“La musica e la poesia sono ossigeno per il corpo, sono come il sale per il mare. Fanno parte di me”. Conversando con il poeta e musicista Santo R. Saraco

10 Novembre 2025

Santo R. Saraco nasce a Locri nel 1988. Nel 2013 conosce Francesco Benevento, musicista, con il quale da vita al suo attuale gruppo musicale, i Nostrana, nel quale è percussionista e autore, in parte, dei testi. Nel 2014 pubblica la sua prima raccolta di poesie “A cosa servon le parole”. Nel 2016 pubblica la sua seconda raccolta di poesie, “Vagabondo”, arricchita da disegni creati dall’amica e artista Lara Gregori. Dall’incontro, sempre nel 2016, con la regista e performer Amalia De Bernardis e con l’attrice Martina Manera nasce, nel 2017, CONCERTATO – uno spettacolo teatrale di poesia e corpo, ispirato e tratto dalle sue opere, che viene portato in scena nella stagione 2017 – 18 in varie rassegne, teatri e locali. Nel 2018 pubblica la sua terza raccolta di poesie “My name’s Histoire” e, nel 2020, pubblica “Stand By”, una raccolta di storie, canzoni e poesie con illustrazioni di artisti vari. Nel 2023 alcune opere di Santo R. Saraco vengono scelte dalla coreografa e ballerina Fanny Genna per dare vita ad uno spettacolo di danza e teatro, FREEWOMAN, con tema la violenza contro le donne, che lo vede fra i protagonisti. Nel 2025 pubblica “Malanova Express”, la sua nuova raccolta di storie, canzoni e poesie.

Francesca Rita Rombolà conversa di musica e di poesia con Santo R. Saraco.

D – Santo R. Saraco vuole raccontare qualcosa a proposito dei suoi libri di poesie?

R – Direi che il viaggio è ciò che accomuna tutti i miei libri. Un percorso iniziato un po’ di anni fa, un viaggio di un vagabondo che non ha smesso di viaggiare, un vagabondo non da intendersi come un nullafacente ma come colui che vaga, che ama scoprire, curioso di sapere; e chi meglio di lui può raccontare ciò che lo circonda: la natura, le persone etc. Comincia tutto come un viaggio attraverso le parole, nel presente, partendo da ciò che era, dai sogni che faceva, dai detti che sentiva e le domande che si poneva. Una volta presa coscienza della sua identità, comincia a darsi delle risposte, a mettere in dubbio tutto, a prendersi in giro per arrivare da qualche parte. Capito il presente, fa un viaggio a ritroso, nel suo passato, perché ognuno è la propria storia, ciò che si costruisce, che capita e come viene affrontato tra scelte e conseguenze che lo trasformano nella persona che è. Poi prende la sua storia e la mette in standby. Si prende del tempo per capirsi meglio. In quest’ultimo step va via, parte, sceglie di staccarsi fisicamente e mentalmente per inseguire una stazione che fosse giusta per lui. Ma attenzione, qui non si parla di un personaggio: non è un romanzo, una storia; qui si parla di tutti, si parla di ognuno di noi. Tutto questo altro non è che la realtà. Attraverso piccoli componimenti, storie, versi, anche immagini, si racconta di fatti, sentimenti e delle varie tappe e soste che tutti possiamo fare nell’arco di tutta una vita. Ognuno può tranquillamente immedesimarsi in questo vagabondo e viaggiare anche in ordine sparso fuori o dentro la propria storia, il proprio presente, la propria persona, per migliorare il domani, o migliorarsi domani.

D – E’ anche musicista, vero? E fa parte del gruppo musicale i Nostrana. Che genere di musica suona, e compone, insieme al suo gruppo?

R – I Nostrana nascono nel 2013 dall’incontro con Francesco Benevento, musicista, grande chitarrista e mio amico. Veniamo da percorsi musicali diversi, e questo ha contribuito a creare un nostro genere che ha come base la parte più tradizionale per mischiarsi a suoni nuovi e originali.

D – Musica, poesia, di sicuro Santo R. Saraco le ama. Pensa che i giovani e i giovanissimi le ritengano ancora importanti per la vita?

R – Penso di sì. E’ molto più facile per loro conoscerle e farne parte, essere protagonisti in qualche modo in mezzo a queste forme d’arte. Bisogna solo dar loro l’importanza più nobile possibile. In un mondo che corre veloce devono avere la forza di rallentare così da riuscire a guardarsi attorno e saper dare più valore alla loro arte senza inseguire mode, algoritmi che non fanno altro che togliere valore e la giusta importanza alle cose. Bisogna avere cura della propria arte e farla crescere insieme a noi.

D – Cosa sono davvero, per lei, la musica e la poesia?

R – Sono ossigeno per il corpo, sono come il sale per il mare. Fanno parte di me. Sono gli “strumenti” che mi permettono di esprimermi, di parlare, di raccontare ciò che mi circonda, senza i quali non riuscirei a trasmettere emozioni e fare arrivare meglio a me stesso e alle persone che se ne interessano certi argomenti, anche abbastanza delicati, temi attuali, sociali. Sono il mio rifugio, dei modi per evadere e dare spazio a ciò che provo, soprattutto la scrittura e la poesia che crescono, cambiano e si modellano insieme a me, si trasformano e mi trasformano e, di conseguenza, riescono ad andare oltre e farmi fare sempre quel passo in più.

D – Il poeta, e una sua poesia, che si porta nel cuore da quando era ragazzo.

R – Sicuramente Ungaretti, che è riuscito a rinnovare il verso della tradizione italiana. In lui mi ci ritrovo per il modo semplice e schietto di raccontare. E penso che poesie, seppur piccole, come “Martina” e “Soldati”, riescono a spiegare bene e meglio di altre classiche poesie i tanti significati che in esse ci sono.

Francesca Rita Rombolà

Santo R. Saraco

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