La donna e lo scricciolo

– Ehi, scricciolo, perché ti sei posato su questa finestra chiusa da sbarre di acciaio? Non lo so. Forse perché ho visto che dietro queste sbarre c’ è una donna. – Sì, è vero. Ma sono prigioniera. Non vedo più il sole, la pioggia, la neve, gli alberi e i fiori. Non sento più il soffio dell’aria mutare sulla pelle al volgere delle stagioni. Non so più cosa sia l’azzurro del cielo e del mare. Ma sei una donna. Sei una donna che ama, che lotta ogni giorno per la propria dignità. Sei una donna che mai perde la speranza, anche in un soffio di vento benevolo e amico. – Non posso darti nulla, scricciolo, nemmeno una briciola di pane o un avanzo di cibo qualsiasi. Lo scricciolo fece qualche passettino e si avvicinò di più alle sbarre di acciaio. Era molto piccolo e fragile, e si capiva subito che aveva patito la fame e i rigori improvvisi di un clima repentinamente mutabile. Non voglio nulla da mangiare, anche se ho, sì, molta fame. Ho solo bisogno di una carezza, e le mie ali intirizzite e deboli riuscirebbero a prendere il volo. – Una carezza!? … Sì, perché ti stupisci?…

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