo, mancano al romanzo anche quando forse viene considerato un capolavoro. E c’è, soprattutto, scavo psicologico; lo scavo interiore necessario a far emergere dalle abissalità oscure dell’inconscio tutto il rimosso dalla coscienza che può essere un condensato di detriti surreali, deriva dei sentimenti, delle passioni, dell’esistenza ma anche scrigno di ottima fattura che può contenere gioielli preziosi o addirittura perle esotiche e rare. A me sembra sia questo il caso del volume di racconti brevi “STORIE DI UN’ALTRA STORIA” di Mauro Germani edito da Calibano Editore, gennaio…

“Il Teatro è il più grande mix di emozioni artistiche”. Conversazione con Vincenzo Della Corte
000 Primo piano , Vincenzo Della Corte / 16 Febbraio 2022

Vincenzo Della Corte è nato a Napoli il 6 giugno 1981. Ha frequentato diversi corsi di formazioni quali, ad esempio, stage di “Mimo e Maschera” nel 2013; corso di Stantman/cascatore nel 2009; corso di “Introduzione alla TV e pose fotografiche”. Ha lavorato per il cinema e la TV in fiction e film quali “I Cesaroni 5, nel 2012; “Un medico in famiglia 8”, 2009; “Un posto al sole”, nel 2015; “La passione del nostro Signore Gesù Cristo” nel 2014, regia di Costantino Maiani; “Wonderwell”, nel 2016, regia di Vlad Marsavin; “Italian Blood Stories” nel 2018 – 19, regia Claudio Fragasso e Rossella Drudi. Fra i suoi lavori teatrali: “Non tutti i ladri vengono per nuocere! … ” di Dario Fo, anno 2013; “Il sindaco del Rione Sanità” di Eduardo De Filippo, anno 2012. Vincenzo Della Corte è stato vincitore, nel 2021, del premio “Vincenzo Crocitti International” come attore emergente. E’ presentatore, speaker, sceneggiatore. E’ stato doppiatore in “Io non mi arrendo” Rai 1, anno 2016 e, nel 2017, nel film “I peggiori” di Vincenzo Alfieri. Francesca Rita Rombolà e Vincenzo Della Corte conversano di Teatro, Cinema, TV, Letteratura. D – Vincenzo, hai lavorato in molte fiction TV per la Rai;…

Un Buon San Valentino a tutti gli innamorati

Il sole splende, il vento soffia leggero. Il cielo è azzurro striato da nuvole corsare, il mare ha il color del vino e della porpora che sfuma nel turchese. La terra è verde, le sue zolle sono scure e fertili. Le colline ridono, i monti respirano lieti. Danza la vita. Danza il mondo. Danzano gli innamorati felici e persi nei sospiri intensi dei loro cuori liberi e vagabondi che hanno vissuto cento avventure, e mille altre ancora ne vivranno. AMIAMOCI Amiamoci così Senza nulla chiedere ai sogni. Amiamoci soltanto Senza sperare nel domani Frustato a sangue Dall’incertezza del tempo. Amiamoci nell’attimo rubato all’Eternità Senza condizioni Perché è la vita a conoscere Il trascorrere dei giorni Sul ciglio della pelle Umida di sensuali umori. Francesca Rita Rombolà P. S. – Un Buon San Valentino a tutti gli innamorati

Un risveglio umano e universale
000 Primo piano , Isabella Pesarini / 9 Febbraio 2022

Magico ritmo umano La magia esiste, eccome, basta respirarla, basta viverla. Come a un ballo scegli il vestito sfruscii di pizzi, la scoperta detta il ritmo. La danza, anima del corpo, le rime, allegro saltare dello spirito, l’essenza umana più pura si risveglia.   Il ritmo e la danza sono l’argomento della poesia “Magico ritmo umano” di Isabella Pesarini. Versi semplici e lineari che esaltano, senza eccessività di forme ed enfasi ricercata, la magia di tutto quel che è ritmo. Ma dal ritmo nasce la danza, e dalla danza il ballo; così l’autrice, nei versi iniziali della poesia, immagina uno scenario fiabesco e di incanto fatto di vestiti sontuosi, di pizzi il cui fruscio si percepisce tra gli astanti ed è ritmo esso stesso. Ritmo è la natura tutta, il corpo umano con i suoi movimenti e i suoi slanci vitali e armoniosi, non separato di certo dallo spirito che si libra anch’egli, e in modo più sottile, nella purezza e nella vastità della propria essenza. Tutto allora sembra coinvolgere nel risveglio, in un risveglio umano e universale che fa apprezzare e godere della bellezza. Ancora una volta è davvero straordinario come la Poesia, seppur condensata in umili versi, faccia…

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